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Napolitano: fiducia in Bankitalia

Nel caso dei derivati che ha investito frontalmente il Monte dei Paschi di Siena – osserva il presidente del Consiglio, Mario Monti da Davos – non si può parlare di «fallimento della supervisione bancaria», come si sottolinea dal fronte politico. L’invito è a tener il caso fuori dalla campagna elettorale: «Ciò che è stato detto circa interventi finanziari effettuati per Mps e il gettito dell’Imu è oggetto di fantasia».
L’affaire Mps – gli fa eco da Torino il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano – se è «questione grave, bisogna occuparsene». Lo attesta l’atto di accusa della Banca d’Italia nei confronti degli ex vertici della Banca («la vera natura di alcune operazioni è emersa solo di recente, in seguito al rinvenimento di documenti tenuti celati all’autorità di vigilanza»), ma anche le precisazioni di ieri del ministro dell’Economia, Vittorio Grilli («i controlli spettano alla Banca d’Italia») interpretate come una critica implicita a Via Nazionale. Nella valutazione dell presidente della Repubblica, interpellato a Torino dai giornalisti, ve n’è abbastanza per esprimere preoccupazione sugli sviluppi della vicenda: «Se ne sta occupando Via Nazionale. Non sono esperto di banche. Ho piena fiducia nella Banca d’Italia», commenta prima di visitare la nuova sede de «La Stampa».
Il caso è politico e ora anche istituzionale, la campagna elettorale esaspera oltre misura il livello dello scontro, e dal Pdl si leva forte la voce perché il governo riferisca in Parlamento. Ne hanno discusso al telefono Monti e il presidente della Camera, Gianfranco Fini. Il governo «è pronto a riferire», lo farà il ministro Grilli che dichiara la sua «totale disponibilità» a intervenire in Parlamento negando divergenze in merito con Bankitalia. Ma Renato Brunetta dal Pdl alza il tiro: «Deve presentarsi alle Camere anche il presidente del Consiglio tecnico, dimissionario, in carica per gli affari correnti». Pdl e Lega insistono sulle responsabilità del Pd nella gestione della «banca rossa». Replica il segretario Pierluigi Bersani: «Si sparano menzogne. Le banche fanno le banche e il Pd fa il Pd. Se la vogliono buttare in rissa per fare la campagna elettorale, facciano ma credo che non basterà. Ho sentito Maroni parlare a nome della Lega di banche. Gli rispondo con una sola parola: Credit Nord».
La preoccupazione di Napolitano, al di là della rissa elettorale, è evidentemente quella di salvaguardare il ruolo e le funzioni della Banca d’Italia. Se Via Nazionale afferma di non essere a conoscenza dell’esistenza di contratti derivati, le operazioni Santorini e Alexandria del 2008-2009 e Nota Italia del 2006, di certo la responsabilità è in capo ai vertici di allora di Mps, vicenda che ha condotto alle dimissioni dalla presidenza dell’Abi di Giuseppe Mussari, presidente del Monte Paschi dal 2006 al 2012. Caso politico di primo piano, che chiama in causa le commistioni tra politica e banca e il ruolo delle Fondazioni. Monti invita a non generalizzare: «Finora il sistema bancario italiano ha retto molto meglio di altri paesi, ma le domande sui derivati vanno rivolte a chi ha maggiore competenza tecnica e istituzionale, cioè il ministero dell’Economia e la Banca d’Italia».
Dal Senato il presidente Renato Schifani chiede di «fare chiarezza, e sull’argomento interviene anche Silvio Berlusconi per dichiarare il suo «affetto particolare» nei confronti di Mps: «In occasione delle mie prime puntate da imprenditore mi concesse mutui per costruire Edilnord, Milano2 e Milano3 e l’affetto era tale che risultai come l’unica società cui ancora Mps concedeva mutui premiando la mia tempestività nei pagamenti». Scende in campo anche il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, che esprime «totale, assoluta fiducia in Bankitalia. Spero che la cosa possa rientrare».

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