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I negoziati con Vivendi mettono le ali al titolo Mediaset (+8,34%)

La ripresa dei contatti tra Vivendi e Mediaset, per porre fine al contenzioso sorto sul mancato rispetto del contratto su Premium, mette le ali al titolo del Biscione in Borsa, tra scambi superiori alla media. Mediaset, infatti, ha chiuso la seduta in rialzo dell’8,34% a 3,144 euro, ben distante comunque dal picco di oltre 4,5 euro toccato alla vigilia di Natale sulla scorta del rastrellamento che ha portato i francesi a sfiorare la soglia dell’Opa col 28,8% del capitale e il 29,9% dei diritti di voto.
Sul mercato sono circolate due tipologie di voci che, apparentemente, si contraddicono. La prima è l’aspettativa che Mediaset vinca la causa, spuntando un risarcimento superiore al miliardo. I tempi però non sarebbero immediati, visto che l’udienza davanti al giudice Vincenzo Perozziello del Tribunale civile di Milano è fissata per il 19 dicembre e fino ad allora l’invito a trovare un accordo extragiudiziale resta valido. La seconda è che si sarebbe vicini a un accordo che riconosca a Mediaset il valore di Premium – 760 milioni – stabilito nel contratto firmato nell’aprile del 2016 che Vivendi non aveva voluto onorare sostenendo di non aver trovato quello che si aspettava. «Ci hanno detto che era una Ferrari e invece era una Punto», aveva sbottato il ceo della media company transalpina, Arnaud de Puyfontaine, all’indomani della rottura, l’anno scorso a inizio agosto.
Da allora la situazione si è solo complicata. Il blitz di dicembre, che voleva essere un elemento di pressione per trovare un’intesa differente, non ha dato gli esiti sperati. Anzi, col senno di poi si può dire che sia stato del tutto controproducente. Fininvest ha presentato un esposto alla magistratura per dubbi sulle modalità della scalata e le indagini, tuttora in corso, hanno prodotto una plateale perquisizione della Guardia di finanza a Parigi negli uffici di Vivendi e del gruppo Bolloré. Agcom la primavera scorsa ha stabilito che la posizione dei francesi in Telecom (Vivendi è il primo azionista col 23,94% del capitale ordinario) e in Mediaset viola le norme del Tusmar (Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici). Tra le due società, Vivendi ha scelto di “sacrificare” Mediaset, ma per il momento ha trasferito a un trust la partecipazione eccedente il 10%. Per gli analisti è ragionevole che si riprende il filo da dove si è interrotto e cioè da Premium, la pay-tv del Biscione. Tuttavia, non pare che i francesi abbiano ancora calato le carte nel concreto. Solo una volta trovato uno schema ragionevole in grado di “salvare la faccia” a entrambi i contendenti, si muoverebbero per avvallarlo i due referenti ultimi, Vincent Bolloré e Silvio Berlusconi. È comunque evidente che per un eventuale accordo – che non sia puramente risarcitorio – i ragionamenti siano destinati a convergere sulla joint Canal plus-Tim in cantiere (si veda «Il Sole-24Ore» del 7 ottobre), includendo una fornitura di contenuti da parte di Mediaset. Parlando all’EY Digital summit di Capri, De Puyfontaine aveva spiegato che la joint si concentrerebbe su «produzioni e co-produzioni, sia italiane, sia internazionali» e «sull’acquisizione di diritti, inclusi i diritti sportivi».
In vista non c’è solo l’udienza civile del 19 dicembre, ma anche la ripetizione dell’asta per i diritti della serie A che, al più tardi, dovrebbe tenersi entro la prima metà di dicembre. Tempi stretti, dunque, tenuto conto che, da una parte, la joint nei contenuti tra la pay-tv di Vivendi e Telecom deve essere ancora finalizzata, mentre, dall’altra, qualsiasi accordo che modifichi la situazione censurata dall’Agcom deve passare al vaglio dell’Authority delle comunicazioni.
Il term-sheet relativo alla joint, che è sottoposta alla procedura parti correlate, è passato a maggioranza nel comitato controllo e rischi e nel board Telecom a fine settembre. Telecom, a quanto risulta, ha già notificato all’Agcom l’operazione che dovrebbe essere varata entro il consiglio di inizio novembre già in programa per la trimestrale, previo ulteriore passaggio nel comitato controllo e rischi. Gli uffici dell’Authority dovrebbero presentare a riguardo una relazione al consiglio Agcom probabilmente entro fine mese. Mentre è probabile che un’operazione infragruppo non debba ottenere un ok formale dall’Autorità, se l’iniziativa si allargasse a Mediaset invece non ci sarebbero dubbi sul fatto che dovrebbe essere esaminata e autorizzata. In parallelo dovrebbero essere concordate le modalità di discesa di Vivendi nel capitale di Mediaset, tenuto conto che il contratto non onorato poneva un tetto del 5% alle partecipazioni incrociate, mentre in teoria, per rispettare la legge, alla società presieduta da Vincent Bolloré basterebbe scendere appena sotto il 10%.
Sul versante Telecom, Vivendi ha ancora in corso un confronto in tema di golden power. Il ministro per lo Sviluppo economico, Carlo Calenda, ha ribadito che – perlomeno per quanto riguarda Sparkle (la rete di cavi internazionali) – c’è la necessità di attivare i poteri speciali del Governo «non in modo punitivo, ma assertivo».

Antonella Olivieri

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