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Nei contratti l’Iva è su misura

Doppio regime Iva sul contratto avente per oggetto operazioni solo in parte soggette all’inversione contabile: l’imposta dovrà infatti applicarsi con il meccanismo speciale su dette operazioni e con le regole ordinarie sulle altre. Sarà pertanto indispensabile individuare distintamente la base imponibile imputabile a ciascun regime e si renderà opportuna, ancorché non obbligatoria, per agevolare l’esecuzione degli adempimenti, l’emissione di distinte fatture. Per le operazioni nei confronti degli enti non commerciali, poi, occorre distinguere l’eventuale parte imputabile all’attività istituzionale, alla quale non è applicabile l’inversione contabile. Di conseguenza, per gli acquisti fatti dagli enti pubblici, si profila l’applicazione concorrente, sulla stessa operazione, di entrambi i regimi speciali dell’inversione contabile e dello «split payment».

Queste le ulteriori riflessioni suscitate dalla circolare n. 14/E del 27 marzo 2015 dell’Agenzia delle entrate, che illustra le novità in materia di reverse charge, in particolare l’estensione del meccanismo alle prestazioni di servizi di pulizia, di demolizione, di installazione impianti e di completamento degli edifici.

Contratto con prestazioni plurime. Secondo la circolare, in presenza di un unico contratto che comprende sia prestazioni rientranti nel regime dell’inversione contabile sia operazioni soggette alle regole ordinarie, è necessario scomporre le operazioni per individuare le singole prestazioni da assoggettare al meccanismo speciale, che per le sue finalità antifrode rappresenta «la regola prioritaria». La circolare esemplifica il caso di un contratto che prevede l’installazione di impianti insieme ad altre prestazioni generiche. In tal caso, sarà necessario distinguere i corrispettivi per determinare la base imponibile da assoggettare all’imposta con il meccanismo speciale (integrazione a cura del committente) e quella da fatturare invece con le regole ordinarie (rivalsa del prestatore). A questo punto, per facilitare gli adempimenti contabili di entrambi i soggetti, sembra opportuno procedere all’emissione di distinte fatture. Il principio della scomposizione, prosegue la circolare, non trova tuttavia applicazione nell’ipotesi di un unico contratto d’appalto, comprensivo anche di prestazioni soggette al reverse charge, avente ad oggetto la costruzione di un edificio o interventi di restauro, risanamento o ristrutturazione ex art. 3, lett. c) e d), dpr n. 380/2001, nel qual caso, in una logica di semplificazione, l’agenzia ritiene applicabili solo le regole ordinarie. È da osservare, al riguardo, che un contratto del genere potrebbe esulare radicalmente dall’ambito oggettivo dell’inversione contabile in quanto riconducibile alla divisione 41 della tabella Ateco 2007, e non ai codici attività che, secondo la circolare, delimitano il perimetro delle prestazioni soggette al meccanismo speciale, rientranti nella divisione 43 (e, per i servizi di pulizia, nella divisione 81).

Acquisti degli enti non commerciali. Il doppio regime si rende applicabile, altresì, nel caso in cui un ente non commerciale acquisti un servizio oggettivamente rientrante fra quelli sottoposti all’inversione contabile, da destinare promiscuamente sia alla propria attività commerciale che alla sfera istituzionale, ad esempio i servizi di pulizia dei locali. In tale ipotesi, secondo la circolare, occorre distinguere la quota di servizi da imputare all’attività d’impresa, da assoggettare all’inversione contabile, e quella da imputare invece all’ambito istituzionale, da sottoporre all’Iva con le regole ordinarie; a tal fine si farà riferimento agli accordi tra le parti, al corrispettivo pattuito, alla superficie dei locali, ecc.

Per le forniture alla pubblica amministrazione, il meccanismo dell’inversione contabile, ove applicabile, ha diritto di precedenza rispetto all’altro sistema speciale dello «split payment», il quale non si applica, infatti, quando l’ente riveste la qualifica di debitore dell’imposta. La circolare osserva, al riguardo, che sono soggetti all’inversione contabile solo i servizi che l’ente pubblico acquista nell’esercizio della propria attività economica. Raccordando i chiarimenti sopra rammentati, si arriva alla conclusione che se l’ente non commerciale che acquista per finalità promiscue servizi rientranti nell’inversione contabile è un ente pubblico menzionato nell’art. 17-ter del dpr 633/72, sulla quota parte del servizio imputabile alla sfera commerciale si applicherà l’inversione contabile, mentre sulla quota restante si applicherà invece lo «split payment». Anche in questa eventualità sarà quindi opportuna l’emissione di distinte fatture in relazione al doppio regime dell’operazione.

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