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Negoziato più difficile tra Atlantia e il governo. Il nodo ora è il prezzo

Sembrava una partita chiusa con il vertice notturno del 14 luglio a Palazzo Chigi, ma è presumibile che prima di settembre non sarà ancora chiaro il futuro del primo gestore autostradale del Paese. Il riassetto societario di Autostrade si sta allungando più del previsto. Oggi è in programma l’ennesimo vertice in via Goito a Roma, sede di Cassa Depositi. L’amministratore delegato Fabrizio Palermo vedrà il numero uno di Atlantia — la holding controllata dalla famiglia Benetton e socio di riferimento di Autostrade — Carlo Bertazzo per tentare una sintesi dopo due settimane di incontri finiti in un nulla di fatto. Prevale una profonda diffidenza che complica terribilmente i negoziati. Molti osserveranno con attenzione l’audizione del ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, prevista oggi in commissione bicamerale di vigilanza proprio sulla Cassa Depositi.

Dal Tesoro filtra l’attesa per le parole di Gualtieri che si esprimerà su Autostrade. Non sarà un passaggio formale. Gualtieri è stato il grande pontiere del 14 luglio. È azionista di controllo della Cassa (perché il Tesoro ne detiene l’83% delle quote) e ha costruito con Atlantia l’ultima mediazione nella notte che ha sventato la revoca della concessione. Il punto di caduta di quell’accordo prevedeva la progressiva diluizione della quota di Atlantia in Autostrade da attuarsi prima con un aumento di capitale riservato a Cdp e poi dalla vendita diretta del 22% del capitale ad investitori graditi allo Stato. Martedì sera Atlantia ha scritto una lettera al governo proponendo due opzioni da ratificare al consiglio di amministrazione previsto il 3 settembre: la prima prevede la vendita diretta dell’88% della quota che ha in Autostrade tramite un’asta competitiva a cui può partecipare Cassa Depositi. La seconda ipotizza una scissione di Aspi da Atlantia in un veicolo da quotare in Borsa in modo da valorizzare in maniera congrua la partecipazione della holding dei Benetton e tutelare l’interesse di alcuni fondi italiani ed esteri, soci di minoranza in Atlantia e in Autostrade. Da Cassa Depositi filtra l’irritazione per una tattica che giudicano attendista. La strategia della holding dei Benetton sarebbe quella di proseguire con tavoli ininterrotti per buttare la palla in avanti aspettando le elezioni regionali che potrebbero portare ad un rimpasto e a nuovi interlocutori ritenuti più malleabili. Ieri Edizione, la scatola della famiglia Benetton, ha ufficializzato di voler vendere entro 18 mesi anche la residua partecipazione dell’11% del gestore al termine del percorso in modo da uscire definitivamente dal capitale. Un passo atteso ma la formalizzazione indica un atto distensivo.

Il meccanismo

La società vuole valorizzare sul mercato la sua quota dell’88% di Autostrade

Il resto si sta giocando al ministero dei Trasporti dove si è tenuto un confronto di sei ore per la stesura del nuovo piano economico-finanziario del gestore, che disciplina le tariffe da qui ai prossimi cinque anni. Si è discusso su come strutturare l’atto aggiuntivo che cambierà la natura della Convenzione. Soprattutto su come utilizzare i 3,4 miliardi di risorse compensative per il crollo del ponte. Se indirizzarle maggiormente sulle manutenzioni o sugli investimenti. Nel mentre si gioca anche la partita del rinnovo del presidente dell’Authority dei Trasporti, Andrea Camanzi, il cui mandato scade il 16 settembre. Siccome la nuova concessione si basa sul modello dell’authority un eventuale rinnovo di consiglio prima della chiusura della vicenda potrebbe riportare tutto ai nastri di partenza.

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