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Negoziazione assistita: una scommessa per snellire 60mila liti

Un bacino di almeno 64mila liti di lavoro l’anno, per altrettanti dossier che potrebbero passare dagli uffici del ministero del Lavoro agli studi degli avvocati, con l’obiettivo di cercare una soluzione attraverso la negoziazione assistita, la nuova procedura introdotta dal decreto legge di riforma della giustizia in vigore da sabato 13 settembre e in attesa di essere convertito in legge (Dl 132/2014, articolo 7).
Sono state infatti 31.900 le nuove controversie approdate nelle direzioni provinciali del Lavoro nel primo semestre del 2014, per cercare una conciliazione, e se ne stimano 63.800 su tutto l’anno, in lieve calo rispetto alle 70mila del 2013.
Peraltro, le conciliazioni nelle sedi ministeriali sono solo una fetta di tutti i tentativi di evitare il tribunale, che si svolgono anche sul territorio negli uffici sindacali o presso le commissioni di certificazione (ma in questi ultimi due casi, il dato nazionale è più difficile da ricostruire). In base alle statistiche disponibili, tra i settori in cui si litiga di più spiccano commercio e industria manifatturiera (entrambi con il 17% di controversie, tra quelle aperte nei primi sei mesi del 2014), ma anche il comparto delle attività di servizi, che rappresenta il “ring” di oltre una lite su tre (si veda l’infografica a lato). Le conciliazioni non sono sempre facili da raggiungere: a fine giugno restavano aperti quasi 23mila dossier, la maggior parte dei quali attivati da più di 60 giorni.
Per accorciare i tempi, il Dl 132/2014 inserisce la «negoziazione assistita da un avvocato» tra le procedure di conciliazione per le quali è ammessa la rinuncia o la transazione sui diritti del lavoratore fissati da norme inderogabili. L’obiettivo è arrivare a un accordo sottoscritto dalle parti e dagli avvocati, che non sarà impugnabile, anzi sarà titolo esecutivo, senza la necessità di ulteriori adempimenti.
Sul tavolo della trattativa fra legali potranno esserci tutte le materie su cui oggi è possibile conciliare nelle altre sedi (davanti al giudice, alle direzioni del Lavoro, o negli uffici dei sindacati): dalla retribuzione all’indennità di preavviso, dalle ferie non pagate al licenziamento.
A essere esclusi dalla negoziazione assistita, saranno solo i «diritti indisponibili», cioè quelli legati alla persona, che non si possono trattare neanche davanti al giudice: non sarà possibile, per esempio, raggiungere un accordo che imponga al lavoratore di rinunciare alla sua libertà personale o a quella di pensiero. La negoziazione assistita dagli avvocati non elimina nessuna delle forme di conciliazione che già esistono: sarà solo una carta in più per le parti coinvolte in una controversia di lavoro.
La novità introdotta dal Dl 132/2014, però, attira già diverse critiche: nell’iter per la conversione in legge del decreto (che parte dal Senato), la negoziazione sulle liti di lavoro rischia di trovare un percorso tutto in salita. La mancanza di un organo terzo nella procedura è la principale criticità registrata dai sindacati. «La nuova norma – sottolinea Luigi Sbarra, segretario confederale della Cisl – prefigura la conciliazione come un’intesa tra due professionisti, mentre oggi la conciliazione in sede sindacale si fa nominando un terzo super partes. Senza contare – prosegue – che all’avvocato il lavoratore dovrà pagare la parcella, mentre la conciliazione in sede sindacale comporta un esiguo contributo sulle spese».
Sulla stessa linea d’onda la Cgil: «Siamo abbastanza contrari – dice Ivano Corraini, responsabile dell’ufficio giuridico e vertenze legali – perché si rischia di danneggiare la parte più debole della vertenza, cioè il lavoratore». E la Uil rincara la dose: «Il procedimento è talmente elaborato – spiega il segretario confederale Guglielmo Loy – che i tempi scoraggeranno, nel maggior numero dei casi, anche gli avvocati. La confusione aumenta, mentre sarebbe sufficiente applicare l’articolo 414 del Codice di procedura civile, con un primo atto ben documentato e la discussione in un’unica udienza».
A evidenziare possibili difficoltà interpretative è anche il mondo delle imprese. «Mentre è chiaro che i procedimenti di lavoro sono esclusi dal campo di applicazione dell’articolo 1 del decreto 132 nella parte in cui si consente il trasferimento alla sede arbitrale dei procedimenti pendenti davanti al giudice – commentano da Confindustria – non altrettanto si dice con riferimento alla negoziazione assistita obbligatoria, che quindi sembra interessare anche i crediti lavorativi che non superano il tetto dei 50mila euro, come previsto dall’articolo 2». In più «si potrebbe creare confusione nel definire il perimetro delle liti a cui si può applicare la nuova procedura: spesso i diritti indisponibili (esclusi dal campo di applicazione della negoziazione assistita) nascono da norme inderogabili (su cui le transazioni sono invece ammesse). Si tratta così di individuare quali diritti sono disponibili e quali no, tracciando una linea di non facile demarcazione».

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