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Nato, è il vertice del disaccordo Macron rilancia. E attacca Erdogan

BRUXELLES — Macron tiene il punto, e anzi rilancia. Nella concitata serie di incontri che ieri ha preceduto l’apertura formale del vertice Nato a Londra il presidente francese ha confermato la sua diagnosi di «morte cerebrale» dell’Alleanza. E ha rincarato la dose, accusando la Turchia di collaborare con miliziani «vicini all’Isis» nella sua guerra contro i curdi e spiegando che i membri della Nato non arrivano neppure a mettersi d’accordo su una definizione comune di terrorismo. Inoltre ha ripetuto la sua richiesta di aprire un dialogo «strategico ma senza ingenuità » con la Russia di Putin.
Trattato Inf
Trump, che prima aveva accusato Macron di aver «insultato» l’Alleanza, dopo un incontro con il francese ha minimizzato «le divergenze minori e superabili» tra i due Paesi. Poi, con uno dei suoi soliti colpi di scena, ha annunciato che Usa e Russia sarebbero disponibili a negoziare un nuovo trattato Inf sulla riduzione delle armi nucleari a medio raggio, in sostituzione di quello stracciato in estate, e che la Cina sarebbe interessata a parteciparvi.
Ripensare la Nato
Al vertice di tutte le discordie, che avrebbe dovuto originariamente celebrare in gran pompa il settantesimo anniversario dell’Alleanza, i Paesi arrivano divisi senza ancora una bozza di comunicato finale. Ma l’ostinazione di Macron dovrebbe portare al varo di un «comitato di saggi» per ripensare da cima a fondo l’Alleanza. Su questo Parigi ha il sostegno di Berlino, ma anche del Canada e di molti alleati europei. Tuttavia i punti di dissonanza restano molti.
Siria
Il turco Erdogan minaccia di bloccare le misure di potenziamento delle difese per la Polonia e i Paesi baltici, già approvate, se la Nato non dichiarerà che l’ Ypg, i miliziani curdi che hanno combattuto in Siria contro l’Isis, sono un’ organizzazione terroristica. Francia e Usa si oppongono. Della questione si è discusso ieri in un mini-vertice a quattro tra Macron, Merkel, Johnson ed Erdogan. L’incontro è stato definito “utile”, ma le divergenze rimangono.
Turchia
Macron critica severamente l’aggressione turca contro i curdi, che erano alleati della Nato nella lotta all’Isis. Mette in discussione la possibilità che l’articolo 5 del Trattato, che prevede l’obbligo di mutua difesa, possa applicarsi se la Turchia fosse aggredita in seguito all’invasione della Siria. Inoltre giudica inaccettabile la decisione turca di acquistare sofisticati sistemi anti-aerei russi che permetterebbero a Mosca di carpire segreti militari della Nato.
Erdogan, d’altra parte, non lesina i complimenti: «prima di parlare di morte cerebrale della Nato, Macron dovrebbe pensare alla propria », ha dichiarato.
Spese per la difesa
Trump continua a battere sul fatto che molti Paesi non rispettano l’impegno di stanziare almeno il 2% del Pil per la difesa. Li definisce «delinquenti». E minaccia ritorsioni che spaziano dalle sanzioni commerciali fino alla possibilità di revocare per loro l’articolo 5: «discuteremo al vertice se gli Stati Uniti debbano difendere alleati delinquenti». La questione aveva già avvelenato il vertice Nato del 2018, ma rischia di farsi sempre più divisiva. Anche perché il presidente americano ieri ha pensato bene di rilanciare sostenendo che comunque «il 2% non basta e bisognerebbe salire almeno al 4».
In realtà negli ultimi tempi quasi tutti i membri dell’Alleanza hanno aumentato i loro bilanci militari. Ma molti restano ancora lontani dall’obiettivo del 2% .
Cina
In teoria la Cina è al di fuori del quadro di competenza geografica della Nato. Ma il segretario generale Stoltenberg ne ha parlato diffusamente, spiegando che Pechino, nonostante l’aumento massiccio della potenza militare, non rappresenta «una minaccia», bensì «una sfida».
In particolare per la crescente presenza in Africa e per i massicci investimenti strategici nei Paesi dell’Est europeo che fanno parte della Nato.
Russia
A parte l’annuncio di Trump sulla volontà comune di un nuovo accordo per tagliare i missili nucleari a medio raggio, la Russia resta il convitato di pietra del vertice. Macron spinge per riaprire il dialogo politico con il Cremlino. Molti condividono la sua posizione.
Ma la questione ucraina, l’occupazione della Crimea e le relative sanzioni decise dall’Europa e dagli Usa restano ostacoli per ora apparentemente invalicabili. Putin si dice «pronto a collaborare», ma pochi gli credono.

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