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Il negoziato sulla Brexit misura il destino delle valute

La caduta su dollaro e euro indica il destino prossimo venturo della sterlina, nel segno del ribasso in un quadro di altissima volatilità. Si muoverà a lungo, secondo le maggiori banche specialiste in Forex, al ritmo del negoziato sul recesso di Londra dall’Unione europea e a quello di dati macroeconomici che cominciano a dare segni di affaticamento, se così si può leggere il colpo di freno ai consumi interni, la dinamica di un’inflazione in netta risalita, un deficit delle partite correnti che resta elevatissimo.
L’indebolimento del pound ieri – ai minimi da otto settimane – ha coinciso con due eventi politici giunti a maturazione insieme. La Scozia ha confermato, per bocca della first minister nazionalista e leader Snp Nicola Sturgeon, la volontà di indire un secondo referendum d’indipendenza a fine 2018, smarcandosi, così, formalmente, dalla hard Brexit scelta dalla premier britannica Theresa May. Ai Comuni la signora primo ministro ha salutato con soddisfazione e con enfatici richiami storici il doppio voto parlamentare che lunedì ha spianato la strada al divorzio anglo-europeo, liquidando gli emendamenti voluti dai Lords alla legge sul recesso Ue. Nessuna immediata concessione unilaterale ai residente europei nel Regno Unito, dunque, né la garanzia di un autentico voto di Westminster sull’ intesa che il governo tratterà, come i Pari del regno avrebbero voluto ( in seconda istanza si sono arresi alla volontà dei Comuni, assemblea elettiva) . Il passaggio parlamentare ci sarà, ma potrà solo approvare, o bocciare, le condizioni trattate dall’esecutivo, senza alcuna possibilità di chiedere al governo di tornare al tavolo. Un «prendere o lasciare» che limiterà fortemente l’azione dei legislatori, rafforzando, per converso, la mano dell’esecutivo. Quello che Theresa May voleva. Con la benedizione di Elisabetta II, prevista dalla liturgia legislativa, l’articolo 50 del Trattato di Lisbona può ora essere attivato in qualsiasi momento. Accadrà, probabilmente, a fine marzo dopo la celebrazioni romane per l’Ue.
Se la tempistica del recesso era scontata, non si può dire lo stesso per la sortita pubblica di Nicola Sturgeon. Paradossalmente, secondo gli analisti, ha sostenuto il pound in quanto c’era il timore che gli scozzesi volessero andare al secondo voto già nel 2017. La prospettiva più lunga ha temperato la reazione di mercati nervosi per l’avvicinarsi di trattative anglo-europee che cominciano male. C’è freddezza sui due lati della Manica e sul primo giro di colloqui pesa l’ostacolo enorme del conto da 60 miliardi di euro che Bruxelles intenderebbe presentare a Londra. A Dowing street, una mossa del genere, equivale a un atto di aperta ostilità.
Il pronunciamento di Nicola Sturgeon dovrà essere confermato la prossima settimana dal Parlamento di Edimburgo dove i nazionalisti sono maggioritari. La volontà referendaria sarà riaffermata, costringendo Theresa May a valutare un possibile veto, decisione che aprirebbe un’altra faglia nel debole assetto costituzionale britannico. La signora premier s’è impegnata, contemporaneamente, su più fronti: Bruxelles, Edimburgo e, forse, anche a Belfast. Mentre in Irlanda del nord cresce la spinta europeista nella consapevolezza che la fragile pace di questi anni è maturata nel contesto di intese anglo-irlandesi di marca Ue, in Scozia si consolida, nell’opinione pubblica, il disappunto per il diktat inglese. Oltre il Vallo, lo ricordiamo, la maggioranza della popolazione ha votato per restare nell’Ue, ribaltando la volontà nazionale sostenuta dal forte voto secessionista inglese. Oggi i sondaggi danno il 48% a favore dello strappo fra Scozia e Gran Bretagna, a un’incollatura dall’esplosione del Regno Unito per come lo conosciamo. I nazionalisti scozzesi si ribellano alla hard Brexit scelta da Theresa May e promettono di giocare sull’alternativa fra Londra e Bruxelles, consapevoli che il cuore di Edimburgo batte nell’Ue.
Per il governo di Londra gestire due partite (tre, con quella dell’Ulster ) di tanta complessità è un azzardo. Per questo la sterlina continua – e continuerà – a pagarne il prezzo immediato.

Leonardo Maisano

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