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Napolitano: alle spalle del Paese un cupo quadro internazionale

di Marzio Breda

ROMA — Disegna senza reticenze o edulcorazioni il «cupo quadro internazionale ed europeo che si staglia alle spalle» dell'Italia. Ammette che si tratta di uno scenario che tiene tutti (e lui in primo luogo) «sempre molto preoccupati». Ma vuole esorcizzare questo «breve ritorno a un clima piuttosto invernale anche nei mercati» con la speranza che «possa essere presto superato». E chiede che ci si concentri non solo sul «non ancora superato grande problema del consolidamento fiscale» (per lui comunque «energicamente affrontato da questo governo»), quanto sulla «crescita», per le quali servono «azioni», e sul «disagio sociale che cresce».
E' aspra la denuncia che Giorgio Napolitano lancia all'indomani delle nuove febbri delle borse, e della nostra in particolare. Un segnale di apprensione in cui tutto si tiene, dopo le ultime contraddittorie performance italiane sui listini, delle difficoltà di avviare una ripresa e del disagio diffuso che contagia la società. Dice il presidente, durante una cerimonia sul progetto «Energie per il sociale» (presenti i ministri Passera e Clini), affrontando il primo punto della sua scaletta ispirata a un concreto realismo: «Sentiamo che non è ancora aperto, che non è risolto, il grande problema del risanamento e dell'equilibrio della finanza pubblica, specie attraverso il riassorbimento graduale ma costante e determinato del pesante stock di debito pubblico che il Paese ha accumulato e, innanzitutto attraverso uno sforzo per arrivare — tra l'altro anche con una sanzione costituzionale — al pareggio di bilancio».
Al tempo stesso — aggiunge — «ci assilla il tema della crescita, del rilancio della crescita produttiva e occupazionale… I dati sono sicuramente allarmanti, inquietanti, non solo per l'Italia ma per l'Europa nel suo insieme e alcuni Paesi in particolare».
Ora, se questo è vero, secondo il capo dello Stato «dovrebbe però essere chiaro che non basta invocare la crescita». Infatti, «noi abbiamo una sorta di invocazione quotidiana, quasi presumendo che sia già chiuso il capitolo del rigore, dell'austerità sul piano finanziario… e che non occorra altro che volontà e determinazione per aprire prospettive di rilancio della crescita». Insomma, la ripetuta invocazione di qualche commentatore e politico (alla quale si associano pure certi sindacalisti), «talvolta è anche un po' fastidiosa e vacuamente polemica, come se ci fossero delle sordità sul tema della crescita». Sordità che per Napolitano invece non c'è, nel governo Monti. Quel mantra nascerebbe dunque da «un equivoco o un'illusione». E avrebbe il limite di trascurare che non tutto è superato e che per uscire dal tunnel della crisi bisognerà completare un lavoro di lunga lena.
Il percorso resta in salita e renderà necessari anche interventi in sede europea. Intanto, chiude il cerchio il presidente, «c'è urgente bisogno di dare maggiore attenzione all'aggravarsi del disagio sociale delle famiglie, all'aumento della povertà, al rischio della povertà». Perché, certifica con ansia, la crescita cui assistiamo è purtroppo quella «molto seria della disoccupazione e dell'inoccupazione, soprattutto giovanile… un peso che si scarica sulle famiglie, che soffrono della mancanza di prospettive».
Su questo sfondo allarmante, per il capo dello Stato diventa «fondamentale la solidarietà, ovvero la coesione sociale». Che può essere costruita attraverso un «consenso unanime da considerare come valore generale». Ciò che è, poi, la sola strada per rendere più sopportabile il peso che sempre più grava, appunto, sulle famiglie.
Sono questioni preoccupanti, di cui Napolitano ha parlato in serata con il premier Mario Monti, salito al Quirinale per uno dei frequenti colloqui di queste settimane. Al centro dell'incontro i risultati delle rispettive missioni in Medio Oriente, certo. Ma soprattutto la brutta aria che tira in Europa sul fronte dell'economia.
Ecco perché nel faccia a faccia sul Colle, il presidente avrebbe a quanto pare chiesto ragguagli su tempi e metodi della riforma del mercato del lavoro. E anche sul pacchetto di altre misure (per esempio il taglio della spesa pubblica, la rateizzazione dell'Imu, l'allentamento del patto di stabilità degli enti locali, ecc.) allo studio di Palazzo Chigi per completare la sua «prima fase» e procedere, subito dopo aver liberato nuove risorse pubbliche, con i provvedimenti per lo sviluppo.
 

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