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Nei ricorsi in Cassazione sufficiente indicare l’atto

Individuare ma non trascrivere gli atti sui quali il ricorso si fonda, queste sono le nuove regole per non sbagliare a scrivere un ricorso in Cassazione e soprattutto per non cadere nella “trappola” processuale dell’inammissibilità per violazione del principio di autosufficienza.
Già nel 2013 il primo presidente della Cassazione, Giorgio Santacroce, aveva scritto al presidente del Consiglio nazionale forense (Cnf), Guido Alpa, una lettera nella quale – per la prima volta – la Cassazione aveva fornito suggerimenti operativi sulle modalità di stesura dei ricorsi, compresi quelli tributari. Tale documento di prassi è stato molto apprezzato a seguito dell’ampliamento – spesso senza regole certe – dei motivi di inammissibilità che si è verificato negli ultimi anni.
Ora, da ultimo, a fine dicembre scorso il Cnf ha trasmesso a tutti gli iscritti un protocollo d’intesa con gli schemi di ricorso civile, tributario e penale condivisi con i giudici della Corte di cassazione (si veda la grafica in pagina).
L’evoluzione normativa
La legge, prima del 2006, non prevedeva che nel ricorso dovessero essere indicati gli atti processuali ed i documenti sui quali il ricorso si fondava, bensì che il ricorrente depositasse, entro 20 giorni dalla notifica del ricorso, gli atti ed i documenti sui quali il ricorso si fondava.
Tuttavia, a partire dalla sentenza 5656/1986, la Suprema corte ha formulato un principio nuovo denominato come «autosufficienza del motivo di impugnazione», con cui sono state richieste indicazioni sempre più precise e puntuali intese a consentire di emanare una decisione attraverso la sola lettura del ricorso, senza dovere esaminare gli atti dei precedenti gradi del giudizio. In buona sostanza bisogna mettere il giudice nelle condizioni di decidere «senza toccare il fascicolo».
Il primo riconoscimento normativo al principio di autosufficienza è arrivato con il Dlgs 40/2006 con il quale è stato disposto che il ricorso deve contenere, a pena di inammissibilità, anche la specifica indicazione degli atti processuali, dei documenti e dei contratti o accordi collettivi sui quali il ricorso si fonda.
La Cassazione ha iniziato ad essere sempre più esigente in quanto nel concetto di “indicazione” degli atti e documenti ha anche inserito il concetto di “trascrizione” di una parte del documento negli scritti difensivi (1839/09, 3338/09, 2602/09, 13895/07, 20236/09).
La sezione tributaria ha addirittura richiesto il deposito di tali documenti (2494/09), quando tali atti si trovavano già allegati al fascicolo di ufficio che viene trasmesso per legge dalla segreteria della Ctr.
A questo punto gli avvocati, per non sbagliare, hanno iniziato a scrivere ricorsi “fiume” che contenevano o la trascrizione integrale di tutti i documenti richiamati o addirittura la loro spillatura al ricorso, cosiddetti “ricorsi sandwich o farciti”, ma dichiarati anche questi inammissibili (4023/09, 15180/10) perchè aggravavano troppo il lavoro del giudice.
La soluzione
Con questo protocollo di intesa è stato ora stabilito che il rispetto del principio di autosufficienza non comporta un onere di trascrizione integrale nel ricorso e nel controricorso di atti o documenti ai quali negli stessi venga fatto riferimento. Tale principio deve ritenersi rispettato, anche per i ricorsi di competenza della sezione tributaria, quando:
ciascun motivo articolato nel ricorso risponda ai criteri di specificità imposti dal codice di rito;
nel testo di ciascun motivo che lo richieda sia indicato l’atto, il documento, il contratto o l’accordo collettivo su cui si fonda il motivo stesso (articolo 366, comma 1, n. 6) del Codice di procedura civile), con la specifica indicazione del luogo (punto) dell’atto, del documento, del contratto o dell’accordo collettivo al quale ci si riferisce;
nel testo di ciascun motivo che lo richieda siano indicati il tempo (atto di citazione o ricorso originario, costituzione in giudizio, memorie difensive, eccetera) del deposito dell’atto, del documento, del contratto o dell’accordo collettivo e la fase (primo grado, secondo grado, eccetera) in cui esso è avvenuto;
siano allegati al ricorso (in apposito fascicoletto, che va pertanto ad aggiungersi all’allegazione del fascicolo di parte relativo ai precedenti gradi del giudizio) ai sensi dell’articolo 369, secondo comma, n. 4 del Codice di procedura civile, gli atti, i documenti, il contratto o l’accordo collettivo ai quali si sia fatto riferimento nel ricorso e nel controricorso.
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