Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Negoziazione con più avvocati

Novità sulla negoziazione assistita: potrà essere gestita non da un solo legale, bensì da «uno, o più avvocati», impegnati nella risoluzione (alternativa al dibattimento svolto davanti al giudice) delle controversie. Ma i nodi sul divorzio breve e la riduzione delle ferie dei magistrati rimangono ancora insoluti, e si proverà a trovare un’intesa non prima di martedì. È l’esito dei lavori della giornata di ieri in commissione giustizia, a palazzo Madama, chiamata a votare gli emendamenti al decreto 132/2014 (Misure urgenti di degiurisdizionalizzazione ed altri interventi per la definizione dell’arretrato in materia di processo civile); i parlamentari torneranno ad esaminare la prossima settimana il testo, esprimendosi su alcuni argomenti, fra cui il divorzio veloce, sui quali manca l’accordo nella maggioranza.

Quanto alle misure approvate nelle ultime ore, intanto, si stabilisce che la negoziazione assistita non potrà riguardare la materia del lavoro, tuttavia la modifica più rilevante passata è quella (contenuta in un emendamento bipartisan degli esponenti democratici e di Fi) secondo cui il nuovo istituto potrà essere portato avanti da «uno, o più» professionisti: si punta così a raggiungere un accordo sottoscritto dalle parti e dai rispettivi avvocati, che non sarà impugnabile, anzi avrà titolo esecutivo, senza la necessità di ulteriori adempimenti.

Per l’azzurro Ciro Falanga, avendo escluso dalla procedura le questioni lavoristiche, che toccano «diritti irrinunciabili, che non possono essere rimessi a negoziazione fra privati», l’organismo parlamentare ha potuto «recepire alcune delle istanze di Anm e Confindustria».

Semaforo verde, inoltre, a una correzione a firma di Stefano Lepri (Pd), in base alla quale si precisa che potranno essere scelti dal Consiglio dell’ordine per far parte del collegio arbitrale, gli avvocati «iscritti da almeno cinque anni all’albo dell’ordine circondariale, che non hanno avuto condanne disciplinari definitive e che, prima della trasmissione del fascicolo, hanno reso una dichiarazione di disponibilità al Consiglio stesso»; la versione originale del testo poneva, invece, il limite a tre anni. E trova consenso anche l’emendamento di Giuseppe Lumia (Pd) che specifica che il giudice potrà disporre la trasmissione del fascicolo per il trasferimento del processo in sede arbitrale alla Corte di appello per la nomina del collegio arbitrale «per le controversie dal valore superiore a 50 mila euro e di un arbitro per le controversie dal valore non superiore a 100 mila euro». Una misura del percorso, immaginato nella riforma del ministro Andrea Orlando, licenziata a palazzo Chigi a fine agosto, con cui smaltire l’arretrato civile: nel decreto, infatti, viene previsto che, sia nelle cause pendenti in primo grado, sia in appello, le parti possano congiuntamente richiedere di promuovere un procedimento di trasferimento alla sede arbitrale, ma devono esser fascicoli che non abbiano a oggetto diritti indisponibili, né riguardare le materie del lavoro, della previdenza e dell’assistenza sociale.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Sono sessantasei i fascicoli di polizze infortuni in favore dei dirigenti di cui si sono perse le tr...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Questo shock senza precedenti potrebbe causare qualche vittima tra le banche». Un Ignazio Visco i...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Non sarà possibile avere il Recovery Fund in funzione dal primo gennaio 2021 e anche il Bilancio ...

Oggi sulla stampa