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Nava «Le banche dovranno salvarsi da sole»

All’interno della Commissione europea, direzione generale del mercato interno, Mario Nava è il direttore delle «Istituzioni Finanziarie». È l’uomo delle leggi che governeranno le banche dal 2014.
Le banche continuano ad essere fonte di preoccupazione. La loro attività assorbe maggiore capitale, la Vigilanza viene richiamata centralmente a Francoforte, c’è il timore della perdita delle caratteristiche tipiche di alcuni istituti.
«Le banche sono al centro di un profondo cambiamento, iniziato subito dopo la crisi del 2008 almeno su tre piani: quello del capitale di rischio, quello della supervisione e quello della risoluzione. Per quanto riguarda il primo, si erano venute a creare delle situazioni di eccessivo indebitamento bancario dovute alle regole sui requisiti di capitale allora in vigore. Quelle regole avevano permesso effetti di leva alti, ponendo cosi talune banche in una situazione debitoria delicata. Tutto questo è stato superato, sono stati migliorati i requisiti di capitale. Queste nuove regole, anche se ancora non formalmente in vigore, lo saranno dal primo gennaio 2014, hanno fatto sì che è già aumentato il capitale negli istituti di credito. Per quanto riguarda il secondo, con il progetto di Unione Bancaria si sta passando a una supervisione unica delle banche europee in capo alla Bce con una distribuzione dei compiti tra Bce e autorità di vigilanza nazionali, proporzionale al rischio sistemico delle varie banche. E per quanto riguarda il terzo elemento, sono ora in discussione al Consiglio e al Parlamento testi sul risanamento e la risoluzione delle banche e sul meccanismo di risoluzione unico, per i paesi parte dell’Unione Bancaria».
Queste regole di risoluzione preoccupano in maniera particolare. Il bail-in coinvolgerà in un eventuale default di un istituto di credito non solo i titolari di azioni, ma anche, in misura diversa, gli obbligazionisti.
«I testi che sono in discussione al Parlamento europeo e al Consiglio, e che non possono in alcun modo considerarsi definitivi, si ispirano alla logica chiarissima di proteggere i contribuenti dai fallimenti bancari. Il modo di proteggerli è assicurarsi che eventuali perdite non siano più assorbite dai contribuenti, ma piuttosto siano in primis assorbite dagli azionisti e poi dai creditori, soprattutto subordinati. Il Parlamento e il consiglio differiscono sulla quantità esatta di questo assorbimento e oltre una certa soglia, lasciano un margine di apprezzamento all’Autorità di Risoluzione, che per i paesi dell’Unione Bancaria è il Comitato Unico di Risoluzione che potrà disporre, secondo regole e modalità precise, del Fondo di risoluzione. In ogni caso l’ordine di priorità dei creditori sarà rispettato per cui i creditori subordinati assorbiranno le perdite prima di ogni altro creditore. Vi sarà perciò certezza giuridica e prevedibilità per gli investitori in obbligazioni bancarie».
Cos’è il Comitato unico di risoluzione?
«Nella proposta della Commissione è un Comitato formato da un Direttore esecutivo e un vice direttore esecutivo nominati apposta e che si riunisce con le Autorità di risoluzione nazionali (in formazione plenaria o esecutiva) e che si occuperà di approvare tutti i piani di risanamento e risoluzione delle banche europee, ma soprattutto di trovare una soluzione ordinata davanti all’eventualità di una crisi di una banca che possa mettere in dubbio l’attività dell’istituto coinvolto. Con molti distinguo, potrebbe essere avvicinata all’attività che, negli Stati Uniti, svolge la Fdic, l’agenzia indipendente federale, voluta dal Congresso, per l’assicurazione dei depositi».
Mentre il fondo di risoluzione?
«Il Fondo di risoluzione sarà finanziato su base privata, sostanzialmente dalle banche stesse, e interverrà su decisione dell’Autorità unica di risoluzione».
Un po’ come accade in Italia con il Fondo interbancario di tutela dei depositi…
«I due fondi sono assimilabili come finanziamento, non come finalità. Hanno un medesimo input (i contributi delle banche), ma output diversi: uno va a tutelare i depositanti fino a centomila euro, l’altro punta a una dismissione ordinata delle attività dell’istituto entrato in crisi».
Un rischio concreto è nell’applicazione di contributi indistinti, che non tengano conto della specificità e delle dimensioni dei vari istituti. Unicredit e le Bcc devono contribuire in maniera diversa non le pare?
«Il principio è chiaro e condiviso e la Commissione lo ha messo nella proposta legislativa».
Dunque, cosa farete?
«La proposta prevede che i contributi al fondo siano calibrati in base alle dimensioni, al business model e al profilo di rischio di ciascuna istituzione. Il principio è acquisito, ora Consiglio e al Parlamento lo tradurranno in pratica».
Quando entreranno in vigore le nuove regole?
«Il rule-book, il libro con le nuove regole è pronto e definito: entrerà in vigore il 1° gennaio 2014. La vigilanza bancaria, con le 130 principali banche che finiranno sotto la supervisione diretta della Bce e le oltre 6 mila sotto la supervisione indiretta, diverrà operativa nell’autunno 2014. Sono ancora in discussione i due pezzi sulla risoluzione delle crisi bancarie, le norme generali che interessano tutti i 28 paesi dell’Unione e quelle sul meccanismo unico di risoluzione ristretta ai 18 paesi facenti parte dell’Unione Bancaria. Ritengo possibile che entrambe siano approvate prima della fine del mandato di questo Parlamento europeo (primavera 2014) per poi entrare in vigore il 1° Gennaio 2015».

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