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Nasce il brevetto europeo L’acrobazia delle traduzioni

L’Europarlamento ha approvato il brevetto europeo — in «cooperazione rafforzata» tra 25 dei 27 Paesi membri — completando il via libera del Consiglio dei governi Ue. Italia e Spagna restano fuori perché contestano il vantaggio competitivo scaturito dall’uso del trilinguismo (inglese, francese e tedesco). Proprio ieri l’avvocato generale della Corte europea di giustizia, il francese Yves Bot, ha espresso un parere negativo sui ricorsi di Italia e Spagna sul brevetto Ue, che però si concentra sulla «cooperazione rafforzata», di fatto sorvola sul problema linguistico e non è comunque vincolante per la sentenza finale.
La Commissione europea auspica rapide ratifiche nazionali e l’entrata in vigore del nuovo regime dal 2014. Le imprese italiane e spagnole potranno comunque beneficiare del brevetto unico negli altri 25 Paesi membri, dove varrà il trilinguismo, e del tribunale unico per le vertenze (dove l’adesione è già a 27). In Italia e Spagna continueranno a registrare i brevetti nelle lingue locali, senza perdere competitività perché anche i concorrenti degli altri 25 Paesi, se vorranno tutelarsi sugli importanti mercati italiano e spagnolo, dovranno utilizzare le lingue di Dante e Cervantes. Il ministro degli Affari europei Enzo Moavero ha apprezzato il via libera al brevetto, ma ha confermato che «l’Italia attenderà la sentenza». Il presidente della Confindustria Giorgio Squinzi ha chiesto che, se il ricorso alla Corte di giustizia non venisse accolto, l’Italia aderisca «in tempi brevi».
Il brevetto europeo era nato per ridurre i costi e renderlo competitivo soprattutto rispetto agli Stati Uniti. Ma quello appena varato continuerà a essere molto più caro dell’equivalente Usa. Germania e Francia hanno infatti respinto la soluzione più economica, che prevedeva l’uso solo dell’inglese. A Parigi e a Berlino hanno voluto usare questo dossier per imporre il trilinguismo in Europa, in modo da estendere ai rispettivi «sistema Paese» (e soprattutto alle imprese nazionali) i vantaggi dell’uso della lingua madre.
Spagna e Italia si sono opposte in base ai minori costi della lingua unica, inizialmente appoggiate dai Paesi membri con gli idiomi meno parlati. Ne è nato uno scontro frontale protrattosi per decenni perché era necessaria l’unanimità. Fino a quando il Trattato di Lisbona ha reso più agevole la «cooperazione rafforzata», che consente a un gruppo di Paesi membri di procedere senza quelli contrari. Germania e Francia sono riuscite a convincere un po’ tutti principalmente concedendo il rimborso dei costi di traduzione (a piccole imprese, centri di ricerca pubblici o entità no profit). Solo Italia e Spagna hanno resistito. Anche perché la Corte europea di giustizia ha dato ragione a Roma e Madrid contro il trilinguismo nei bandi per assunzioni nelle istituzioni comunitarie e ha ribadito il principio dei Trattati sulla pari dignità di tutte le 23 lingue ufficiali dell’Ue.

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