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Napolitano: sbloccare i pagamenti Pa

Piena condivisione delle preoccupazioni espresse da Confindustria, in merito all’ormai annosa questione dei debiti commerciali accumulati dalle pubbliche amministrazioni nei confronti del sistema delle imprese. Debiti che secondo le stime della Banca d’Italia ammontano a 71 miliardi, e che Confindustria ha proposto di cominciare a smaltire con «una terapia d’urto di 48 miliardi» da realizzare nei primi tre mesi della nuova legislatura. Un’iniezione di liquidità che consentirebbe di generare almeno 10 miliardi di investimenti nei prossimi anni.
Giorgio Napolitano ne ha parlato ieri al Quirinale con il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi. Un colloquio a tu per tu, diretto, nel corso del quale il numero uno degli industriali ha paventato il rischio di un «ulteriore acutizzazione, a breve termine, della crisi delle attività produttive e dell’occupazione, in assenza di tempestivi, concreti interventi». Attenzione e condivisione che il presidente della Repubblica ha sintetizzato in una nota del Quirinale, in cui si esprime il convincimento dell’urgenza di misure «volte a rendere possibile lo sblocco dei pagamenti dovuti dalle amministrazioni pubbliche a una vasta platea di aziende». Misure che – a parere del Capo dello Stato – dovranno essere definite rapidamente «attraverso le necessarie intese in sede europea, sollecitate dall’Italia e divenute ormai improcastinabili». nella nota non si aggiunge di più sul tema. Ma nei giorni scorsi si era parlato della possibilità di considerare quali margini possono schiudersi per un ripensamento del Patto di stabilità
Una sintonia che Squinzi ha rimarcato, apprezzando molto l’impegno e la sensibilità del Capo dello Stato ai problemi delle imprese, un’attenzione da parte del Quirinale di cui il presidente di Confindustria comunque non aveva dubbi.
È il primo, fondamentale passo, ha sottolineato il Quirinale, per porre con forza e decisione i problemi dell’economia reale al centro dell’attenzione delle «istituzioni rappresentative, del governo e delle forze politiche chiamate in questa fase ad assumerne la responsabilità». Questione della massima urgenza – Napolitano condivide pienamente – in una fase di perdurante recessione, «pesante anche sul piano delle disponibilità finanziarie».
Intanto sul fronte dei pagamenti dei debiti della Pa si sono mosse anche l’Anci, l’associazione del Comuni italiani, e l’Ance, l’associazione di Confindustria dei costruttori edili (in rappresentanza anche delle organizzazioni datoriali del settore): ieri hanno mandato una lettera al presidente del Consiglio, Mario Monti per chiedere l’attuazione di «un piano effettivo di pagamenti di tutti i debiti pregressi, da concordare con la Ue come misura una tantum e che in quanto tale non incide sul pareggio di bilancio strutturale». Serve, è scritto nel testo, «un provvedimento d’urgenza» con cui si autorizzino le amministrazioni locali a sbloccare la risorse per far fronte ai debiti: il quadro normativo spinge le amministrazioni verso l’insolvenza costringendole a non pagare pur disponendo di risorse. Le soluzioni adottate finora, denuncia il testo, non sono state adeguate alla gravità della situazione.
Va ricordato che i 71 miliardi di debiti cumulati sono per circa 30-35 miliardi a carico delle Regioni, per circa 15 miliardi a carico delle amministrazioni centrali dello Stato e per il resto in capo agli enti locali.
Anche Squinzi guarda con attenzione al vertice europeo che si sta aprendo, nell’auspicio che possano arrivare segnali dalla Ue sui temi dei pagamenti e della crescita economica per uscire dalla recessione. È con la crescita, sottolinea da mesi Confindustria, che si può ricreare benessere e occupazione, che si possono rilanciare i consumi.
Il documento di Confindustria, presentato a gennaio e che si proietta nell’arco dei cinque anni di legislatura, prevede con una serie di interventi una crescita del prodotto interno lordo nel 2018 al 3%, oltre alla creazione di 1,8 milioni di posti di lavoro ed un reddito medio delle famiglie che sarà più alto di 3.980 euro reali.

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