Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Negozi chiusi per sei giorni all’anno

Sei giorni l’anno di chiusura obbligatoria per negozi e supermercati. Questa la principale novità del testo di legge che oggi andrà in aula alla Camera. L’iter parlamentare è solo agli inizi. Ma già nel testo sta prendendo forma una doppia mediazione tra le forze politiche e produttive.
Partiamo dai contenuti. In commissione a Montecitorio le giornate di chiusura obbligatoria — che nel precedente testo erano 12 — ora sono dimezzate. Ci si fermerà a sei festività con le saracinesche abbassate che, nell’ipotesi attuale, ciascun imprenditore potrà scegliere tra le seguenti: Primo Gennaio, Epifania, 25 Aprile, Pasqua, Pasquetta, Primo Maggio, 2 Giugno, Ferragosto, Primo Novembre, 8 Dicembre, Natale e Santo Stefano. Per i negozi che non rispetteranno i sei giorni festivi l’anno sono previste multe da 2 a 12 mila euro. Ai sindaci è conferita anche la facoltà di porre limiti agli orari di apertura notturna dei negozi nei quartieri della movida. Il tutto attraverso ordinanze con validità di tre mesi, reiterabili. Il testo emendato dalla Commissione attività produttive della Camera stanzia anche 18 milioni di euro l’anno per cinque anni a sostegno dei piccoli negozi (la ragioneria dello Stato ha dato il via libera).
Che cosa pensa il mondo del commercio del nuovo testo? La grande distribuzione — convinta della bontà della liberalizzazione totale introdotta due anni e mezzo fa dal Salva Italia — vorrebbe tenere le cose come stanno. Ma nello stesso tempo tira un sospiro di sollievo: «Il testo attuale è migliorato. Prima di tutto perché si riducono da 12 a 6 le chiusure obbligatorie. Accogliamo in modo positivo anche la libertà lasciata agli imprenditori di scegliere le giornate in cui chiudere», osserva Giovanni Cobolli Gigli, presidente di Federdi-stribuzione. Nessuna con-cessione, invece, da parte di Mario Resca, a capo di Confimprese, associazione che rappresenta le catene di negozi, da McDonald’s a Natuzzi: «Rigettiamo il compromesso delle 6 giornate di chiusura, la liberalizzazione deve essere totale. Questa è una controriforma reazionaria».
Molto diversi i toni di Francesco Rivolta, direttore generale di Confcommercio, favorevole all’introduzione di chiusure festive: «È necessario un compromesso intelligente. In difesa del pluralismo distributivo. Positivo che si stia lavorando su questa strada».
Oggi in aula si verificherà la tenuta della mediazione nella maggioranza. Un sentiero stretto che Angelo Senaldi, Pd, relatore del progetto, da mesi sta cercando di percorrere. «Con la libertà di scelta degli imprenditori crediamo di aver risposto anche alle obiezioni Antitrust», fa notare. Cruciale è stata la disponibilità del M5S a portare in aula il testo (come primo proponente, il partito di Grillo avrebbe potuto mettersi di traverso). «Non abbiamo rinunciato, però, a presentare emendamenti», dice il deputato Marco Da Villa. Emendamenti sono arrivati anche dalla Lega che, come il M5S, vuole aumentare il numero delle chiusure.
Ma nella partita potrebbe entrare presto un nuovo attore. Le regioni. Quattro hanno già chiesto il referendum. Per andare alle urne ne basterebbe una quinta.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Sono sessantasei i fascicoli di polizze infortuni in favore dei dirigenti di cui si sono perse le tr...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Questo shock senza precedenti potrebbe causare qualche vittima tra le banche». Un Ignazio Visco i...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Non sarà possibile avere il Recovery Fund in funzione dal primo gennaio 2021 e anche il Bilancio ...

Oggi sulla stampa