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I nazionalismi preoccupano Draghi

FRANCOFORTE
A queste tendenze, ha aggiunto, «è importante resistere». Il presidente della Banca centrale europea ha anche parlato di Brexit, sostenendo di non voler «credere che gli inglesi votino per uscire, perché insieme siamo più forti». Sul fronte delle misure di stimolo ha detto che «la nostra politica sta funzionando, ma ci vuole pazienza, la crisi è la più severa dal Dopoguerra. Farò il possibile per riportare l’inflazione al giusto livello, cioè appena sotto il 2% (oggi è a zero, ndr)».
Le accuse più pesanti erano venute dal ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, che aveva addirittura accusato Draghi di aver favorito il successo elettorale del partito anti-immigrati e anti-euro, AfD, alle elezioni regionali di marzo. In appoggio a Draghi, si è schierata ieri il cancelliere Angela Merkel, che finora era rimasta fuori dalla diatriba e che ha ricordato l’importanza dell’indipendenza della banca centrale. Lo stesso aveva fatto, martedì a Roma, il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann (che pure ha dissentito da molte delle misure varate dal consiglio), sottolineando di nuovo che lo stimolo monetario adottato dalla Bce è appropriato.
Nell’intervista alla “Bild”, un giornale che riflette la pancia della Germania ed è molto diffuso fra l’opinione pubblica più conservatrice, recentemente la più critica nei suoi confronti, Draghi ha difeso i bassi tassi d’interesse, considerati dai tedeschi una penalizzazione o addirittura un “sequestro” dei loro risparmi, e spiega che sono dovuti alla bassa crescita e alla bassa inflazione. «Se alzassimo i tassi ora – ha dichiarato – sarebbe un male per l’economia e scatenerebbe deflazione, disoccupazione e recessione. Gli interessi sui risparmi vengono dalla crescita, quindi è un bene per i risparmiatori che l’inflazione si stabilizzi e la crescita torni a essere più robusta». Come uno dei suoi più stretti collaboratori, Benoit Coeuré, in un’intervista sul Sole 24 Ore di ieri, il presidente della Bce ha ricordato che i risparmiatori si avvantaggiano dei tassi bassi in quanto acquirenti di case, contribuenti, imprenditori e lavoratori.
Il banchiere centrale italiano («La mia nazionalità – ha scherzato – interessa solo ai media tedeschi. Un non italiano farebbe lo stesso. Tutte le grandi banche centrali del mondo stanno perseguendo politiche simili») ha ricordato che per i risparmiatori quel che conta è il rendimento reale, al netto dell’inflazione, e questo è più alto oggi che negli anni 90, quando ancora la Bce non esisteva e la politica monetaria in Germania era condotta dalla Bundesbank. Draghi ha ricordato ai risparmiatori tedeschi che non devono solo tenere i loro soldi in depositi bancari, ma che ci sono altri modi di investirli e che comunque un recente studio della Bundesbank ha mostrato che il rendimento reale delle attività delle famiglie tedesche è attorno al 2 percento.
Sulle parole di Schaeuble, che poi le aveva in parte ritrattate e aveva avuto con Draghi una cena chiarificatrice alle riunioni del Fondo monetario a Washington, il capo della Bce ha preferito glissare, dicendo che «un dibattito educato e costruttivo è il benvenuto». Ha comunque ribadito, come in conferenza stampa la settimana scorsa, che la Bce obbedisce alla legge e non ai politici: «È normale per i politici commentare le nostre azioni, sarebbe anormale che li ascoltassimo». E ha detto che la percezione che l’indipendenza dalla banca centrale sia sotto attacco può indurre le imprese e le famiglie a ritardare le proprie decisioni di investimenti e di spesa e quindi costringerla a nuove misure.
Su questo fronte, è intervenuta a sostegno della posizione di Draghi, dopo Weidmann, anche il cancelliere Angela Merkel. «Siamo noi tedeschi – ha affermato – che abbiamo sempre difeso l’indipendenza della banca centrale». Il cancelliere ha anche sostenuto che «bisogna creare un ambiente per la crescita con cambiamenti alla politica economica». La crescita farà risalire l’inflazione a un livello che renderà possibile per la banca centrale adottare una politica diversa, ha detto il capo del Governo. Di lei, il presidente della Bce ha detto: «Spero che continui a battersi per l’Europa», e ha confermato che risponderà positivamente all’invito del Parlamento tedesco per un incontro, forse a settembre.
Se la scelta della “Bild” (alla quale aveva rilasciato la sua prima intervista dopo l’insediamento quattro anni e mezzo fa) da parte di Draghi non è stata casuale, anche il contesto dell’intervento della signora Merkel è stato significativo. Il cancelliere ha infatti risposto a un interlocutore, il presidente delle casse di risparmio tedesche, che rappresenta la categoria più ferocemente avversa alla politica della Bce e che ha il potere di condizionare molti voti nell’elettorato conservatore. Georg Fahrenschon aveva parlato di «problemi sociali» che potrebbero derivare dai bassi tassi d’interesse.

Alessandro Merli

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