Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Ne bis in idem, stop eccezioni

Applicabilità del ne bis in idem a 360 gradi. Un imputato non può infatti essere processato qualora sussista un concorso formale fra il reato prescritto o comunque già giudicato con sentenza irrevocabile e quello per cui è iniziato il nuovo procedimento penale. Sono infatti salvi dall’omicidio colposo i manager quando il disastro doloso è stato già dichiarato prescritto.

È quanto affermato dalla Corte costituzionale che, con la sentenza n. 200 del 21 luglio 2016, ha dichiarato l’illegittimità dell’art. 649 cpp, nella parte in cui esclude che il fatto sia il medesimo per la sola circostanza che sussiste un concorso formale tra il reato già giudicato con sentenza divenuta irrevocabile e il reato per cui è iniziato il nuovo procedimento penale

Prima di arrivare a questa conclusione i giudici di Palazzo della Consulta hanno chiarito che per identità del fatto, coperto dalle garanzie del ne bis in idem e dunque dal divieto di un secondo processo, ci si deve riferire al fatto inteso come condotta, evento e nesso causale.

Ma, dicono ancora i giudici, questa conclusione non impone di applicare il divieto del ne bis in idem per l’esclusiva ragione che i reati concorrono formalmente e sono perciò stati commessi con un’unica azione.

È infatti facilmente immaginabile – si legge ancora in sentenza – che all’unicità della condotta non corrisponda la medesimezza del fatto, una volta che si sia precisato che essa può discendere dall’identità storico-naturalistica di elementi ulteriori rispetto all’azione o all’omissione dell’agente, siano essi costituiti dall’oggetto fisico di quest’ultima ovvero anche dal nesso causale e dall’evento.
Tale ultima posizione, in particolare, è fatta propria dal diritto vivente nazionale e se ne è già accertata la compatibilità con la Costituzione e con lo stato attuale della giurisprudenza europea.

In definitiva, l’esistenza o no di un concorso formale tra i reati oggetto del processo è un fattore ininfluente ai fini dell’applicazione dell’art. 649 cod. proc. pen., una volta che questa disposizione sia stata ricondotta a conformità costituzionale, e l’ininfluenza gioca in entrambe le direzioni, perché è permesso, ma non è prescritto al giudice di escludere la medesimezza del fatto, ove i reati siano stati eseguiti in concorso formale. Ai fini della decisione sull’applicabilità del divieto di bis in idem rileva infatti solo il giudizio sul fatto storico.

D’ora in poi, quindi, l’autorità giudiziaria sarà tenuta a raffrontare il fatto storico, secondo la conformazione identitaria che esso abbia acquisito all’esito del processo concluso con una pronuncia definitiva, con il fatto storico posto dal pubblico ministero a base della nuova imputazione. A tale scopo è escluso che eserciti un condizionamento l’esistenza di un concorso formale.

La questione è stata sollevata nell’ambito del caso Eternit. I vertici erano stati salvati dalla prescrizione dalle accuse di disastro doloso. Dunque la Procura aveva avviato un nuovo procedimento per omicidio colposo, procedimento caduto ora sotto la scure della Consulta.

Messa alla prova

D’ora in avanti il decreto penale di condanna dovrà contenere l’avviso della facoltà dell’imputato di chiedere mediante l’opposizione la sospensione del procedimento con messa alla prova.

È quanto affermato dalla Corte costituzionale che, con la sentenza 201 del 21 luglio 2016, ha dichiarato l’illegittimità dell’art. 460, comma 1, lettera e), del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevede che il decreto penale di condanna contenga l’avviso della facoltà dell’imputato di chiedere mediante l’opposizione la sospensione del procedimento con messa alla prova.

Ciò perché, i principi costituzionali sulle facoltà difensive per la richiesta dei riti speciali non possono non valere anche per il nuovo procedimento di messa alla prova. Per consentirgli di determinarsi correttamente nelle sue scelte difensive occorre pertanto che all’imputato, come avviene per gli altri riti speciali, sia dato avviso della facoltà di richiederlo. A sollevare con successo la questione il Tribunale di Savona.

Debora Alberici

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

ROMA — Un’esigenza comune percorre l’Europa investita dalla seconda ondata del Covid-19. Mai c...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

ROMA — L’Italia è pronta ad alzare le difese, e si allinea con l’Unione europea, nei confront...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

MILANO — Nel giorno in cui il consiglio di Atlantia ha deliberato il percorso per uscire da Aspi, ...

Oggi sulla stampa