Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Nei dossier dei partiti torna l’imposta unitaria per gli autonomi

Nata con la manovra per il 2017, congelata con quella per il 2018 e abolita con la legge di Bilancio per il 2019, l’Imposta sul reddito dell’imprenditore (Iri) torna protagonista nei documenti ufficiali che i partiti hanno depositato alle commissioni Finanze di Camera e Senato per la riforma del fisco. Secondo il Pd «il meccanismo va riproposto per ristabilire l’equità del sistema e per rendere neutrale il prelievo rispetto alla forma giuridica dell’impresa». Per i Cinque Stelle, che con il Conte-1 ne hanno cancellato il progetto, non può essere riesumata sic et simpliciter, va ripensata stabilendo «un’opzione per la tassazione sostitutiva con aliquota proporzionale pari o leggermente superiore a quella Ires», senza comunque andare oltre il 26% previsto per i capital gain. Per Italia Viva l’aliquota va tendenzialmente allineata a quella sui redditi finanziari e sul primo scaglione Irpef, in una messa in ordine più generale del sistema duale. Ma l’idea dell’imposta unica che allinei le microimprese al mondo già “piatto” dell’Ires non è incompatibile con le priorità della Lega, che però prima di tutto rilancia il secondo modulo della flat tax con il 20% per chi ha ricavi o compensi fra 65mila e 100mila euro. E può trovare orecchie attente anche in Forza Italia.

Il rilancio della tassa unica per l’impresa è uno di quei terreni su cui nei prossimi 20 giorni si può costruire quel terreno comune per la proposta che il Parlamento dovrà presentare entro fine mese al Governo, chiamato a luglio a scrivere la legge delega.

Il punto, che emerge trasversale nelle ricette depositate dai partiti in commissione, è chiaro anche nella diversità di orientamenti e proposte. La riforma fiscale deve rimettere energia in quel ceto medio che è stato impoverito dalla lunga stagnazione italiana prima di essere colpito dalla crisi del Covid. La contromisura più ovvia, e presente in varie declinazioni in tutte le proposte, è quella di ridurre il salto della terza aliquota Irpef che punisce i redditi sopra i 28mila euro con un aumento di 11 punti delle richieste fiscali aggravato dai décalage di detrazioni e bonus.

Ma il ceto medio – e qui arriva l’aspetto più interessante che si legge in filigrana nei dossier – non è composto solo dai lavoratori dipendenti che dominano il dibattito generalista sull’Irpef. Il film può diventare interessante anche per i milioni di partite Iva che dovranno presto veder superata la logica emergenziale dei “sostegni” e trovare un terreno più solido per la ripresa. La sorte fiscale di molte di loro è collegata anche al progetto, altrettanto ricorrente nelle ricette dei partiti, di superamento dell’Irap, nella maggioranza dei casi ipotizzato come inglobamento dell’imposta nell’Ires, che traccerebbe quindi confini più ristretti per il prelievo (si veda anche l’articolo a pagina 7).

Tutto facile? Nemmeno per sogno. Sull’impianto della riforma domina l’incognita delle risorse, che oggi in bilancio non ci sono. I due miliardi scarsi a disposizione dal 2023 non bastano ad alimentare sogni di gloria. I partiti si dividono prima di tutto nei toni, dal moderatissimo realismo Pd («i margini disponibili sono limitati») all’ambizione facile di Fi (riforma finanziata da «spending review, tax expenditures e web tax», senza fare cifre). Ma i conti andranno fatti presto.

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Tocca ad Alfredo Altavilla, manager di lungo corso ed ex braccio destro di Sergio Marchionne in Fca...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

I mercati incassano senza troppi scossoni la decisione della Fed di anticipare la stretta monetaria...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

È sempre più probabile che non ci sarà alcun nuovo blocco - anche parziale - dei licenziamenti n...

Oggi sulla stampa