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Napolitano: subito misure più robuste

di Marco Mobili e Marco Rogari

Rafforzare subito l'efficacia e la credibilità della manovra. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, preoccupato per i negativi segnali che arrivano dai mercati e dall'andamento degli spread tra i nostri titoli e quelli tedeschi, torna ad appellarsi al Governo e a tutte le forze politiche per correggere con misure strutturali il decreto, che è approdato in Aula al Senato dopo il via libera della commissione Bilancio. Alla fine di una giornata segnata da nuove tensioni sul ricorso a interventi sulle pensioni e ancora di più sull'Iva (oltre che sulla fiducia), Napolitano, in serata, fa nuovamente sentire la sua voce, con parole inequivocabili.

«Nessuno può sottovalutare il segnale allarmante rappresentato dall'odierna impennata del differenziale tra le quotazioni dei titoli del debito pubblico italiano e quelli tedeschi. È un segnale di persistente difficoltà a recuperare fiducia come è indispensabile e urgente», afferma Napolitano. Che, in una nota diffusa dal Quirinale, sottolinea a chiare lettere: «Si è ancora in tempo per introdurre in Senato nella legge di conversione del decreto del 13 agosto misure capaci di rafforzarne l'efficacia e la credibilità. Faccio appello – conclude il capo dello Stato – a tutte le parti politiche perché sforzi rivolti a questo fine non vengano bloccati da incomprensioni e da pregiudiziali insostenibili». E il riferimento del Quirinale sembra essere anche a un intervento immediato sull'Iva, di fatto auspicato anche dal Governatore della Banca d'Italia e presidente in pectore della Bce, Mario Draghi. Proprio l'aumento di uno o due punti dell'aliquota Iva ora al 20% è stato, con le pensioni, al centro di un nuovo braccio di ferro della maggioranza, con Silvio Berlusconi e il Pdl a spingere in questa direzione e il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, a ribadire la sua contrarietà (insieme alla Lega) a questo intervento in manovra perché considerato più opportuno nell'ambito dell'attuazione della delega fiscale. Una sorta di terza tappa nel percorso delle manovre avviato a luglio. Questo percorso a tappe non sembra però piacere al Quirinale, sempre più preoccupato per i tentennamenti e i veti incrociati che si susseguono da settimane all'interno della maggioranza.

Anche ieri, mentre al Senato circolava la voce di un possibile accordo in extremis sull'Iva, da un inaspettato vertice a via Bellerio tra Tremonti e lo stato maggiore della Lega, guidato da Umberto Bossi, sarebbe arrivato, secondo alcuni esponenti della maggioranza, uno stop all'aumento dell'Iva. Vertice seguito da una riunione tecnica sulla manovra al Tesoro convocata da Tremonti, rientrato a Roma anticipatamente rispetto a quanto previsto in origine. Sempre secondo ambienti del Pdl nel vertice di via Bellerio i leghisti avrebbero ribadito, pure al premier, ancora più convintamente anche il loro no a interventi sulle pensioni di anzianità e sull'età pensionabile delle donne. Dal Tesoro però sono arrivate altrettante smentite. L'incontro di Tremonti con Bossi «è stato personale e non ha avuto per oggetto» la manovra, ha affermato in serata il portavoce del ministro dell'Economia.

A questo punto resta da vedere come reagirà la maggioranza all'appello del Capo dello Stato. Ieri sembrava a un passo l'intesa con l'opposizione su un altro tema caro al Presidente della Repubblica: la rinuncia al ricorso alla fiducia a Palazzo Madama. Maggioranza e opposizioni si stavano orientando su un percorso accelerato della manovra per arrivare al via libera entro domani sera, così da poter trasmettere rapidamente il testo alla Camera.

Per la manovra, insomma, quella di ieri si è rivelata una giornata di "transizione" tutt'altro che tranquilla dopo l'ok della commissione Bilancio al testo con diverse modifiche. Prime fra tutte l'esclusione dal pacchetto fiscale dell'obbligo di indicare nella dichiarazione dei redditi i riferimenti bancari dei singoli contribuenti e il ridimensionamento della pubblicazione on line dei redditi. Tra gli ultimi correttivi approvati anche quelli sui contratti di lavoro con la possibilità di deroga all'articolo 18 ma solo attraverso accordi aziendali. Via libera anche alla nuova ripartizione dei proventi dalla vendita degli immobili della Difesa: solo il 32% resta a disposizione del ministero guidato da Ignazio La Russa; il 53% viene destinato al Tesoro (al fondo ammortamento dei titoli pubblici), il 10% agli enti locali e il 5% ai terremotati dell'Aquila. Nel pacchetto degli emendamenti approvato in Commissione anche il "salvataggio" di taxi e servizi a noleggio dalle liberalizzazioni, la possibilità di permutare uffici pubblici non utilizzati e la proroga al 30 giugno 2012 del termine per aumentare il prezzo dei tabacchi lavorati.

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