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Napolitano striglia le banche “Dovete dare più credito” Saccomanni: ripresa nel 2014

Le banche devono riaprire i rubinetti del credito, ammonisce il capo dello Stato, Giorgio Napolitano. Alla ripresa in arrivo «il loro apporto non può mancare». La svolta del resto è imminente: il ministro dell’economia, Fabrizio Saccomanni, la colloca l’anno venturo quando il Pil registrerà una crescita dell’1,1%, per poi continuare asalire ancora fino a quota 2% nel 2017. Già adesso, comunque, l’attività economica «si è stabilizzata ». O, per usare la definizione di Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia «si è arrestata la caduta del Pil», e ora si attende un quarto trimestre con «crescita modesta». Ma attenzione: «L’incertezza resta elevata». Anche il governatore chiede alle banche di fare la loro parte, le esorta a rinnovarsi e a ridurre i costi, a cominciare da «una revisione decisa delle remunerazioni dell’alta dirigenza».
Alla giornata mondiale del risparmio, come da tradizione, si riunisce il Gotha dell’economia e del sistema finanziario nazionale. Il ministro ne approfitta per annunciare che lo spread sarà a quota 200 l’anno prossimo e a 100 nel 2017: ieri tuttavia questo differenziale s’è collocato in rialzo, a 249, con uno stacco di diecipunti rispetto ai bonos spagnoli, per i timori di una crisi politica. Aggiunge anche che le critiche alla legge di stabilità sono state «marginali», che sono previsti sgravi fiscali per 16,5 miliardi in tre anni e che grazie a questi e alla spending review affidata al supertecnico Fmi, Carlo Cottarelli, «è possibile l’avvio di un processo di graduale riduzione della pressione fiscale dal 44,3% di quest’anno al 44,2% nel 2014 finoa 43,7 nel 2016. E sul contestato taglio del cuneo fiscale dichiara: «È evidente che non ci sono soluzioni semplici per reperire ulteriori risorse e dunque concedere sgravi fiscali più ampi. Il sentiero è stretto». In ogni caso, «l’Italia ha le certe in regola per agganciare la ripresa». Saccomanni strappa un lungo applauso quando confessa che per fare il ministro dell’economia in Italia «ci vuole enorme coraggio». «Di tutto mi si puòaccusare tranne che di questo».
Dai microfoni del palazzo della Cancelleria a Roma, il governatore invita le imprese a investire e se la prende con i ritardi e le negligenze degli istituti di credito nell’adeguare operatività, efficienza, qualità dei servizi: «Devono continuare a fare la loro parte, con una coraggiosa azione di rinnovamento », che passa anche attraverso un taglio dei costi del lavoro e delle remunerazioni deimanager. Quindi fornisce una notizia: le banche hanno iniziato a ridurre la montagna di titoli di stato italiani nei portafogli. L’esposizione è cresciuta da 22 miliardi a fine 2011 a 415 miliardi al giugno scorso ma nel terzo trimestre ‘si è ridotta di quasi 10 miliardi’. Per la cronaca: ieri il Tesoro ha collocato Btp a 5 e 10 anni. Nel primo caso la cedola scende sotto la soglia psicologica del 3% (2,89, la prima volta da maggio); nel secondo il rendimento è in calo, al 4,11%.
Entrambi, ministro e governatore, assicurano che le banche italiane sono solide. Visco giudica «non fondate» le opinioni di chi pensa che il sistema avrebbe bisogno di una ricapitalizzazione e annuncia che via Nazionale sta defininendo lo schema operativo che consentirà agli istituti di usare come collaterale presso la Bce anche i portafogli di crediti. Saccomanni assicura che le aziende di credito italiane «non hanno nulla da temere» dalle prossime valutazioni dell’Eurotower, già calendarizzate in vista dell’unione bancaria, un processo ben visto da tutti.
Come sempre, nel giorno dedicato al bene prezioso del risparmio, ci sono anche il presidente dell’Acri, Giuseppe Guzzetti e dell’Abi, Antonio Patuelli. Il primo ricorda che l’intervento delle fondazioni nelle operazioni di rafforzamento di capitale delle banche «ha evitato che entrasse in campo lo Stato». Il secondo chiede di «non spaventare i risparmiatori con minacce e tantomeno con realizzazioni di imposte patrimoniali eccezionali o ordinarie».
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