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Nasce il polo Repubblica-Stampa. Firmata l’intesa L’Espresso-Itedi

Le famiglie Agnelli e De Benedetti scrivono una pagina che sa di svolta per l’editoria in Italia. A distanza di 40 anni, due famiglie imprenditoriali del Paese che hanno attraversato da protagonisti le vicende dell’industria in Italia, tornano a fare affari insieme.
E lo fanno preparandosi a celebrare un matrimonio di carta – tecnicamente una fusione per incorporazione di Itedi nel Gruppo L’Espresso – che, nei fatti, rappresenta una svolta epocale per l’industria dei media in Italia: l’unione della Stampa (gruppo Itedi, per il 77% di proprietà di Fca e per il 23% della famiglia Perrone) con il gruppo L’Espresso (54% Cir e 46% altri azionisti). Nasce così un colosso che fra La Repubblica, La Stampa, Il Secolo XIX e i quotidiani locali di Finegil (Gruppo L’Espresso) a dicembre arrivava a una diffusione giornaliera carta più digitale di 852mila copie, forte di ricavi per circa 750 milioni e con «la più alta redditività del settore e non gravate da debiti», come riportato nella nota.
Il closing dell’operazione è previsto per il primo trimestre del 2017. Ieri però, con l’annuncio del memorandum d’intesa fra Gruppo Editoriale L’Espresso e Itedi, Carlo De Benedetti e figli, da una parte, e Famiglia Agnelli dall’altra, hanno aperto un atteso risiko nell’editoria: settore da quasi 10 anni zavorrato da una prolungata crisi. Si chiude anche un’era, quella della Fiat (ora Fca) che per decenni ha fatto anche l’editore ed è stata proprietaria del giornale dei torinesi in un connubio industria-editoria che ha segnato anche la storia del Paese. Oltre a cedere Itedi (la società che controlla La Stampa, il Secolo XIX e la concessionaria PubliKompass), Fca passerà la sua quota di Rcs (16,7%) ai soci, uscendo così dai quotidiani italiani. Altrettanto farà Exor che di è impegnata a dismettere entro il primo trimestre 2017 il 5% circa di Rcs che riceverà da Fca.
La famiglia Agnelli quindi esce dal gruppo del Corriere della Sera, ma continuerà a fare il mestiere di editore (secondo un fil rouge che l’ha portata anche a essere azionista dell’Economist). La cassaforte Exor avrà infatti una quota, attorno al 5%, nel Gruppo L’Espresso dei De Benedetti, che rimarranno gli azionisti di maggioranza col 43% circa. Si diluiranno gli altri soci dei due gruppi, a partire dalla famiglia Perrone (proprietaria del Secolo XIX) che avrà il 5%, a Jacaranda Caracciolo Falck, figlia del fondatore di Repubblica Carlo Caracciolo (fratello di Marella, moglie dello scomparso Gianni Agnelli). Altri azionisti Fca saranno poi all’11% circa e, infine, il 36% circa del capitale sarà costituito da flottante.

L’incrocio azionario avrà comunque anche un cascame tra le famiglie Agnelli e De Benedetti: John Elkann, il figlio di Margherita Agnelli che ha preso le redini del gruppo di Torino, secondo indiscrezioni, probabilmente siederà nel cda della casa editrice romana.
«L’accordo segna una svolta importante per il Gruppo Espresso che avvia oggi un nuovo percorso di sviluppo, garanzia di un solido futuro in un mercato difficile», ha dichiarato il presidente del Gruppo L’Espresso Carlo De Benedetti. Dal canto suo il presidente di Fca, John Elkann, in una lettera inviata ai dipendenti Itedi ha voluto rassicurare sul fatto che «il rispetto dei valori di integrità e indipendenza che ha guidato fino ad oggi le nostre testate, resterà immutato»
Ci vorrà un anno perché tutta l’operazione – messa a punto da un nutrito pool di avvocati (Bonelli Erede Pappalardo per De Benedetti, Pedersoli per gli Agnelli e Chiomenti per i Perrone) – vada in porto (da stabilire ancora i concambi). Ed è stata una lunga gestazione: i primi contatti tra gli Agnelli e De Benedetti risalgono ad anni fa.
I buoni rapporti fra John Elkann e Rodolfo De Benedetti, presidente di Cir hanno molto pesato in positivo, unitamente al lavoro fatto dall’ad di Cir, Monica Mondardini. «Cir ha accettato di rinunciare alla maggioranza assoluta del capitale per favorire un’operazione che fa crescere il Gruppo L’Espresso e può creare valore nell’interesse di tutti gli azionisti», ha dichiarato Rodolfo De Benedetti.
Di «accordo di grande valore industriale per il Gruppo L’Espresso, che con l’ingresso di due testate autorevoli e radicate come La Stampa e Il Secolo XIX si rafforzerebbe ulteriormente», ha parlato l’ad Mondardini.
Il buon esito dell’operazione – che dovrà essere approvata entro fine giugno con la firma degli accordi definitivi con fissazione del concambio, e il cui closing è previsto per il primo trimestre del 2017 – a questo punto è legato anche al vaglio di Agcom e Antitrust. Per il settore editoria infatti, le norme finalizzate a garantire il pluralismo ed evitare forme di concentrazione (legge 416/1981, successivamente modificata ed integrata soprattutto dalla legge 67/1987), indicano come colonne d’Ercole il limite del 20% della tiratura complessiva dei quotidiani in Italia, ma anche oltre il 50% delle copie tirate dai quotidiani «aventi luogo di pubblicazione nella medesima area interregionale».
Di certo il mercato sembra aver apprezzato la scelta. Il gruppo L’Espresso, che ieri ha presentato anche i conti del 2015 (si veda altro articolo in pagina) ha chiuso a Piazza Affari in progresso del 15,89%, con Fca salita del +2,4% nel giorno dell’annuncio dell’uscita da Rcs (+7,2%). In salita anche Cir (+2,41%).
È altrettanto certo che l’operazione andrà a creare una sinergia (non bisogna dimenticare il sito di Repubblica.it che è il primo per contatti in Italia e le tre radio del Gruppo L’Espresso: Radio Deejay, Radio Capital e Radio m2o) in un mercato editoriale colpito in profondità dalla crisi e dal drastico calo della raccolta pubblicitaria. Un ridimensionamento per il quale l’indice viene spesso puntato sulla crisi, ma anche sui colossi del web. Contro questi Carlo De Benedetti si è più volte pubblicamente scagliato. La Stampa, dal canto suo, ha invece voluto scommettere sulle partnership come dimostra l’adesione alla “Dni” (Digital news initiative) con Google e vari editori europei e anche l’adesione al progetto “Amp” (piattaforma open source per rendere più veloce la lettura di siti e articoli su smartphone). Altra questione, comunque legata: la pubblicità. Le concessionarie sono al momento due. Impossibile che resti così. E ad avere la meglio, anche se è prematuro dirlo, dovrebbe essere la Manzoni del Gruppo L’Espresso.

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