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Nagel alza il dividendo e incassa la conferma al vertice Mediobanca

Il management di Mediobanca confeziona una trimestrale con 200 milioni di utile netto, meno di un anno fa ma il 43% più delle attese del mercato; e aumenta la quota di profitti destinata agli azionisti dal 50% al 70% (non appena la Bce toglierà i veti di marzo per il Covid).
Sono due dati sonanti, da sommare ai segnali distensivi lanciati dall’ad Alberto Nagel a Leonardo Del Vecchio, primo azionista che oggi parteciperà alla prima assemblea per fare la sua parte sulla nomina del cda per un triennio. L’appuntamento è rilevante: tuttavia non si prevedono sorprese di sorta, tanto che il cda uscente potrebbe essere confermato per i 13/15, a partire dal presidente Renato Pagliaro e dall’ad Alberto Nagel.
«Con Delfin come per altri azionisti abbiamo un confronto costruttivo e continuo perché questo è il nostro approccio — ha detto il capoazienda, in auge dal 2003 — . In più abbiamo una conoscenza del gruppo e del suo fondatore e questo non può che favorire una interazione che noi vediamo positiva». Ai giornalisti che gli chiedevano se ci fossero stati incontri con il patron di Luxottica, il banchiere ha risposto: «Non è necessario un contatto fisico in questo momento, ma col suo gruppo e con lui abbiamo una costante di rapporti telefonici, sia perché è un importante azionista sia perché è un imprenditore di cui abbiamo stima». Nagel ha aggiunto, quanto al voto per nominare il cda in agenda oggi seppur da remoto: «Vediamo. Rimango convinto che sia possibile eleggere un cda che consenta l’attuazione del piano triennale che abbiamo approvato e che consenta alla banca di continuare il percorso di sviluppo». Delle tre liste depositate, quella del cda sembra la favorita per prendere la maggioranza dei voti, e così confermare, con Nagel, il blocco degli “uscenti”, salvo i due innesti di Laura Cioli e Virginie Banet. La seconda lista per azioni depositate (4,83%) è quella dei gestori, che ripresenta Angela Gamba e Alberto Lupoi. Le voci dell’ultima ora dicono che a questa lista dovrebbe andare anche il supporto di Delfin, per sancire il comportamento “di mercato” della holding, oltre che rafforzare i rapporti con gli investitori istituzionali che solitamente la votano (ma due consulenti globali dei fondi su tre hanno preferito la lista del cda in questo giro). La terza lista, più antagonista, è quella presentata da Bluebell con l’1% del capitale (messo alla bisogna da un ricco investitore islandese) e che punta su quattro nomi di rottura per una «Mediobanca 3,0», capace di avviare un nuovo ciclo di crescita.
Chiunque si insedi, potrà continuare l’esercizio 2020-21 con un buon viatico di profitti e patrimonio. Tra i ricavi, il margine d’interesse è salito del 2%, e del 17% le commissioni, anche grazie al forte andamento delle attività di banca di investimento, dove pesano i mandati sulle maggiori operazioni straordinarie italiane di fine estate. Ma sono soprattutto i costi a fare il risultato: quelli sul credito sono scesi oltre le attese, pari a 61 centesimi persi ogni 100 euro prestati al disotto dell’indicazione fornita sul 202 1 e pari a 0,83-1 euro. Il patrimonio primario è salito di 10 punti base sopra al 16% degli attivi di rischio. Malgrado le chiose positive degli analisti, Mediobanca in Borsa ha perso il 2,63%, più dell’indice Stoxx europeo di settore (-1,53%).
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