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Nagel, la Bce e la bomba atomica del cattivo credito

Il calendar provisioning? Una sorta di poteziale bomba atomica sui bilanci delle banche. Non ci ha girato troppo intorno Alberto Nagel, amministratore delegato di Mediobanca, nel criticare il meccanismo di progressiva (e rapida) svalutazione dei nuovi crediti in difficoltà (entro tre anni devono essere portati a zero, nei bilanci). Secondo Nagel si tratta di una «norma sbagliata» e con un potenziale negativo devastante, se applicata post Covid. Quello che Nagel non ha detto è che dopo la pandemia un po’ tutti gli istituti di credito temono l’esplosione delle sofferenze. E siccome il regime di sostanziale limbo in cui è caduto il “calendar provisioning” non durerà per sempre, Nagel auspica una revisione. Del resto con Andrea Enria, presidente del Consiglio di vigilanza della Bce, «ci sono le basi per poter dialogare su una riforma». In realtà, la disciplina sui nuovi Npl, i crediti in sofferenza, è quella prevista dalla legislazione europea con il cosiddetto Pillar 1, che fissa i paletti vincolanti sia per le banche, sia per la Bce. Finora Francoforte ha concesso dal canto suo alle banche tutta la flessibilità possibile, causa pandemia. Ma, a regime, il problema sollevato da Nagel ha una sua rilevanza. Che ora, post Covid, suona ancora più cogente.

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