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Nei tribunali parte la sfida anti-arretrato

di Giuseppe Latour

Scadenza rispettata. Oggi è l'ultimo giorno per predisporre, da parte dei presidenti degli uffici giudiziari, il piano taglia-arretrato. Adempimento che la gran parte dei responsabili dei tribunali civili, dei Tar e delle commissioni tributarie hanno portato a termine, in molti casi riversando dentro il programma procedure di smaltimento delle vecchie cause già adottate da tempo.

A chiederlo è stata la prima manovra estiva (Dl 98, convertito nella legge 111), che all'articolo 37 ha previsto che in ciascun ufficio giudiziario venga stilato un programma per la gestione dei processi civili, amministrativi e tributari pendenti. Per fissare, tra le altre cose, gli obiettivi di rendimento e l'ordine di priorità nella trattazione delle cause. In questo modo si punta a dare un'accelerazione secca allo smaltimento dei procedimenti arretrati, a tutti i livelli della giustizia italiana. Un documento che, a regime, dovrà essere preparato dai capi degli uffici giudiziari entro il 31 gennaio di ogni anno. Per quest'anno doveva essere inviato ai rispettivi organi di autogoverno – Csm e Consigli di presidenza della giustizia amministrativa e di quella tributaria – entro il 6 settembre scorso; termine spostato, per dare respiro anche agli uffici meno rapidi, a oggi.

In moltissimi casi, tuttavia, tribunali e corti d'appello avevano già svolto il loro compito durante l'estate. A volte con rientri frettolosi dalle vacanze. «Il mio ufficio – spiega Giuliano Lucentini, presidente della corte d'appello di Bologna – si è mosso già prima della scadenza originaria. Per riuscire a rispettare i tempi sono dovuto tornare in anticipo dalle ferie».

Come lui hanno fatto tanti. Andando a fare un giro di consultazioni con le parti più interessate dal programma: i magistrati. «Mi sono consultato con i presidenti di sezione – racconta il presidente della corte d'appello di Palermo, Vincenzo Olivieri – e ne è venuto fuori un criterio: la priorità assoluta va data ai procedimenti pendenti avviati tra il 1990 e il 2008. Per quelli successivi abbiamo individuato alcune materie sensibili, come quelle che coinvolgono i minori o la previdenza». Un lavoro simile a quello svolto nel resto d'Italia.

Il motivo di tanta rapidità, spesso, dipende dal fatto che gli uffici hanno soltanto messo su carta notizie e iniziative che già avevano avviato. «Io ho inviato il mio rapporto il due settembre – racconta Fabio Massimo Drago, presidente della corte d'appello di Firenze –. Abbiamo messo soltanto nero su bianco cose che già facevamo: si tratta di aspetti organizzativi che, comunque, sono nella logica quotidiana di ogni ufficio giudiziario».

Lavoro simile a quello del tribunale di Milano, dove con una relazione di una pagina e mezzo, il presidente Livia Pomodoro fissa due obiettivi per il 2011: definire i processi iscritti prima del 2008 e giungere per il quarto anno consecutivo a un saldo positivo tra procedimenti sopravvenuti e procedimenti definiti.

Insomma, il documento, nella maggior parte dei casi, sintetizza iniziative già in atto, ma, al di là delle dichiarazioni programmatiche, esiste una questione sostanziale che si trascina da anni: «È da tempo che programmiamo la trattazione dei processi e cerchiamo di fissare criteri per lo smaltimento», dice il presidente del tribunale di Venezia, Arturo Toppan.

A Torino, fa sapere il presidente del tribunale Luciano Panzani, manca solo la formalità, prevista dalla norma, dell'ok del locale consiglio dell'Ordine degli avvocati, ma il programma di fatto è pronto.

Dietro la lavagna finiscono in pochi. Tra questi, la corte di appello di Bari dove gli uffici della presidenza non hanno notizia dell'approvazione del piano. E il tribunale di Catania che, venerdì scorso, risultava ancora inadempiente. Il suo presidente, Leonardo Guarnotta, dà però una spiegazione del ritardo: «I tempi che ci sono stati dati per definire questo programma non sono accettabili per i grandi tribunali. E comunque abbiamo un problema di ordine tecnico». Quale? «I piani devono contenere i dati sui flussi e le pendenze del ministero della Giustizia, ma a oggi gli uffici statistici del ministero ci hanno informato di non avere quei dati». Quindi non presenterete il programma? «Oggi è venerdì, c'è ancora tempo fino a lunedì».

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