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Mutuo o prestito, eterno dilemma

di Duilio Lui  

L'arrivo della bella stagione solitamente coincide con un boom delle ristrutturazioni edilizie. Così sono numerose le famiglie che in questo periodo si chiedono quale sia il finanziamento più conveniente per condurre in porto l'operazione, se cioè optare per il mutuo, che presenta tassi contenuti, ma costi aggiuntivi per la registrazione e il notaio, o il prestito personale, che parte da una soglia più elevata, ma presenta minori complicazioni.

Le variabili prezzo e durata. La preferenza per l'una o per l'altra soluzione è fortemente dipendente dall'ammontare della cifra che il consumatore intende richiedere. «Sopra la soglia di 40-50 mila euro è oggettivamente difficile ottenere un prestito, se non accettando un brusco aumento del saggio d'interesse, per cui su finanziamenti particolarmente elevati non resta che la soluzione del mutuo», spiega Roberto Anedda, vicepresidente del comparatore on-line Mutuionline, che quantifica nel 2,2% la fetta di mercato occupata dai mutui di ristrutturazione sul totale dei mutui, mentre la quota sale al 18,6% se si considerano i prestiti finalizzati a questo obiettivo rispetto al totale di quelli concessi. Un altro indicatore che fa la differenza nella scelta è la durata del finanziamento: la maggior parte dei prestiti personali offerti dal mercato non supera i sette-otto anni di durata, con qualche eccezione fino a dieci anni, mentre per i mutui non si scende mai sotto i cinque anni, con la soglia massima che può arrivare anche a 20-25 anni per finalità come questa.

Prestito più caro. Fatta questa premessa, va comunque detto che le richieste di finanziamento per ristrutturare l'abitazione solitamente si fermano a livelli più contenuti. In collaborazione con il network Mutuionline-Prestitionline abbiamo provato a confrontare le condizioni applicate a un importo da 30 mila euro nel caso di prestito personale, mutuo a tasso fisso o mutuo a tasso variabile, prendendo come esempi le migliori condizioni attualmente presenti sul comparatore on-line.

Iniziamo il confronto sulla durata a cinque anni: come si vede dalla tabella, il miglior prestito personale del momento presenta un tasso del 6,80% (7,14% considerando il Taeg), che tradotto in rata mensile ammonta a 593 euro da sborsare ogni mese, per un totale nei 60 mesi considerati di 5.580 euro. Nel caso si opti per un mutuo a tasso fisso della stessa durata si può spuntare un tasso del 4,02% (Taeg al 5,11%), quindi all'incirca il 2,8% in meno rispetto al prestito, che si tramuta in una rata mensile inferiore di 40 euro (da 593 a 553 euro). Rapportati ai 60 mesi del rientro, gli interessi totali ammontano a 3.180 euro, con un risparmio netto di 2.400 euro rispetto al prestito.

Il nodo ipoteca e l'allungamento dei tempi penalizzano il mutuo. Sembrerebbe non esserci partita tra le due opzioni, ma in realtà bisogna considerare altri due elementi prima di arrivare alla conclusione. Il primo è il versante dei costi, che nel caso del prestito personale ammonta a 100 euro, nel caso del mutuo a 419 euro. Considerata anche questa voce, il risparmio per chi opta per il mutuo rimane comunque considerevole (1.981 euro), ma occorre ancora fare i conti con i costi notarili. Stimando una commissione di 500-700 euro, il mutuo risulta ancora vincente, ma nel calcolo sulla convenienza subentra anche il fattore tempo. «La concessione di un prestito personale solitamente è soggetta a una burocrazia semplificata», spiega Anedda. «È sufficiente che il richiedente presenti un documento d'identità, accompagnato dalla busta paga per attestare la capacità di onorare il debito e dal codice fiscale. Mediamente non passano più di sei-otto giorni dalla richiesta alla concessione del finanziamento, ovviamente a patto che non insorgano complicazioni o contestazioni». Lo stesso non vale per il mutuo, che solitamente comporta una tempistica tra le tre e le quattro settimane. Così, chi ha urgenza di ottenere il finanziamento, potrebbe trovare più conveniente sottoscrivere un prestito personale, pur a costo di sopportare interessi più elevati. Senza dimenticare che la sottoscrizione di un mutuo è legata all'iscrizione di un'ipoteca sull'immobile (a garanzia del pagamento del finanziamento contratto), aggravio che manca nel caso di prestito personale.

L'alternativa del variabile. Non va, infine, trascurata l'alternativa del mutuo a tasso variabile, che in questo periodo consente di spuntare un tasso del 2,55% (Taeg al 3,57%), vale a dire una rata mensile di 533 euro (20 euro in meno rispetto al tasso fisso) e interessi totali per 1.985 euro (con un risparmio di 1.195 euro rispetto a chi opta per il mutuo a tasso fisso). Considerando anche i costi per le pratiche, leggermente più elevati rispetto al fisso (644 contro 499 euro), il risparmio complessivo per chi punta sul variabile ammonta a 970 euro. Ovviamente il risparmio per chi sceglie questa opzione comporta un ulteriore rischio, derivante dalla possibilità di un rialzo dei tassi di interesse, «un'eventualità quasi certa», secondo Anedda, «ma la cui portata dovrebbe comunque essere limitata in un arco di tempo limitato come nell'esempio considerato». La convenienza economica del mutuo a tasso variabile rispetto al prestito personale, sommando interessi e costi amministrativi è notevole (3.051 euro), ma anche in questo caso vanno prese in considerazione la variabile notarile (costi e tempistica di concessione del mutuo) e l'evoluzione del tasso di interesse nell'arco dei cinque anni.

L'allungamento del finanziamento. La simulazione prende in considerazione anche l'eventualità di un mutuo a dieci anni, nella duplice possibilità del tasso fisso e di quello variabile. Mantenendo fermo l'importo finanziato a 30mila euro, cala la rata mensile (di 224 euro nel caso del tasso fisso e di 252 euro per l'opzione variabile), ma cresce nettamente l'ammontare degli interessi da pagare (rispettivamente di 3.900 e 1.734 euro). Il prezzo da pagare per spalmare il pagamento in un arco di tempo doppio.
 

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