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Negli Usa ultimatum a Vw Ue: Italia ritarda sul dieselgate

GINEVRA.
Non c’è più la Group Night, tradizionale incontro con la stampa alla vigilia dei saloni ginevrini, ma un più informale colloquio con i media. A testimoniare che i tempi sono difficili e il dieselgate consiglia di mettere da parte lo sfarzo che fu. Così come già era accaduto in gennaio a Detroit, anche il primo appuntamento europeo dopo lo scandalo delle emissioni truccate serve a Matthias Mueller per fare mea culpa: «Dobbiamo imparare dagli errori se vogliamo riuscire a tornare un gruppo leader nella mobilità entro il 2025». Volkswagen scommette sulla nuova automobile, fatta di connettività, self driving e carburanti a basso impatto, fino all’elettrico. E annuncia investimenti in tre centri di ricerca, in Germania, California e Cina.
Ma i problemi non sono certo tutti superati sulle due sponde dell’Atlantico. In Europa è di pochi giorni fa l’irritazione dell’Unione europea per il fatto che «due importanti Paesi come Francia e Italia», non hanno ancora comunicato alla Commissione i risultati delle loro indagini sul numero di auto Volkswagen con il motore truccato che circolano nei due stati. Nei primi giorni di ottobre molti governi europei, compreso quello italiano, promisero indagini approfondite sul numero di auto coinvolte. Ma ora Italia e Francia, a differenza degli altri partner continentali, non hanno ancora fatto conoscere gli esiti di quelle indagini.
Non migliore per Volkswagen è la situazione in Usa. Qui gli enti regolatori federali e la commissione che sovrintende alle emissioni in California non hanno approvato la proposta della casa di Wolfsburg per riparare le auto con il motore irregolare. A gennaio era stato lo stesso Mueller a illustrare il piano ai vertici federali, ma ne aveva ottenuto un gentile rifiuto: «Le discussioni proseguiranno ancora», era stata la formula con cui tedeschi e americani si erano lasciati. Oggi il tempo stringe. Perché nei giorni scorsi il giudice distrettuale Charles Breyer ha imposto a Volkswagen il termine perentorio del 24 marzo per trovare un soluzione che soddisfi gli acquirenti di una delle 600 mila auto del dieselgate. Sono iniziate infatti negli Usa le cause contro il colosso tedesco e nei tribunali i clienti chiedono la sostituzione dell’auto incriminata con una nuova. Ieri sera Mueller ha gettato acqua sul fuoco: «I nostri colloqui negli Stati Uniti sono costruttivi. Vi informeremo nel tempo giusto sui risultati». Ma, intervistato da Bloomberg non ha saputo dire se la situazione si risolverà in settimane o mesi, né se sarà in grado di rispettare la scadenza del 24 marzo.
In Europa invece la campagna richiami è già partita e c’è da chiedersi per quale motivo le proposte di riparazione bocciate in Usa vengono invece accettate nel Vecchio continente. A Ginevra il gruppo tedesco scommette sui Suv: Audi presenta il minicrossover Q2. E Seat propone il mini Suv Acantara. Insomma dopo il dieselgate Wolfsburg punta sull’ecocompatibile.

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