Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Negozi, comanda lo stato

La regione non può ideare tipologie di esercizi di vendita diversi da quelli stabiliti dal legislatore nazionale con il dlgs 114/1998 e neppure imporre le caratteristiche che un impianto di distribuzione carburanti deve possedere. Ciò in quanto, solo lo stato può stabilire eventuali vincoli.

Lo ha affermato la Corte costituzionale con la sentenza n. 215 depositata ieri, 15 maggio dichiarando l’illegittimità di diverse disposizioni della regione Umbria.

Poli commerciali. In particolare, il giudice delle leggi ha contestato la scelta della regione di istituire i poli commerciali, attribuendo tale qualifica agli esercizi, per il solo fatto che questi siano adiacenti o vicini e a prescindere dalla volontà degli esercenti di unirsi. Ciò in quanto questa opzione comporta la necessità di sottoporre anche gli esercizi di vicinato alla complessa procedura prevista per le grandi e medie strutture superiori che, altrimenti, sarebbero soggetti alla Scia, disciplinata dall’articolo 19 della legge 241/1990. In sostanza, secondo la Corte, è incostituzionale la norma che introduce nuovi vincoli all’apertura degli esercizi commerciali e che, nel caso specifico, si pone in contrasto, tra l’altro, con i principi di liberalizzazione stabiliti dall’art. 31, comma 2, del dl n. 201/2011 secondo cui: «Costituisce principio generale dell’ordinamento nazionale la libertà di apertura di nuovi esercizi commerciali sul territorio senza contingenti, limiti territoriali o altri vincoli di qualsiasi altra natura, esclusi quelli connessi alla tutela della salute, dei lavoratori, dell’ambiente, ivi incluso l’ambiente urbano, e dei beni culturali». Normativa, peraltro, alla quale la regione Umbra aveva voluto conformarsi proprio con la legge passata al vaglio del giudice delle leggi.

Distributori di carburanti. Con una modifica alla disciplina del 2003 e relativa alla rete distributiva dei carburanti per autotrazione, la regione Umbria aveva stabilito che i nuovi impianti avrebbero dovuto erogare oltre a benzina e gasolio, almeno un prodotto a scelta tra alimentazione elettrica, metano, Gpl, biodiesel, idrogeno o relative miscele, a condizione che tale ultimo obbligo non comporti ostacoli tecnici o oneri economici eccessivi e non proporzionati alle finalità dell’obbligo. Anche in questo caso, a giudizio della Corte, la norma regionale introduce vincoli più restrittivi rispetto quanto deciso dallo stato che, anzi, con l’art. 83-bis, c. 17, del dl 112/2008 ha vietato le limitazioni che prevedono l’obbligo della presenza contestuale di più tipologie di carburanti. Incostituzionali anche i vincoli per i nuovi impianti che, secondo l’Umbria, avrebbero potuto essere dotati di apparecchiature self-service prepagamento funzionanti senza presenza del gestore, solo se classificati di pubblica utilità e se fosse stata garantita sorveglianza secondo le modalità stabilite dal comune. Ma lo stato, invece, con l’art. 1, comma 1, legge 111/2011, aveva stabilito proprio l’opposto.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Un voluminoso dossier, quasi 100 pagine, per l’offerta sull’88% di Aspi. Il documento verrà ana...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La ripresa dell’economia americana è così vigorosa che resuscita una paura quasi dimenticata: l...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ancora prima che l’offerta di Cdp e dei fondi per l’88% di Autostrade per l’Italia arrivi sul ...

Oggi sulla stampa