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Nei verbali la spaccatura in Consob

Due posizioni diametralmente opposte, da un lato la Divisione informazione emittenti, struttura effettivamente competente in materia, e dall’altro l’Ufficio analisi quantitative, chiamato come supporto tecnico. Tra le carte del decreto di perquisizione firmato dal pm Luigi Orsi legato all’indagine per aggiotaggio che vede indagati i vertici di UnipolSai, emergerebbe chiaramente la spaccatura fra i due uffici della Consob incaricati di valutare il portafoglio strutturati di Unipol Assicurazioni.
Di fatto gli uomini di Marcello Minenna stabiliscono prima «un differenziale negativo di fair value rispetto ai valori comunicati da Unipol che si colloca tra i 592 e i 674 milioni» e poi mettono in luce le «criticità» del metodo di valutazione utilizzato dalla compagnia, come il fatto di non aver effettuato adeguate verifiche su alcuni titoli accettando il fair value (willow per primo) indicato da una controparte. Per converso, la Divisione informazione emittenti di Angelo Apponi giunge a conclusioni completamente differenti al punto che, nelle pagine della propria analisi, sottolinea come le vendite di strutturati realizzate sul mercato da Unipol confermerebbero la correttezza del fair value indicato dalla società (a fine 2013 Unipol aveva venduto titoli per 1,150 miliardi con una plusvalenza di 34 milioni).
Non solo, il dipartimento pone l’accento su un altro tema specifico. Ossia che, anche assumendo che il bilancio 2011 dovesse assorbire le potenziali sopravalutazioni rilevate dall’Ufficio analisi quantitative, i circa 600 milioni di cui si riferiva prima, queste avrebbero inciso sui conti per poco più di 330 milioni. Poiché però nel primo scorcio del 2012 il titolo willow è stato rettificato per poco più di 200 milioni e nel bilancio 2011 questo pesava per circa 290 milioni, le differenze di valutazioni di fatto si aggiravano attorno ai 30 milioni, ossia lo 0,92% del patrimonio netto di Unipol. La Consob, come è noto, nella seduta del 13 dicembre 2013, con il voto determinante di Giuseppe Vegas, fa propria l’interpretazione della Divisione informazione emittenti.
Le due posizioni fanno parte di un parere che arriva sul tavolo della Procura di Milano a inizio novembre 2013. La data, oltre al contenuto del documento, è essa stessa tema di dibattito all’interno di Consob. La procura ha infatti chiesto alla Commissione informazioni sugli strutturati nei primi giorni del luglio 2012, a valle delle indiscrezioni sul progetto Plinio firmato da Ernst & Young. La Commissione risponde a stretto giro dicendo che avrebbe tenuto aggiornata la procura sugli sviluppi. L’incarico di valutazione all’Ufficio analisi quantitative, come supporto tecnico, viene assegnato a metà novembre 2012 e viene chiesto all’ufficio di analizzare tutti gli strutturati (358 titoli). Un lavoro enorme che ha richiesto tempi particolarmente lunghi. Tanto che l’analisi termina nei giorni in cui viene depositato in Procura il parere, ossia a inizio novembre dell’anno successivo. In questi mesi prima il commissario Michele Pezzinga e poi, in particolare da ottobre 2013, il commissario Paolo Troiano chiedono aggiornamenti su come stia procedendo la verifica sui bilanci di Unipol.
Il confronto arriva il 13 dicembre 2013, è in quella sede che viene esaminata la nota “dicotomica” già depositata in Procura. Ed è in quella sede che Pezzinga, ormai in scadenza di mandato, lamenta il fatto di non essere mai stato coinvolto nella vicenda. Non solo, l’ex commissario pone l’accento anche su un altro aspetto. Ossia sul fatto che nell’estate del 2013 quando Ivass, che deve emettere il proprio giudizio sulla fusione, e la procura chiedono lumi a Consob, la Commissione, a firma del presidente, risponde che l’esame non è ancora concluso. E nei fatti è così. Sono stati analizzati solo la metà degli strutturati. Tuttavia, a detta di Pezzinga, questi rappresentano tra l’80 e l’85% del portafoglio titoli. Abbastanza, sostiene il Commissario, per dare un’immagine esaustiva della situazione. Tant’è che, avrebbe riferito sempre Pezzinga, il pricing finale si sarebbe discostato solo di pochi milioni di euro rispetto ai numeri rilevati a giugno 2013. Perché dunque attendere? Sarebbe stata una scelta prudente di Vegas. Come risulterebbe dalle carte, il presidente non voleva assolutamente fornire informazioni ad altre autorità e o attivare poteri di vigilanza sulla base di dati parziali e incompleti.

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