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Napolitano: ora risposta credibile

di Dino Pesole

Un doppio richiamo al Governo e alla maggioranza, che ha il sapore di un ultimatum e che tuttavia non va nella direzione auspicata dalle opposizioni, schierate compatte per le dimissioni del Governo. Ha riflettuto il tempo necessario per calibrare attentamente ogni sua parola, poi Giorgio Napolitano ha rotto gli indugi e ha affidato a due note le «condizioni» che ritiene imprescindibili per la prosecuzione dell'attività di governo.

Prima constatazione, resa esplicita nella nota emessa in mattinata: finora il capo dello Stato ha preso atto "imparzialmente" di quanto lo stesso Governo e la coalizione che lo sostiene hanno a più riprese sostenuto. Vale a dire che con l'ingresso della pattuglia dei "responsabili" la maggioranza è solida, come attestato da «reiterati voti di fiducia». Quel che è accaduto, da ultimo con la clamorosa bocciatura dell'articolo 1 del rendiconto dello Stato, suscita al contrario «interrogativi e preoccupazioni i cui riflessi istituzionali non possono sfuggire». Il quadro è aggravato da quello che il presidente della Repubblica non esita a definire «l'innegabile manifestarsi di acute tensioni in seno al Governo e alla coalizione, con le conseguenti incertezze nell'adozione di decisioni dovute o annunciate». Chiaro il riferimento al decreto sullo sviluppo, finito nel tritacarne della crisi politica della maggioranza e del braccio di ferro con il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti.

Seconda constatazione: al di la dei numeri – osserva in poche parole il capo dello Stato – e dunque ben oltre la fiducia che Silvio Berlusconi chiede nuovamente al Parlamento, la vera questione è se la maggioranza sia o meno in grado di governare. Di fatto, è lo stesso interrogativo che Napolitano ha rivolto al Governo quando, dopo l'ingresso dei responsabili ha chiesto e ottenuto una verifica parlamentare che sancisse formalmente il cambio di maggioranza.

Ora Napolitano ripropone il quesito rafforzandolo: la coalizione che, dopo lo strappo di Fli, si è ricomposta grazie all'apporto «di un nuovo gruppo» è in grado di operare «con la costante coesione necessaria per garantire adempimenti imprescindibili»? In ballo vi sono fondamentali decisioni di bilancio, e soluzioni «adeguate per i problemi più urgenti del paese, anche in rapporto agli impegni e obblighi europei». Spetta al premier e al Parlamento «una risposta credibile». Aggettivo che fotografava chiaramente il pensiero di Napolitano.

Il capo dello Stato non lo sostiene apertamente, ma si può concludere che le conseguenze logiche del suo ragionamento vanno diritte verso una constatazione: quanto meno il presidente del Consiglio sarebbe dovuto salire al Colle per informare il capo dello Stato dell'accaduto. Il galateo istituzionale, anche in mancanza di un obbligo esplicito alle dimissioni, avrebbe altresì suggerito di concertare le mosse successive, e probabilmente sarebbe stato lo stesso Napolitano a suggerire il passaggio parlamentare con voto di fiducia. Al contrario, Berlusconi ha deciso motu proprio. Strappo che non è sfuggito al Colle.

Nel pomeriggio, Napolitano ne ha discusso al Quirinale con il presidente della Camera, Gianfranco Fini, che lo ha informato sulle ragioni esposte dall'opposizione («è politicamente complesso il superamento della situazione determinatasi a seguito del voto contrario al rendiconto dello Stato»). E qui è l'altro esplicito richiamo al Governo: spetta al presidente del Consiglio indicare già oggi, nel corso del suo intervento alla Camera, la soluzione per uscire dall'impasse, e far sì che si proceda rapidamente all'approvazione del rendiconto e dell'assestamento di bilancio. Sulla sostenibilità di tale soluzione – conclude Napolitano – «sono competenti a pronunciarsi le Camere e i loro presidenti».

I ringraziamenti che nella nota Napolitano rivolge a Fini per averlo messo al corrente delle ragioni dell'opposizione non appaiono rituali. Evidentemente il capo dello stato punta a rendere noto il suo apprezzamento sulla condotta istituzionale del presidente della Camera, anche se sul piano politico la soluzione adottata non è esattamente quella auspicata da Fini. L'Aventino delle opposizioni? Un altro caso che alimenta le già nutrite preoccupazioni di Napolitano. La situazione è molto complessa e dunque occorre grande lucidità e molta cautela. Le opposizioni chiedono con forza le dimissioni del Governo, ma sugli scenari futuri il quadro è tutt'altro che chiaro. Per il capo dello Stato, dunque, la priorità è evitare che si precipiti verso una crisi al buio, dagli esiti al momento imprevedibili. Non è esattamente quel che serve al paese in questa grave fase di instabilità sui mercati finanziari, dopo le bocciature da parte delle principali agenzie di rating e nel bel mezzo di una crisi di cui si fatica a vedere l'uscita. Il tutto quando resta ancora da risolvere la questione della nomina del successore di Mario Draghi alla Banca d'Italia. Non resta al momento che prendere atto che la coesione più volte sollecitata da Napolitano, e ieri anche dallo stesso Draghi, resta una chimera.

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