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Negli studi «no» a nuovi incarichi

Qualcuno vorrebbe quasi accontentarsi delle ultime aperture delle Entrate, perché in fondo «piuttosto che niente è meglio piuttosto». Ma molti continuano ad attendere una vera proroga per le istanze della voluntary disclosure.
«Avere più tempo per presentare la relazione è sicuramente positivo. Inoltre, il comunicato stampa diffuso ieri precisa che si può anche integrare la prima istanza entro 30 giorni, e questo è un altro fatto che consentirà a qualche ritardatario di rientrare nella procedura», commenta Guglielmo Maisto, dello studio Maisto e associati. «Un altro punto importante è che l’integrazione della documentazione per le annualità non più accertabili è solo una facoltà». Proprio questo chiarimento, arrivato ieri pomeriggio con comunicato, ha eliminato molte delle incertezze generate con il provvedimento di lunedì.
«La possibilità di inviare più tardi le relazioni di accompagnamento è un piccolo aiuto, ma credo che alla fine anche l’Erario avrebbe beneficiato di una proroga», osserva Carlo Ticozzi, dello studio associato Caramanti, Ticozzi & Partners. Anche perché, come rileva Stefano Grilli dello studio Gianni Grippo Origoni Cappelli & partners, 30 giorni non sono poi molti: «Il cliente va richiamato in studio per illustrargli di persona la modifica normativa, lasciargli il tempo di decidere, reperire i documenti e processarli. Questa dilazione, per quanto apprezzabile, rischia di non essere di grande aiuto per i professionisti, anche se l’apertura ai meri saldi patrimoniali nel comunicato di stampa di ieri va nella direzione giusta».
Una delle difficoltà è data dal fatto che alcuni clienti si stanno facendo avanti solo adesso e la gestione della procedura ha tempi incomprimibili. «Ho alcuni incarichi professionali arrivati tra fine agosto e i primi di settembre che ho accettato con beneficio d’inventario – aggiunge Carlo Ticozzi – per evitare di assumere impegni che non sono in grado di svolgere». Una via percorsa anche da altri, come Giovanni Mercanti, dello studio Mercanti Dorio e associati, che racconta: «I clienti bussano alla porta ancora in questi giorni, anche perché di fatto la procedura non è partita a gennaio, ma a luglio, quando si è completato il quadro normativo. Ci sono grandi patrimoni che hanno aspettato fino all’ultimo il decreto sul raddoppio dei termini e altri clienti che non si erano mai visti prima».
Altri studi hanno scelto di non assumere più nuovi incarichi, come spiegano Francesco Nobili e Gianluca Boccalatte dello Studio Biscozzi Nobili: «Dovendo inviare le istanze entro il 30 settembre non siamo in grado di prendere altri mandati». Quanto all’identikit dei ritardatari, «la sensazione – spiegano – è che in questi giorni si stiano muovendo persone con posizioni di piccolo taglio, stratificate nel tempo, che hanno compreso solo all’ultimo il rischio di vedersi bloccate le somme all’estero».
Comunque, non è solo una questione di ritardatari. A sovraccaricare di lavoro molti studi è soprattutto la gestione delle pratiche arrivate per tempo. Calcolare il rendimento degli investimenti è un’operazione complicata per i portafogli gestiti attivamente, e molti studi si affidano a service esterni a loro volta sovraccarichi, ma le insidie si annidano anche in un banale conto corrente, come spiega Antonietta Carta, commercialista: «Conteggiare il rendimento a forfait è semplice, ma se parliamo di un conto che è stato movimentato con depositi e prelievi, anche dal bancomat, tutte queste operazioni vanno poi indicate nella relazione». E ottenere i dati dalle banche estere non è sempre facile.
Più di un professionista racconta di come gli istituti elvetici siano diventati via via più collaborativi con il passare dei mesi. Ma non tutti i Paesi sono uguali: «Recuperare i documenti dagli intermediari degli Emirati Arabi Uniti può essere problematico, così come da quelli di Monaco o dei Paesi sudamericani», rileva Raul-Angelo Papotti, dello Studio legale Chiomenti. Anche per questo Papotti sottolinea come altri Paesi (è il caso di Germania e Stati Uniti) abbiano dapprima proceduto con una riapertura dei termini, per poi emanare una norma permanente per il rientro dei capitali.
Intanto, c’è una difficoltà in più, dovuta alla coesistenza tra domande già presentate e altre ancora in lavorazione. Secondo Andrea Tavecchio dello studio Tavecchio & associati, «da adesso in poi l’importante è programmare il “dopo”. Agli uffici chiederei di non inviare richieste di integrazioni documentali ai professionisti prima di fine ottobre, perché gli studi saranno focalizzati sul fare istanze e relazioni. E la seconda cosa che chiederei all’Agenzia è di organizzare gli inviti al contraddittorio e i relativi pagamenti senza imporre inutili scadenze di pochi giorni».

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