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Napolitano accelera: subito le riforme

ROMA — Punta a fare prestissimo, Giorgio Napolitano. Così sarà un discorso abbastanza breve — ma punteggiato di «forti richiami » ai partiti per le riforme mancate a partire dalla legge elettorale — quello che nel pomeriggio alle cinque pronuncerà alla Camera nella cerimonia di giuramento. Dopo essersi dimesso, probabilmente qualche ora prima, dal mandato precedente. E sarà una kermesse rapida e in versione light quella per l’investitura. Stavolta niente bagno di folla a bordo della storica Lancia Flaminia scoperta ma passerella con la solita Lancia Thesis blindata. Abolito il corteo con i corazzieri a cavallo che precedono e seguono l’auto presidenziale, a scortare il riconfermato capo dello Stato ci saranno quattro motociclisti. Il tutto in poco più di un’ora perché Napolitano, dopo la tappa di rito all’Altare della patria, attorno alle 18 dovrebbe far ritorno al Quirinale. Per cominciare subito a mettere mano alla crisi di governo, con consultazioni già da domani. Sarà una tornata di colloqui-lampo, ha deciso Napolitano, che non intende imbarcarsi nel replay della fallimentare maratona precedente: nel giro di 48 ore sentirà i partiti e subito dopo intende affidare l’incarico per il nuovo esecutivo. Con il marchio del Presidente. Che sta scegliendo fra i due differenti identikit di governo e di premier che in queste ore gli sono arrivati da Pd e Pdl: i democratici premono per un profilo a bassa intensità politica, il centrodestra spinge su larghe intese con i big dei partiti.
Al discorso dell’insediamento, Napolitano ha lavorato nella giornata di ieri, ma la stesura definitiva la metterà giù stamattina, dopo un rapido consulto con i collaboratori più stretti. Testo asciutto, per spiegare e fissare «i termini del mio mandato». Denso delle «preoccupazioni» e dell’«allarme » del capo dello Stato per la crisi italiana. Discorso proiettato in avanti, sulle cose da fare per il paese, con due priorità indicate sopra ogni altra cosa: l’emergenza economico- sociale e le riforme istituzionali. Sull’uno e sull’altro fronte, il capo dello Stato registra troppi ritardi e divisioni delle forze politiche, e lo metterà in evidenza. In nome di un appello, che avrà toni forti, alla «responsabilità di tutti». Lo dirà ai grandi elettori che lo hanno riconfermato al vertice della Repubblica così come lo ha già detto ai capi dei partiti e ai governatori saliti al Colle per convincerlo ad accettare il bis. Su un punto soprattutto ha picchiato duro, individuato come «l’origine » di tutti i guai politici che abbiamo di fronte, come il meccanismo che ha provocato uno «stallo elettorale annunciato».
«È stato gravissimo — ha spiegato Napolitano — non aver ascoltato i miei infiniti appelli a cambiare il Porcellum, una legge sulla quale perfino la Consulta ha sollevato dubbi sul premio di maggioranza». Adesso sarà «il primo obiettivo» ha annunciato ai governatori Maroni, Caldoro, Crocetta, Zaia, con il presidente della Liguria Burlando che gli ha chiesto di aprire un «canale diretto fra Quirinale, governo e regioni » sulle grandi questioni territoriale aperte. Dunque, riforme istituzionali e riforme economiche per provare a mettere in moto la crescita e fermare la disoccupazione, come tante volte annunciato anche dal governo Monti ma con le buone intenzioni che poi si sono perse per strada. Ci sarà il richiamo al lavoro dei dieci saggi, al vademecum programmatico sfornato dai facilitatori, una base pronta da cui partire. Dalla riduzione dei costi della politica, pur senza cancellare i rimborsi elettorali, al taglio del numero dei parlamentari. Dal finanziamento per gli ammortizzatori sociali alla riduzione del cuneo fiscale. Un dossier che comunque, ben consapevole delle polemiche che si sono scatenate sui saggi, Napolitano citerà come indicazione di «metodo» e non per «sovrapporlo » ai partiti. Un discorso per una scossa, una svolta, indicare un’orizzonte per il paese. Se e quando sarà raggiunto il capo dello Stato, come lascerà probabilmente intendere, potrebbe anche ritenere chiusa la sua mission. Centrato l’obiettivo di una vera e propria «salvezza nazionale » che lo ha convinto a restare sul Colle, potrebbe passare la mano anzitempo. Insomma, non metterà paletti temporali ma un traguardo istituzionale da raggiungere. Quanto a dimissioni, del resto, è già alle prese con il rebus costituzionale innescato dalla rielezione. Gli uffici del Colle propendono a non ritenere necessario un passaggio formale, lasciare l’incarico per poi succedere a se stesso. Ma, per scrupolo, stamane Napolitano quella lettera di dimissioni potrebbe firmarla lo stesso, per riprendere immediatamente dopo il suo posto al Colle.

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