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Nasce il private banking di Mediobanca La scommessa sugli imprenditori italiani

Una volta era solo per i pochi imprenditori ammessi nel «salotto buono», cui offriva consigli, assistenza, finanziamenti, capitali; oggi Mediobanca — una banca ben diversa da quella fondata da Enrico Cuccia — apre le porte di Piazzetta Cuccia agli imprenditori italiani delle mid-corporate, ovvero il tessuto dell’economia italiana, per offrire loro i servizi di private banking accanto a quelli di banca di investimento. Lo fa varando una divisione ad hoc, Mediobanca Private Banking, (dotata anche di un logo autonomo) che nasce dalle radici di Banca Esperia, la joint venture nel risparmio gestito creata oltre quindici anni fa con Mediolanum ma che era sempre rimasta un ibrido che non soddisfaceva nessuno dei due azionisti fondatori. «Oggi ci mettiamo il nostro nome, che è pesante», spiega il direttore generale di Mediobanca, Francesco Saverio Vinci. «Abbiamo deciso di legarlo a un certo tipo di servizio perché vogliamo che sia all’altezza dei nostri predecessori. Ma non è stato un salto culturale facile, metterci la faccia».

Il piano industriale elaborato dal ceo Alberto Nagel centra così un altro degli obiettivi: rafforzare l’ala delle commissioni nel conto economico della banca. Già adesso i ricavi da commissione prodotti dall’area wealth management — presidiata all’estero con Compagnie Monégasque de Banque e nei servizi fiduciari con Spafid, oltre che da Esperia — pesano per il 30% ma si punta ad arrivare oltre il 40% bilanciando così il peso delle attività a più intenso utilizzo di capitale e meno ricorrenti come l’investment banking e il trading. D’altronde il mercato è enorme: la penetrazione del private banking in Italia è pari al 50% circa del suo potenziale di mille miliardi di ricchezza da gestire. E soprattutto esiste una quantità di grandi ricchi — gli ultra high net individuals, con almeno 5 milioni di ricchezza mobiliare — che necessita di servizi non solo tradizionali come il risparmio gestito ma anche prodotti sofisticati. In questa fascia di mercato Mediobanca — che parte dalla dote di 19 miliardi di asset in pancia a Esperia e 90 private banker in casa — punta a espandersi facendo sinergia con la sua attività più tipica: «Finora quando un’azienda diventa oggetto di un m&a o viene quotata la liquidità che arriva all’imprenditore finisce spesso nelle gestioni delle banche estere; noi vogliamo intercettarla», spiega Angelo Viganò, responsabile della divisione private banking. Piazzetta Cuccia diventa insomma una private & investment bank, un esempio unico in Italia e con pochi soggetti simili in Europa e riferimenti negli Usa in realtà come Goldman Sachs o Morgan Stanley.

Il punto di forza sarà il cross selling di prodotti insieme di private, corporate e investment banking come leasing, factoring, lending, equity capital market, come le quotazioni, e il debito, nonché i servizi fiduciari di Spafid e le gestioni di Mediobanca sgr (nuovo nome di Duemme sgr), ma anche il coinvolgimento in iniziative di investimento in aziende attraverso club deal o altri investimenti alternativi e illiquidi.

Mediobanca sta puntando con decisione su questi ambiti: appena la scorsa settimana Piazzetta Cuccia ha annunciato lo sbarco nell’intelligenza artificiale per la gestione dei portafogli rilevando in Svizzera il 69% di Ram Active Investments. Si tratta di una società di Ginevra che in appena dieci anni è arrivata a raccogliere quasi 5 miliardi di euro in gestione basandosi su un algoritmo che aggiorna il portafoglio comprando e vendendo sulla base di big data che tengono conto dell’analisi fondamentale. Con la sola Ram le masse gestite, 30 miliardi di euro a giugno, aumenteranno del 15% e le commissioni del 10% a 50 milioni. Nel 2015 Mediobanca aveva compiuto un primo passo negli investimenti alternativi rilevando l’inglese Cairn Capital. Inoltre Mediobanca controlla CheBanca!, ormai trasformata in wealth manager per la clientela affluent grazie anche alle attività derivanti dall’acquisizione di Barclays Italia.

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