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Nei Tar si rischia la paralisi

Tre mesi per correre ai ripari, altrimenti con il nuovo anno la giustizia amministrativa rischia un forte passo indietro: collegi che non si riusciranno a costituire, udienze che salteranno, calo della produttività (e, dunque, rinvigorimento dell’arretrato), viavai di magistrati da un Tar all’altro per cercare di tappare i buchi. Il quadro non è eccessivo, visto che il presidente del Consiglio di Stato, Giorgio Giovannini, a settembre ha deciso di lasciare l’incarico, disilluso dalla mancanza di segnali del Governo nonostante una lettera inviata a giugno in cui si tratteggiava il rischio di paralisi.
La questione è quella degli organici, dopo che il Dl 90/2014 ha anticipato i pensionamenti dei dipendenti pubblici, magistrati compresi. Fra questi ultimi, chi a fine anno avrà raggiunto 70 anni, dovrà lasciare. Un esodo che, unito alle tante uscite anticipate a cui da tempo ricorrono coloro che vogliono mettersi al riparo da sorprese dell’ultima ora, mette a rischio l’attività di Tar e Consiglio di Stato. E il problema riguarda solo la giustizia amministrativa. I magistrati ordinari e quelli contabili – che pure ricadevano sotto gli effetti della norma del Dl 90 – questa estate sono, infatti, riusciti a ottenere una proroga: i primi fino a dicembre 2016 e i secondi fino a giugno.
I giudici amministrativi, invece, sono rimasti al palo, vittime degli atavici dissidi interni. Tant’è che all’interno del Consiglio di presidenza – l’organo di autogoverno di Tar e Consiglio di Stato, dove si riflettono le diverse posizioni fra la componente dei tribunali amministrativi e quella dei consiglieri di Stato – c’è chi ha tifato perché il Parlamento non estendesse anche alla magistratura amministrativa le proroghe concesse alle altre due giurisdizioni. Di più, a luglio il Consiglio ha votato una delibera di appoggio all’operato delle Camere.
«Si sono create due fazioni – spiega Manfredo Atzeni, consigliere di Stato e componente dell’organo di autogoverno -: quella dei favorevoli allo svecchiamento, che è maggioritaria, e quella di chi vorrebbe che il limite della pensione salga a 72 anni. Al di là di tali posizioni, c’è un problema reale di vuoti che si verranno a creare con il nuovo anno, sia nei posti di vertice, sia negli altri livelli. Ne risentirà la produttività e i costi, perché cresceranno le spese di missione per far viaggiare i magistrati in modo da assicurare nei Tar più scoperti un minimo di udienze».
Secondo una proiezione, a gennaio i posti vacanti saranno in media del 30% rispetto agli organici, con punte del 68% per le presidenze nei Tar. È vero che è in corso di svolgimento il concorso per reclutare 45 referendari (il primo livello dei tribunali amministrativi), ma le immissioni in ruolo delle nuove leve è di là da venire. Anche perché sono state ricevute più di 4mila domande e, dunque, i tempi si allungano. Così come non si può pensare a tempi brevi per il reclutamento di cinque consiglieri di Stato: i candidati conosceranno a dicembre la sede delle prove scritte. Dunque, i nuovi magistrati entreranno in servizio, nel migliore dei casi, verso la fine del 2016.
Nel frattempo c’è da tamponare l’emergenza. Da un po’ di anni a questa parte l’arretrato ha continuato a scendere: a fine 2014 era di poco meno di 300mila cause e a fine settembre scorso si è arrivati a 272mila. Il rischio è questo processo virtuoso si interrompa e le pendenze riprendano a galoppare. I primi segnali di questa inversione di tendenza – affermano a Palazzo Spada – già si intravedono.

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