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Napolitano: “Riforme entro il 2014 cambiare subito il Porcellum”

FIRENZE — Un’ondata di «invenzioni calunniose» e di veleni, per «gettare ombre» sul presidente della Repubblica e «destabilizzare l’equilibrio di governo». La controffensiva di Giorgio Napolitano colpisce i falchi del Pdl, i grillini, alcuni giornali, ma anche qualche voce dentro il Pd, tutti quelli insomma che alimentano questa marea «diffusa e continua di vociferazioni, faziosità, calunnie che inquinano il dibattito politico ». Dopo settimane di attacchi concentrici e di polemiche roventi — dai presunti patti traditi per la grazia a Berlusconi sbandierati da Santanchè e soci ai sospetti di un’amnistia per fare un favore al Cavaliere agitati viceversa da Grillo — il presidente della Repubblica decide che è arrivato il momento di rompere l’assedio e stavolta “chiama” a dare una aperta e ampia risposta. Lanciando quest’appello: «Mi auguro che a ciò si sappia reagire in diversi ambienti, compreso quello dell’informazione, così delicato e così esposto a fuorviante tendenze».
Ma la polemica, come quella col “Fatto”, nelle parole del capo dello Stato appare solo come un piccolo tassello in una più generale campagna che mira a screditare «le istituzioni di più alta garanzia e di imparziale e unitaria rappresentanza nazionale». E certo, anche se nel suo duro discorso a Firenze davanti all’Anci non vi ha fatto cenno, anche la richiesta di testimoniare a Palermo sulla trattativa Stato-mafia rischia di proiettare quelle «ombre » sul Colle denunciate ora da Napolitano. Un clima che «condiziona e devia» la vita pubblica e le opinioni dei cittadini, rende ancora più «arduo» il recupero della fiducia politica verso i due imperativi che il capo dello Stato ha indicato come «ineludibili»: la riforma elettorale e la riforma della seconda parte della Costituzione.
Il Porcellum, chiede con forza, va cambiato prima del pronunciamento della Corte costituzionale, il prossimo 3 dicembre. La dignità del Parlamento si difende «non lasciando il campo ad un’altra istituzione, di suprema autorità ma non proposta a dare soluzioni legislative». Non è ammissibile
che «il Parlamento naufraghi ancora nelle contrapposizioni e nell’inconcludenza». Missione impossibile? «Non lasciamoci fermare da alcun fuoco di sbarramento » incita il capo dello Stato. Che ricorda quando nel ‘93, era presidente della Camera, si arrivò all’approvazione della riforma elettorale del Mattarellum e all’elezione diretta dei sindaci «mentre in molti sostenevano che il Parlamento era delegittimato, che non si poteva fare nulla».
Enrico Letta, che parla a Firenze subito dopo il capo dello Stato, raccoglie subito l’invito: «Le riforme vanno fatte e vanno fatte insieme ». Matteo Renzi, anche lui all’Anci dopo un colloquio privato col capo dello Stato, spiega però che «il Porcellum possiamo anche cambiarlo senza il Pdl, se loro non ci stanno, i numeri alla Camera li abbiamo». E la colomba Quagliariello si sbilancia fino ad immaginare «un intervento del governo se il Parlamento non modifica la legge elettorale».
Ma Napolitano chiede anche le riforme istituzionali, «non se ne può più di discutere a vuoto», c’è l’occasione «in questo 2013-2014 di giungere a conclusioni valide». E torna sulla polemica con Rodotà e Zagrebelsky che chiedono che la Carta non si tocchi. «Io — spiega — sono giunto alla conclusione che per far vivere il magistrale riferimento della prima parte non si può mancare di rivedere la seconda parte». Dunque, avverte, «bisogna rispondere al visibile coagularsi di posizioni diverse che confluiscono in un fronte di resistenza conservatrice ». E torna anche a rivendicare il suo messaggio sul dramma-carceri («c’è chi ha il dovere di non cedere ad un clima avvelenato»), anche se «da più parti è stata alimentata una rappresentazione contraffatta, grossolanamente strumentale».
Parole dirette a chi ci ha visto una manovra a favore di Berlusconi ma anche alle critiche sollevate da Renzi. Con una assicurazione conclusiva di Napolitano: «Il mio fermo intento di non sottrarmi a nessun adempimento, per scomodo o facilmente aggredibile che sia, purchè rientri nei doveri e nei limiti del mio mandato».

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