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Negoziazione con credito d’imposta

Spunta un credito d’imposta per coprire i costi di arbitrati e negoziazioni assistite. Da finanziare però con un aumento (contenuto) del contributo unificato. Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, l’aveva promesso e ora, con fatica, una strada è stata individuata.
Il “veicolo” è costituito da un emendamento da presentare al disegno di legge stabilità in discussione alla commissione Finanze della Camera, dove oggi si inizia a votare. Oggetto dell’intervento è l’introduzione di un meccanismo fiscale per incentivare il ricorso alle vie stragiudiziali di soluzione del contenzioso civile. Attraverso l’attribuzione di un credito d’imposta verrebbero finanziate le parcelle degli avvocati impegnati sia singolarmente sia in collegio sul fronte degli arbitrati sia come protagonisti della convenzione di negoziazione assistita.
Il nodo principale da sciogliere è oggi – come qualche settimana fa (quando all’inizio di ottobre si completò la fisionomia della legge di conversione al decreto di riforma della giustizia civile) – quello dei fondi per spesare il debutto di una nuova agevolazione fiscale. Situazione resa ancora più complicata dalla grande difficoltà a individuare con un minimo di approssimazione una cifra plausibile. Cifra che, ovviamente, è condizionata dal successo delle due opportunità: più elevata se arbitrati e negoziaizoni decolleranno, più contenuta se invece segneranno il passo. La relazione tecnica al decreto legge che ha introdotto arbitrati e negoziazioni non si pronunciava affatto sugli esiti dei primi e stimava in circa 50mila gli affari che non approderanno in giudizio per effetto della negoziazione.
In un primo momento, a finanziare il credito d’imposta si era pensato a una copertura nel Fug (Fondo unico di giustizia), ma l’ipotesi è poi tramontata. La soluzione individuata fa allora leva sul contributo unificato e su un incremento che dovrebbe essere contenuto, ma generalizzato. Con l’incognita delle reazioni da parte degli avvocati, che hanno sì da subito sollecitato Orlando a istituire un meccanismo premiale che desse un po’ più di appeal ai due istituti, ma, nello stesso tempo, criticano da tempo, il continuo aumento dei costi di accesso alla giurisdizione.
Di certo il tema degli incentivi è assai “caldo” e rischia di condizionare parecchio il successo dell’operazione messa in campo dal ministero della Giustizia per recuperare risorse da destinare al taglio dell’arretrato e alla riduzione dei tempi del primo grado di giudizio.
Inoltre, la previsione di uno strumento di incentivazione permetterebbe di eliminare una disparità rispetto a quanto tuttora previsto per la conciliazione obbligatoria, altra possibilità di soluzione stragiudiziale da sempre invisa agli avvocati. Per quest’ultima, infatti, è previsto che il verbale di accordo sia esente dall’imposta di registro sino alla concorrenza del valore di 50.000 euro. In caso di successo della mediazione, poi, le parti hanno diritto a un credito d’imposta fino a un massimo di 500 euro per il pagamento delle indennità complessivamente dovute all’organismo di mediazione. In caso di insuccesso, il credito d’imposta è ridotto della metà.
Non va poi taciuto infine che, se Orlando riuscisse a portare a casa l’introduzione del credito d’imposta, potrebbe vantare analogo credito da spendere sul piano politico. Sin da settembre, infatti, il ministro aveva promesso che gli arbitrati e le negoziazioni avrebbero potuto contare su una spinta fiscale per “testarne” meglio il gradimento e premiare chi raggiunge il risultato di chiudere il proprio contenzioso con un lodo arbitrale o un accordo di transazione. Adesso, anche se sull’ipotesi si sta ancora lavorando in queste ore, il traguardo è senza dubbio più vicino. A un costo però tutto da valutare: il nuovo incremento del contributo unificato, che al ministero leggono però anche come disincentivo a introdurre nuove cause.

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