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Mutui e prestiti, tempo di stop alle rate contro il rischio default delle famiglie

Nelle prime settimane dopo il varo del Dl «cura Italia» sono state oltre 162mila le moratorie concesse su mutui e prestiti. Un congelamento delle rate, sempre più richiesto dalle famiglie, per avere maggiore liquidità e far fronte alle nuove forme di disagio economico emerse all’interno dei nuclei familiari dopo il lockdown imposto dall’emergenza Covid-19. Il trend è in crescita, come confermato dai numeri diffusi di recente dal ministero dell’Economia: al 17 aprile si contavano già 600mila domande di moratoria da parte di famiglie che riguardano prestiti per 36 miliardi.

Questi primi numeri riflettono sia lo stop delle rate introdotto a metà marzo con il Dl 18/2020 sia le moratorie concesse volontariamente dalle banche. «Sono il risultato di un mix di azioni spontanee messe in atto da intermediari e banche davanti alle prime richieste delle famiglie, ma ci aspettiamo di veder crescere i numeri nei mesi successivi», afferma Antonio Deledda, direttore del sistema di informazioni creditizie di Crif. Lo strumento della moratoria, infatti, ad aprile è stato rilanciato da Abi e Assofin attraverso la sottoscrizione di linee guida nazionali che ne promuovono l’applicazione su larga scala (si veda l’articolo sotto).

I consumatori che decidono di aderire, su base volontaria, possono sospendere il rimborso dei propri finanziamenti rateali. Per meglio comprendere il meccanismo, Crif ha analizzato le prime 162.300 linee di credito “congelate” nel mese di marzo, intestate a privati consumatori, la cui moratoria è stata notificata in Eurisc, il principale sistema di informazioni creditizie. Nel dettaglio, 65mila finanziamenti sospesi riguardano mutui immobiliari su circa 5 milioni di contratti attivi censiti. Questo significa che in poche settimane – praticamente le ultime due di marzo, da quando è partita “l’operazione moratorie” – è stata richiesta la sospensione delle rate per l’1,3% dei mutui. Proseguendo di questo passo, a fine anno lo stop delle rate potrebbe essere stato richiesto per il 20% dei contratti di mutuo attivi in Italia.

Sono incluse anche le moratorie garantite da Consap attraverso il Fondo Gasparrini per i mutui prima casa, ma la raccolta delle pratiche in questo caso è stata avviata a partire dal 31 marzo e l’impatto sui numeri ancora non si vede. Fatto sta che la controllata del Mef che gestisce il fondo a fine aprile aveva già autorizzato 1.701 pratiche su 14.200 richieste, registrandone fino a 2mila al giorno nelle ultime settimane.

Sui mutui si concentra il maggior numero di richieste di moratoria a causa dell’importo più elevato delle rate, in media da 1.041 euro al mese in Trentino Alto-Adige a 707 euro in Abruzzo. Ma il “congelamento” è stato chiesto anche per 55mila prestiti personali (273 euro di rata media) e 19mila prestiti finalizzati, legati cioè all’acquisto di un bene come l’auto o gli elettrodomestici (169 euro di rata media). Altri 13mila contratti sospesi si riferiscono a mutui di liquidità e i restanti 10mila a contratti di leasing e altri prodotti rateali.

«Rispetto a una fase iniziale – aggiunge Deledda di Crif – in cui hanno risposto solo gli operatori più reattivi e la mancanza di chiarezza sui requisiti necessari ha creato un po’ di confusione, oggi le maglie si sono ampliate tantissimo e la procedura è stata rodata». Il meccanismo delle moratorie è, dunque, partito e la sua applicazione su larga scala oggi è caldeggiata da più parti, come strumento “neutrale” per evitare la crescita delle insolevenze.

Come ha rilevato Banca d’Italia, a livello internazionale è stato precisato che le moratorie non comportano l’automatica riclassificazione dei crediti tra quelli in bonis ma oggetto di concessioni né tantomeno tra quelli deteriorati. E, sul fronte contabile, è stato chiarito che l’accesso alle moratorie non determina automaticamente un incremento significativo del rischio di credito.

Il tasso di default delle famiglia italiane (secondo le definizioni ufficiali) nel corso del 2019 ha fatto registrare una ulteriore diminuzione, attestandosi all’1,7% per il credito al consumo e all’1,2% per i mutui immobiliari. A titolo di paragone, prendendo a riferimento la crisi finanziaria del 2008, il tasso di default nel comparto dei prestiti a dicembre 2009 era arrivato al 3,2%, contro il 2,2% dei mutui immobiliari, per poi tornare al 2,3% a marzo 2010. «Il cedimento occupazionale – conclude Deledda – era ed è stato il fattore che, più di altri, determina la maggiore fragilità delle famiglie e la loro crescente difficoltà a rispettare le scadenze di pagamento. Il meccanismo della moratoria va proprio in questa direzione».

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