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Nei primi cinque mesi del 2021 +180mila occupati a termine

A maggio il mercato del lavoro continua a registrare piccoli segnali di ripartenza: rispetto ad aprile gli occupati in più sono 36mila (in prevalenza si tratta di uomini, under35 e contratti a termine, probabilmente legati all’avvio della stagione estiva). Il tasso di occupazione è salito al 57,2%. Il tasso di disoccupazione è invece sceso al 10,5% (in un mese ci sono 36mila persone in meno in cerca di impiego). In frenata anche gli inattivi, tra cui si annoverano gli scoraggiati, -30mila nel confronto congiunturale. In miglioramento, per la prima volta da inizio anno, anche i dati sugli under25: il tasso di disoccupazione resta su livelli elevatissimi, 31,7%, ma si riduce di -1,1 punti rispetto ad aprile. A livello internazionale siamo in fondo alla classifica: peggio di noi solo Spagna (36,9% di tasso di disoccupazione giovanile) e Grecia (38,2%); e restiamo anni luce distanti dai primi della classe, come la Germania in discesa al 7,5%, grazie anche al sistema di formazione duale che qui in Italia si sta provando a far ripartire.

La fotografia scattata ieri dall’Istat nella sua stima provvisoria relativa al mese di maggio, accanto ad alcune difficoltà strutturali del mercato del lavoro, ha confermato una lenta, ma costante, crescita dell’occupazione. Da gennaio a maggio sono registrati infatti 180mila persone in più a lavoro. Si tratta esclusivamente di impieghi temporanei, complice il clima di incertezza e l’avvio di una fase economica promettente, in uscita (si spera prestissimo) dalla pandemia. Certo, rispetto a febbraio 2020 (data di inizio dell’emergenza sanitaria) il numero di occupati è crollato di oltre 700mila unità; un numero tuttavia che si sta assottigliando di mese in mese. Gran parte di questa minore occupazione è tra gli indipendenti (-427mila unità su febbraio 2020), segmento che continua a mostrare anche negli ultimi mesi una tendenza alla riduzione. «Questi dati – sottolinea l’ufficio studi di Confcommercio – confermano lo stato di estrema difficoltà che ancora vivono molte imprese, soprattutto quelle di minori dimensioni, e il lavoro autonomo».

Del resto, l’impatto delle misure emergenziali, blocco generalizzato dei licenziamenti, che per il terziario e le pmi proseguirà fino al 31 ottobre, e l’ampio ricorso alla cassa integrazione Covid-19, stanno, in parte, frenando le assunzioni stabili delle imprese, penalizzando soprattutto donne e la fascia d’età 35-49 anni. Sull’anno, l’occupazione femminile ha continuato a perdere terreno: -57mila unità, qui a pesare è stata anche la difficoltà a conciliare vita-lavoro specie nei primissimi mesi del Covid-19. In forte affanno è rimasta anche la fascia centrale del mercato del lavoro, i 35-49enni. Nei 12 mesi si sono persi 245mila posizioni; a testimonianza di complicate processi di riorganizzazione e riconversione industriale, in colpevole assenza di adeguate politiche attive e della formazione (su cui da anni le imprese incalzano i vari governi a intervenire, a partire dalla valorizzazione delle agenzie per il lavoro).

Sul confronto trimestrale, vale a dire marzo-maggio 2021 rispetto a dicembre 2020-febbraio 2021, l’occupazione è segnata in ripresa: più 0,3%, che si è tradotto in un aumento di 74mila unità di persone impiegate; e guardando sempre al trimestre è emerso anche l’aumento delle persone in cerca di occupazione (più 2,8%, più 72mila unità), a fronte di un calo consistente degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (meno 1,5%, pari a meno 209mila unità). Insomma, sempre più persone si stanno rimboccando le maniche e tornano ad attivarsi nel mercato del lavoro.

Per tutto ciò, oggi più che mai occorre far decollare i servizi per il lavoro ed eliminare le rigidità normative che rischiano di frenare la ripresa. «A partire dal decreto dignità le cui rigidità sui contratti a termine vanno superate – ha chiosato la presidente dei senatori di Forza Italia, Anna Maria Bernini -. Occorrono deroghe immediate, perché – come avvenuto col Cashback – è il momento di mettere da parte le misure demagogiche di una stagione fallimentare, compresi i paletti ideologici posti sul mercato del lavoro».

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