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Nei contratti cresce il precariato. Posto fisso per il 20% degli assunti

ROMA — Precario e impoverito da stipendi che non tengono il passo con l’inflazione. Il lavoratore dipendente in Italia in 10 anni ha peggiorato la sua condizione. I dati di Banca d’Italia, da un lato, e il monitoraggio dell’Unioncamere e del ministero del Lavoro, dall’altro traducono in cifre la realtà: solo due assunzioni su 10 sono a tempo indeterminato, mentre le retribuzioni sono praticamente ferme da 10 anni, e calate nel 2011 dell’1,3% per la prima volta dal 1995.
Posto fisso una rarità
Su 159 mila assunzioni programmate dalle imprese per il trimestre luglio-settembre 2012, solo il 19,8% sarà a tempo indeterminato, e solo poco più della metà della richiesta è per posti non stagionali (il 55,4%). I numeri dell’ultima indagine trimestrale del sistema informativo Excelsior di Unioncamere e ministero del Lavoro, sono in linea con quelli dei tre mesi precedenti ma, se rapportati all’ultimo anno, danno conto del crescente ricorso a contratti precari: un anno fa quelli a tempo indeterminato erano il 34%. A leggere le tabelle, possono perdere la speranza di trovare un posto stabile i cuochi e i camerieri (per i quali le posizioni aperte sono comunque 37.370) e gli operai specializzati dell’industria alimentare e tessile (7.080 assunzioni previste). Per loro i contratti a tempo indeterminato si aggirano tra il 2% e il 4%. Stesso discorso per i docenti di ogni ordine e grado. Le assunzioni previste sono 5.570, ma hanno percentuali intorno al 10% quelle a tempo indeterminato. Per i laureati in scienze umane e sociali poi, il mercato del lavoro è attualmente quasi inaccessibile, saranno solo 360 le assunzioni, 8 su 10 precarie.
Richiesta per gli ingegneri
Se invece si ha una formazione scientifica o economica le percentuali salgono. Si stima che in questi tre mesi saranno assunti 1.200 ingegneri e architetti, di cui 7 su 10 a tempo indeterminato, ma c’è meno spazio per i neolaureati (1 su 3) che per i professionisti d’esperienza. Ancora: su 990 specialisti in matematica e in fisica, il 55% avrà un contratto a tempo indeterminato. È questo il settore dove c’è più spazio per i giovani, 6 assunzioni su 10 saranno di under 30. Sono invece 500 quelle per economisti e manager, il 64,5% è stabile.
Aumenta il part time
«La crescita dell’occupazione alle dipendenze (0,2%) ha continuato a orientarsi verso forme contrattuali con orario ridotto (9,4%) e a tempo determinato (4,7%)», scrive la Banca d’Italia nell’ultimo bollettino trimestrale. Così che «la quota degli occupati con contratto di lavoro permanente a tempo pieno sul totale dell’occupazione alle dipendenze è scesa al 72,9%, dal 74,6 di un anno prima».
Il potere d’acquisto
La contrattazione, indicano i dati contenuti nella relazione annuale di Palazzo Koch, non riesce a compensare il taso d’inflazione. «A fronte di un incremento dei prezzi al consumo che riflette soprattutto il rincaro dei prodotti energetici e l’aumento delle imposte indirette, nella media del 2011 le retribuzioni di fatto per unità di lavoro dipendente si sono contratte in termini reali dell’1,3 per cento, per la prima volta dal 1995». E anche quest’anno, si stima, la crescita delle retribuzioni pro capite del settore privato rimarrà «in media inferiore a quella dei prezzi».
I compensi per le donne
Andando a fare un confronto all’indietro, in 10 anni le condizioni della famiglia di un operaio sono peggiorate: il «reddito equivalente», che era 13.691 euro nel 2000, nel 2010 è sceso a 13.249. Mentre quelle degli impiegati e dei dirigenti contano mille euro in più: da 20.308 all’anno a 21.311. Il progresso per gli autonomi è dai 22.589 ai 26.136. In generale, «al netto dell’indice del costo della vita», di imposte e contributi, gli stipendi sono praticamente fermi da inizio millennio. I 1.410 euro guadagnati nel 2000 sono diventanti 1.439 nel 2010: soli 29 euro di differenza. In valore assoluto sono cresciuti meno per le donne, 23 euro, che per gli uomini, 47. E più al Nord, 37 euro, che al Sud, dove il progresso è stato di soli 9. Dal 2006 c’è stato il giro di boa: le buste paga hanno avuto un picco di 1.489, da allora in termini reali sono calate.
Il ritardo dei «travet»
«L’aumento dei prezzi al consumo (2,9%) ha comportato un calo delle retribuzioni in termini reali che — secondo le valutazioni di Banca d’Italia — si protrarrebbe nel biennio 2012-13, sia nel settore privato sia, in misura più marcata, nel settore pubblico», che è soggetto al blocco delle retribuzioni contrattuali dal 2010 fino al 2014 e al congelamento delle progressioni degli stipendi.

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