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Negoziato sui debiti a quota 781 milioni Pressing delle banche, il ruolo di Intesa

Che la situazione finanziaria di Ntv — la società di Italo, il treno ad Alta Velocità che fa concorrenza alle Ferrovie dello Stato — fosse precaria era noto da tempo. Soprattutto lo sapevano le banche creditrici, in prima fila Intesa Sanpaolo, perché da maggio il gruppo non paga le rate e gli interessi sui circa 781 milioni di esposizione. In gran parte — per 462 milioni su 666 — si tratta di leasing per l’acquisto dei 25 treni Alstom che collegano ogni giorno 13 città con 52 viaggi. Lo sapevano anche i dipendenti, 1.074, quasi tutti in contratto di solidarietà da marzo. Lo sapevano i fornitori, esposti per circa 106 milioni in scadenza entro l’anno, che si sono visti chiedere dilazioni e rinegoziazioni. Il tweet di Maurizio Gasparri — «Ma che promozioni, presto chiuderete» — non contiene rivelazioni. Ma proprio per questo fa ancora più male a Ntv. Perché il gruppo presieduto e guidato da Antonello Perricone — voluto al vertice dai grandi soci fondatori Luca Cordero di Montezemolo, Diego Della Valle e Gianni Punzo, insieme al 33,5% — è da tempo impegnato a tenere in piedi finanziariamente l’unica azienda concorrente a Trenitalia nonostante «problemi di regolazione del settore, con una politica che ha varato la liberalizzazione ma poi l’ha abbandonata in mezzo al guado, senza assicurare un arbitro che vigilasse sulla parità di condizioni di accesso al servizio», come ha detto ieri il presidente in un’intervista all’agenzia Ansa. 
Pur tra gli ostacoli legali e di concorrenza per i quali si è anche appellata all’Antitrust e con un’authority dei Trasporti nata solo un anno fa, nel 2013 Ntv ha aumentato i passeggeri a 6,2 milioni anche grazie al completamento della flotta con 3 nuovi treni (che hanno gonfiato ulteriormente l’indebitamento). E per il 2014, secondo anno a pieno regime dalla fondazione nel 2006, ha una proiezione di arrivare a 6,5 milioni a fine anno. Il problema sta nel fatto che i ricavi sono deboli rispetto a quanto previsto inizialmente, perché le Ferrovie dello Stato hanno reagito alla spinta della concorrenza con offerte promozionali che hanno reso le tariffe di Italo meno competitive. E il taglio appena disposto dal governo sulle agevolazioni per l’energia elettrica costerà a Ntv altri 20 milioni di maggiori costi. Una batosta inattesa per il gruppo, che già dal primo semestre 2013 si era allontanato dagli obiettivi del piano industriale sui quali si fonda la continuità aziendale.
È vero che i ricavi sono quasi raddoppiati a 249 milioni ma costi fissi sono enormi (solo 120 milioni l’accesso alla rete) e così l’anno si è chiuso con 77,6 milioni di perdita che si sommano ad altrettanti 77 del 2012. In due anni un rosso di oltre 150 milioni di euro, tanto da aver eroso il patrimonio sotto un terzo. E la società continua a bruciare cassa.
Insomma, i conti non sono tornati e il gruppo stesso riconosce che così com’è non sta in piedi. Per questo Perricone ha chiesto alle banche creditrici Intesa Sanpaolo (che l’ha già messa in incaglio) Mps, Bnl e Banco Popolare di divedere i contratti di finanziamento. In questo contesto Intesa Sanpaolo gioca un doppio ruolo: oltre a essere la principale banca finanziatrice, è di fatto il secondo azionista al 20%, con una quota paritetica a quella di Sncf, le Ferrovie di Stato francesi (altri soci sono Generali con il 15%, Alberto Bombassei e Isabella Seragnoli con il 5% a testa e il quarto socio fondatore, Giuseppe Sciarrone, all’1,5%).
Fino al 31 dicembre 2014 la liquidità dovrebbe esserci grazie al taglio dei pagamenti alle banche e ai 10 milioni che i soci si sono impegnati a versare per fare fronte ai pagamenti dell’anno in corso. Dopo, non si sa. Per questo è urgente definire gli accordi di ristrutturazione del debito con le banche allungando i tempi di rimborso e rimodulando gli interessi sui leasing e sui prestiti. La partita della rinegoziazione è in mano al direttore finanziario Fabio Tomassini e a Lazard, la merchant bank presieduta in Italia da Carlo Salvatori che già si è occupata di ristrutturazioni complesse come quella di Sorgenia.
L’azienda non conferma né smentisce ma l’intervento sul personale, con la mobilità (sembra per circa 300 dipendenti), pare in arrivo. Bisognerà vedere poi se i soci saranno disposti, e per quanto, a mettere mano al portafoglio. I 10 milioni di liquidità sono acqua fresca, servono a garantire la continuità aziendale. La società ha ipotizzato nel suo piano industriale 2014-2016 anche una richiesta di aumento di capitale agli attuali azionisti, che già hanno versato 85 milioni di euro come finanziamento (contingent equity). Finora gli azionisti non lo escludono ma neanche hanno preso impegni, né lo hanno fatto le banche. La partita è appena cominciata e non è chiaro come finirà. Si sa solo che la ristrutturazione sarà vera, e pesante.

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