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Nel 2012 taglio alla spesa da 4,2 miliardi

Nel mare della spesa pubblica c’è una «massa aggredibile» di 295,1 miliardi. Di tale mole di risorse si può «rivedere» nel breve periodo una quota pari al 25%, che equivale a circa 80 miliardi. Già nel 2012 occorre mettere a punto un piano di tagli per circa 4,2 miliardi. La componente di maggior rilievo è costituita dalla spesa per acquisto di beni e servizi pari a 135,6 miliardi, seguita dalle retribuzioni (122,1 miliardi), dai trasferimenti a imprese e contributi alla produzione (24,1 miliardi). Seguono i contributi alle famiglie e alle istituzioni sociali. La fotografia dello stato attuale della nostra spesa pubblica, dei risultati attesi e possibili dalla «spending review» è nel dettagliato rapporto («Elementi per una revisione della spesa pubblica») che il ministro dei Rapporti con il Parlamento Piero Giarda ha illustrato ieri sera in Consiglio dei ministri. Riunione protrattasi per cinque ore e conclusasi con la decisione di affidare a Enrico Bondi l’incarico di commissario straordinario nella fase attuativa della spending review.
La riunione di governo ha prodotto come risultato immediato il via libera alla direttiva del presidente del Consiglio dei ministri, Mario Monti, e a un decreto legge con il quale si fissa al 31 maggio il termine entro il quale ogni ministro dovrà presentare il suo piano di risparmi. A presiedere all’intera operazione sarà un Comitato dei ministri presieduto dallo stesso Monti. Le azioni concrete vanno nella direzione della revisione dei programmi di spesa, il «compattamento di uffici e amministrazioni», l’eliminazione delle spese di rappresentanza, «salvo rapporti con autorità estere» e la riduzione delle «locazioni ad effettiva esigenza».
L’obiettivo è ambizioso, e va decisamente al di là dei tagli ipotizzati per l’anno in corso. Si tratta di far sì che la spending review operi come «polizza assicurativa» a garanzia del risanamento della finanza pubblica, restituendo al tempo stesso alla politica di bilancio la necessaria flessibilità. Ministeri e strutture centrali dell’amministrazione pubblica vengono posti al setaccio, per eliminare sprechi e inefficienze. Interno, Difesa, Giustizia in primo piano, Istruzione, Università e Ricerca, Trasporti, ma anche enti e «agenzie strumentali», società «in house» e in genere enti e società «riconducibili ad amministrazioni statali, per valutare la possibilità di accorpamenti o fusioni», ma anche la soppressione. Il tutto nel rapporto e nella direttiva del presidente del Consiglio, Mario Monti che dà formalmente il via all’operazione. L’obiettivo è cercare di evitare che scatti il prospettato aumento di due punti dell’Iva (dal 10 al 12% e dal 21 al 23%) in programma dal prossimo 1° ottobre.
Dunque si tratta di recuperare poco più di 4 miliardi per quest’anno, con una proiezione a regime che ne valga il triplo. Obiettivo – si legge nella direttiva – al quale devono concorrere tutte le amministrazioni, autorità anche indipendenti, organismi, uffici, agenzie, soggetti pubblici, enti locali, nonché le amministrazioni regionali sottoposte a piani di rientro dal disavanzo sanitario per le voci relative alla spesa sanitaria. Sono invece esclusi la presidenza della Repubblica, la Corte costituzionale e il Parlamento.
Per questo, «si rende necessaria un’incisiva azione tesa alla riduzione dei flussi di spesa pubblica e alla riorganizzazione delle attività». L’azione di «spending review» è qualificata come «prioritaria» dell’azione di governo, si estende a tutti i programmi di spesa e ai trasferimenti, ma anche al «ridimensionamento delle strutture dirigenziali esistenti». Entro fine maggio sono attese le proposte operative, in assenza delle quali Monti adotterà «le conseguenti determinazioni».
Nel provvedimento che contiene le norme per la «razionalizzazione della spesa pubblica per acquisti di beni e servizi», oltre alla nomina del commissario straordinario, si fissa in un anno la durata dell’incarico. Entro quindici giorni dalla nomina, il commissario presenterà in Consiglio dei ministri un «cronoprogramma». Quanto al contenuto, si fissano parametri precisi per le procedure di acquisto nel rapporto «tra il prezzo e la qualità», nonchè l’ambito d’azione dell’Osservatorio dei contratti pubblici e della Consip. Poi si regola il «mercato elettronico» della Pa, e l’aggiudicazione di appalti con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa.

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