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Mutui usurari, anche l’assicurazione entra nel calcolo

L’usurarietà del contratto di mutuo va valutata considerando anche le spese di assicurazione sostenute per ottenere il credito. E il mancato esplicito inserimento nel Taeg (tasso annuo effettivo globale) dei costi relativi al premio assicurativo viola gli obblighi sulle informazioni a favore del consumatore, anche se si tratta di un costo imposto dalla legge e ricavabile da altra documentazione.
Mentre le sezioni unite della Cassazione con la sentenza del 20 giugno scorso (la 16603) fissavano il principio del computo delle commissioni di massimo scoperto per verificare l’usurarietà del rapporto, con diverse decisioni il collegio di coordinamento dell’Abf (l’arbitro bancario e finanziario) ha stabilito le conseguenze delle clausole usurarie sul contratto di prestito personale tra banca e consumatori.
Con la decisione n.12830 del 16 maggio scorso, l’Abf ha affermato che ai fini della valutazione della natura usuraria del contratto di mutuo vanno conteggiate anche le spese di assicurazione sostenute dal debitore per ottenere il credito. Una volta verificato il superamento del tasso soglia rilevante ai fini dell’usura genetica, ne deriva la nullità della clausola e restano colpiti tutti gli oneri, sia gli interessi che le spese e quindi anche i premi assicurativi, che vanno restituiti al mutuatario. Si deve trattare però di usurarietà genetica, cioè il tasso soglia deve risultare superato in base agli oneri e alle spese stabiliti originariamente con il contratto a carico del mutuatario.
Sempre il 16 maggio, il collegio ha stabilito che il mancato esplicito inserimento nel Taeg del costo relativo al premio assicurativo, pur se imposto dalla legge e pur se ricavabile da altra documentazione fornita al cliente, costituisce una violazione delle regole sugli obblighi informativi verso il consumatore. Una violazione che determina la nullità della clausola relativa al Taeg e conseguentemente l’applicazione del solo tasso legale sostitutivo (decisione 12832/2018 ).
Questo rimedio, anche alla luce della sentenza della Corte di giustizia europea del 9 novembre 2016, C-42/15 e dell’articolo 23 della direttiva 2008/48, non è stato ritenuto sproporzionato perché ripara al fatto che il consumatore non ha potuto effettuare un attendibile comparazione tra le offerte sul mercato. Già con la decisione del 18 febbraio 2016 il collegio aveva evidenziato che con riguardo ai crediti al consumo gli obblighi di informazione della parte finanziatrice sono intensamente disciplinati proprio perché la controparte non ha tutti gli strumenti per capire le condizioni dell’accordo.
Con la decisione n. 7440 del 23 marzo scorso l’Abf, allineandosi alla sentenza delle sezioni unite della Cassazione 2467/2017, ha invece escluso che si possa sanzionare con la nullità della clausola la cosiddetta usura sopravvenuta, cioè il superamento, nel corso del rapporto, da parte del tasso degli interessi concordato tra mutuante e mutuatario, della soglia dell’usura. Se, al momento della stipula del contratto, di finanziamento il tasso non eccedeva il tasso soglia, non può essere irrogata alcuna sanzione.
L’Abf ha quindi respinto la prospettazione di altri collegi territoriali che volevano invece addivenire ad una valutazione di illiceità per non depotenziare la portata repressiva della disciplina in tema di usura

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