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Se ne va JP Morgan le banche smobilitano dalla City londinese

Il negoziato vero e proprio sulla Brexit non è ancora cominciato. Ma la fuga dalla City sì. L’annuncio di ieri che la JP Morgan Chase, una delle più grandi banche americane, trasferirà 400 dipendenti dalla sede di Londra, suo quartier generale europeo, a Dublino o Francoforte, è solo l’ultimo della serie. La storica cittadella finanziaria londinese, se fosse una stazione ferroviaria, in questi giorni apparirebbe affollata di viaggiatori in partenza come alla vigilia di un esodo di massa: solo che si parte per sempre. E la causa è la Brexit, che minaccia di fare perdere all’industria finanziaria britannica i “passporting rights”, il diritto di operare nelle altre 27 nazioni Ue senza bisogno di una licenza in ciascuno di essi. Con la Gran Bretagna fuori dall’Unione, quel diritto verrebbe a mancare. Per mantenerlo, banche e operatori finanziari non hanno che una possibilità: traslocare in un paese che della Ue continuerà a fare parte.
L’elenco dei trasferimenti annunciati o anticipati dalle indiscrezioni è lungo. La notizia che la JP Morgan manderà via 400 persone del suo staff londinese è in effetti soltanto un primo passo: fonti della banca Usa indicano che il numero complessivo, quando entro due anni la Brexit sarà diventata operativa, raggiungerà probabilmente quota 4 mila. La Goldman Sachs è in procinto di trasferire 1000 banchieri a Francoforte e 2000 a New York. La Morgan Stanley, 1000 a Dublino o Francoforte. La Deutsche Bank ha già reso noto che 4 mila dipendenti della sede di Londra andranno a Francoforte. La svizzera Ubs ne sposterà 1500 a Francoforte. E poi ci sono le banche nazionali: la Hsbc, 1000 dipendenti a Parigi; la Barclays, 150 a Dublino; il Lloyds Banking Group, 300 a Berlino; le assicurazioni Lloyd’s, 300 in Lussemburgo.
Entro il marzo 2019, la data entro cui il Regno Unito dovrà essere fuori dalla Ue, la fuga dei banchieri da Londra avrà assunto dimensioni ancora più ampie. Secondo un rapporto della società di analisi Bruegel, la City perderà in tutto almeno 30 mila dipendenti, cedendo all’estero un giro d’affari di 1,5 trilioni di sterline l’anno, pari al 17 per cento del fatturato dell’industria finanziaria britannica. E la London Stock Exchange calcola che la perdita, compreso l’indotto, ossia le tante occupazioni legate alla finanza, sarà di 230 mila posti di lavoro. Certo, Londra resterà comunque una capitale della finanza mondiale. Ma un conto è essere “una” capitale della finanza, un altro “la” capitale globale per eccellenza. Le rivali della City, da New York a Francoforte, guardano la stazione londinese affollata di viaggiatori in partenza e sorridono.

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