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Nagel “avvisa” Intesa “Le fusioni si fanno su base amichevole”

Mediobanca manda segnali di fumo a Intesa Sanpaolo su Generali. «La mia valutazione da banchiere d’affari è che le operazioni di concentrazione vanno fatte in maniera amichevole e concordata – ha detto l’ad Alberto Nagel – perché la statistica dice che operazioni non concordate sono molto più costose e hanno un rischio d’esecuzione molto più elevato». Il manager che ha preso il posto di Vincenzo Maranghi parlava «come valutazione meramente tecnica» e per giunta della contesa Mediaset-Vivendi, che vede litigare i suoi soci e pattisti Bolloré e Berlusconi. Ma chi conosce Nagel sa che pensa esattamente la stessa cosa sul dossier aperto da Intesa Sanpaolo sul Leone, solo ipotetico ma che da tre settimane mette a soqquadro la finanza italiana.
La reazione ostile di Generali – che ha raccolto un 3% di Intesa Sanpaolo con prestito titoli in funzione antiscalata – è legata soprattutto al mancato “avviso” di Carlo Messina, l’ad di Ca’ de Sass che da mesi soppesa pro e contro di una «combinazione industriale» ad ampio spettro per creare un campione europeo nel risparmio e nelle polizze. Per giorni sia in Mediobanca (primo socio del Leone con un 13,24%) che a Trieste hanno atteso un invito a sedersi al tavolo e trattare in modo incruento; tuttavia i giorni passano e l’invito non viene. «A Trieste non hanno niente da cui difendersi», ha detto martedì il presidente di Intesa Sanpaolo Gian Maria Gros-Pietro, in un preludio di apertura. Ma non è detto che l’operazione si faccia: la strada per renderla conveniente e patrimonialmente neutra per i compratori è stretta. Lo sanno in Borsa, dove ieri Generali ha guadagnato uno 0,76%, Intesa Sanpaolo lo 0,47% e Mediobanca l’1,61%, soprattutto per la buona semestrale chiusa con ricavi record a 1,07 miliardi (+6%) e margine di interesse salito del 5% (per due terzi derivante dal credito al consumo di Compass, che ha aumentato del 75% l’utile e si conferma il pilastro della Mediobanca odierna. Nagel s’è detto «fiducioso di un altro semestre positivo», dopo il quale la cedola salirà «nella misura in cui aumenta l’utile».
Se Messina deciderà di muovere verso Trieste, comunque, l’invito a trattare potrebbe farlo piuttosto a Jean Pierre Mustier, ad di Unicredit e da anni prima forza in Mediobanca con l’8,6%. Mustier, in sella da un semestre, è preso da tutt’altre faccende per cui potrebbe rivelarsi un buon venditore: la banca italo-tedesca – come preannunciato – ieri ha chiuso un 2016 in rosso per 11,8 miliardi, perdita analoga a quelle del 2011 e del 2013, che ha portato il monte perdite degli ultimi sei esercizi a 30,45 miliardi. Mustier ha in carico attorno a 10 euro la quota in Piazzetta Cuccia, che ieri quotava 7,88 euro. Finora ha negato volerla vendere – né potrebbe essere altrimenti – ma chi lo conosce ritiene che sciogliere un intreccio che ha sempre meno motivo d’essere e incassare un miliardo potrebbe fargli comodo. «Non abbiamo segnali di disimpegno, al contrario – ha detto a riguardo Nagel ieri -. I rapporti, anche professionali, sono particolarmente proficui». L’anno scorso Nagel fu vicino a diventare ad di Unicredit; e oggi è di supporto nel pool di istituti che ne garantiscono la ricapitalizzazione da 13 miliardi: «Da quel che vediamo l’aumento è ben impostato: credo avrà esito positivo». Nagel ha parlato poi del Leone, non senza critiche: «Mediobanca ha sempre accompagnato i programmi di sviluppo di Generali, che ha fatto oltre 20 miliardi di acquisizioni negli ultimi anni. Poi le acquisizioni è bene farle rendere, con un ritorno proporzionato». Circa il prezzo cui Mediobanca venderebbe Trieste, Nagel ha ricordato che l’anno scorso lo 0,2% fu ceduto «a 17-18 euro». Ora il Leone vale 14,5 euro. Ma formalmente l’indicazione vale solo per il 3% di Generali che Mediobanca è impegnata a vendere entro il 2019 per alleviarne il peso sul patrimonio.

Andrea Greco

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