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Napolitano: dalla Ue segnali di fiducia

di Dino Pesole

È stato tutt'altro che facile, ma quella individuata «è la soluzione più idonea».

Il governo è appena nato. Pochi minuti dopo la cerimonia del giuramento, Giorgio Napolitano commenta con i giornalisti la nascita del nuovo esecutivo e assicura: «Vedremo molto presto la reazione positiva della Ue. Vi sono già molti segnali di fiducia. Prestissimo avremo la conferma di questa positiva predisposizione delle istituzioni europee». Non si è dovuto attendere molto, per la verità, poiché il giudizio delle cancellerie e delle istituzioni europee è stato immediato e unanime.

Già perché questo «governo del presidente» come sarebbe più opportuno definirlo, nasce all'insegna della massima attenzione a quel che avviene sui mercati e a livello istituzionale in Europa, come mostra la scelta di Fabrizio Barca alla Coesione territoriale, Enzo Moavero Milanesi agli Affari europei e lo stesso interim all'Economia del presidente del Consiglio. Napolitano è molto soddisfatto, ha esercitato per quanto possibile il suo pressing perché nella squadra di governo entrassero Giuliano Amato e Gianni Letta, ma il gioco dei veti incrociati di Pd e Pdl alla fine è parso invalicabile. «È stata dura», chiedono i giornalisti? «È stata delicata e difficile». Oltre non è stato possibile spingersi, «anche per la carica di assoluta novità» che la nascita del nuovo governo porta con sè. Penso che siamo riusciti, tutti insieme, a formare un governo in grado di trovare le soluzioni più idonee». Ora – ripete ai suoi collaboratori – è fondamentale recuperare la perduta fiducia da parte dei mercati e in Europa.

Il «vivissimo augurio» che il Capo dello Stato rivolge ai membri del nuovo governo non è parso rituale. Nasce un governo che da subito dovrà far fronte all'emergenza finanziaria ed economica, «compito difficile in condizioni altamente impegnative», ammette Napolitano. La scelta delle soluzioni più idonee spetta ora al governo, e il presidente si dice convinto che Mario Monti saprà trovare «le soluzioni più idonee».

Che non sia stata proprio una passeggiata, lo attestano le due ore di colloquio tra Napolitano e Monti prima che il nuovo presidente del Consiglio comunicasse la lista dei ministri. Tempi lunghi che, nel momento in cui sono venute meno le "caselle" dei ministri politici, son serviti a decidere, di fatto in tempo reale, su quali candidati far cadere la scelta. È il caso dell'ambasciatore Giulio Terzi di Sant'Agata agli Esteri e dell'ammiraglio Giampaolo Di Paola alla Difesa, dicasteri che in prima battuta sembravano destinati a Giuliano Amato e Gianni Letta. Ha richiesto tempo la decisione di Monti relativamente all'interim all'Economia, l'accorpamento delle infrastrutture nel superministero dello Sviluppo economico. Si è parlato della prossima designazione dei vice ministri, e delle deleghe che Monti ha in mente di affidare per Finanze, Tesoro e Bilancio.

Ricognizione a tutto campo sulla squadra, dunque, in tempo reale. Che la composizione del governo virasse poi decisamente verso un profilo esclusivamente tecnico, lo si è capito del resto tra la tarda serata e ieri mattina. I tentativi in extremis condotti da Monti non hanno infranto il muro dei veti incrociati. Il fattore tempo è stato decisivo. Napolitano ha atteso che Monti ultimasse le consultazioni, martedì sera, e ha fissato senza ulteriori indugi la deadline alle 11 di ieri mattina. Come dire che quello era il limite invalicabile. E così è stato, con un ritardo di due ore, pienamente giustificato date le circostanze.

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