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Nasce il Fondo taglia-tasse coperto con la spending review

ROMA — Nasce un Fondo speciale per ridurre le tasse sul lavoro e sarà finanziato, già dal 2014 con spending review e lotta all’evasione fiscale. E’ quanto prevede la «risoluzione» di maggioranza votata dalla Commissione Bilancio della Camera che sarà trasformata in un emendamento alla legge di Stabilità che sta decollando a Montecitorio dopo l’esame del Senato. Hanno votato a favore Pd, Ncd, Sc e Sel mentre voto contrario è stato espresso da Forza Italia, M5S, Lega e Fratelli d’Italia.
Ma la giornata di ieri è stata segnata anche dal vertice di Palazzo Chigi tra il premier Letta e il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy: clima apparentemente disteso dopo le polemiche dei giorni scorsi tra Roma e Bruxelles. L’Italia deve «mantenere gli sforzi» fatti in questi mesi per il risanamento, «costruendo sulla rinnovata stabilità politica continuando e magari aumentando la spinta verso le riforme per ripristinare ulteriormente la competitività, conditio sine qua non per una ripresa sostenibile», ha ammonito Van Rompuy al termine dell’incontro. «Siamo sulla strada giusta del tenere i conti a posto e del non soffocare la ripresa », ha replicato Enrico Letta.
Tornando alla «risoluzione» parlamentare, di cinque pagine, prevede di vincolare i risparmi di spesa ulteriori rispetto a quelli già previsti dal disegno di legge di stabilità derivanti dalla spending review (32 miliardi in tre anni) e dalla lotta all’evasione, già dal 2014, alla riduzione del cuneo fiscale «sia sul versante dei lavoratori sia su quelle delle imprese (Irap e Irpef)» facendoli confluire in un apposito fondo.
Il ministro dell’Economia Saccomanni tuttavia ha subito frenato gli entusiasmi parlamentari: «E’ troppo presto per dire se le risorse individuate dalla spending review possano essere usate per ridurre il cuneo fiscale», ha detto il ministro dell’Economia.
Nella «risoluzione» si impegna inoltre l’esecutivo «ad assicurare il costante monitoraggio degli effetti della revisione della spesa
nonché una tempestiva informazione al Parlamento sugli esiti del monitoraggio, mediante la trasmissione alle Camere di una relazione annuale del commissario entro il 30 settembre di ogni anno ». E tra le novità introdotte in Commissione prima del voto figura una precisazione, a tutela della spesa sociale: nel quadro della diversa graduazione della spesa da attuare in sede di spending review, si stabilisce, deve essere «assicurata priorità alla spesa sanitaria e a quella destinata alla scuola, al lavoro e alle politiche sociali».
La «risoluzione» si concentra anche sull’attività del Commissario alla spending review Cottarelli al quale assicura il «pieno sostegno » ma osserva che le scelte sono di «carattere politico, prima ancora che tecnico» e che «necessitano di un adeguato coinvolgimento nel processo del Parlamento».
La «risoluzione» osserva inoltre che la «spesa corrente italiana è tra le più basse dell’Eurozona sia in termini pro-capite che in rapporto al Pil e che la spesa pubblica primaria in termini nominali è, per la prima volta nella storia della Repubblica, diminuita nel triennio 2010-2012».
Alcune indicazioni sul lavoro della Commissioni in vista dell’esame della lege di Stabilità già emergono: la risoluzione infatti lamenta l’assenza di risorse per il 5 per mille, la non autosufficienza, le politiche sociali, cassa integrazione in deroga, agevolazioni fiscali all’autotrasporto, servizio civile, salvaguardia degli esodati. Tutti temi che con buona probabilità saranno oggetto di emendamenti da parte della Camera.
Intanto sembra essere ancora in alto mare la questione della mini- Imu. Il viceministro Stefano Fassina ha spiegato infatti che «il problema esiste e che nel confronto con il Parlamento si cercherà una soluzione». Nel frattempo però non è chiaro né quanti sono i Comuni che hanno alzato l’aliquota base del 4 per mille (hanno tempo fino al prossimo 9 dicembre per pubblicare le relative delibere), né quanto costerebbe ai contribuenti: si va dai circa 200 milioni delle stime dell’esecutivo ai 400 dei quali parla l’Anci.

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