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Mutui, prestiti, bollette: le rate non pagate sfiorano i 60 miliardi

I numeri sono da capogiro e nel 2015 hanno aggiornato un nuovo record: 58,9 miliardi di euro, qualcosa come il 3,6% del Pil nazionale. Rate del mutuo o di prestiti per l’acquisto di beni di consumo, bollette di luce, gas e telefono non saldate che devono ritornare nelle casse di chi ha erogato il servizio. Lo rivela l’ultima fotografia scattata da Unirec, l’Unione nazionale delle imprese di recupero crediti, in collaborazione con Il Sole 24 Ore che verrà presentata a Roma giovedì 12 maggio. L’istantanea sulla base dei dati forniti dalle 208 associate, pari al l’85% del mercato, fornisce nuovi indizi su un Paese che a fatica cerca di risollevarsi dalle ferite della crisi.
Mentre approda al Senato il Ddl banche che porta con sé un’accelerazione dei tempi per la riscossione dei crediti deteriorati da parte degli istituti, i dati di Unirec mettono in luce un’altra faccia del fenomeno, altrettanto significativa. «Le imprese associate – spiega il presidente Marco Pasini – operano prevalentemente nell’ambito del recupero di crediti unsecured small ticket, normalmente meno interessati dalle procedure giudiziarie-civili, in quanto non garantiti da diritti reali come ipoteche e pegni, mentre il Ddl banche ha come focus, per i crediti secured, l’accelerazione delle procedure esecutive a favore degli istituti finanziari».
Lo scorso anno sulle scrivanie degli addetti ai lavori si sono accumulate 38,1 milioni tra vecchie e nuove pratiche, il doppio rispetto al 2007, ma per la prima volta da nove anni a questa parte il loro numero è in calo e rispetto al 2014 la diminuzione registrata è del 6 per cento. Gli importi, invece, non hanno arrestato la loro corsa e sono cresciuti del 5 per cento. Anzi, se si allarga l’orizzonte di osservazione al 2012 il balzo è stato del 37 per cento. Lievita così anche la somma media da recuperare, che oggi si situa a 1.547 euro. Guardando alla tipologia del debitore, otto pratiche su dieci, sia per numero che per importo, riguardano le famiglie, mentre la parte restante si riferisce alle imprese.
«I dati – sottolinea Pasini- si dimostrano ancora una volta lo specchio della crisi. Raccontano le difficoltà delle famiglie e delle imprese a onorare i propri debiti, che così “invecchiano” e sono sempre più deteriorati, ma anche gli ostacoli che incontrano le società di recupero nella loro attività». Rintracciare quelle somme diventa infatti di anno in anno un percorso a ostacoli. Nel 2015 i “committenti” sono riusciti a tornare in possesso di 9,4 miliardi di rate e bollette dimenticate, con un tasso di recupero del 15,9%, in peggioramento del 2,6% rispetto al 2014 e del 5,6% se confrontato con il 2012. Le pratiche a buon fine, evidenziano però dall’Associazione, mostrano un vantaggio competitivo rispetto ai tempi medi della giustizia civile: tra i 30 e i 90 giorni rispetto agli oltre 1.400 per chi sceglie il tribunale.
Lo spaccato regionale
Restringendo il focus sul territorio metà dei crediti affidati, sia per numero di posizioni gestite che per importi, si è concentrato in Lombardia, Campania, Lazio e Sicilia. Il primato assoluto spetta però alla prima, con quasi 6 milioni di pratiche che valgono più di 9 miliardi di euro. Per trovare la migliore performance di recupero bisogna però andare in Friuli Venezia Giulia e in Sicilia, dove il 22% degli importi viene incassato. Molto meglio della Lombardia, che deve accontentarsi del 17%, del Piemonte (15%) e dell’Emilia-Romagna (14 per cento). La maglia nera va invece alla Calabria, con un tasso di recupero del 12 per cento.
Le stime per il 2016
Quale sarà la performance dell’anno in corso? L’Associazione si attende un proseguimento del trend, con un numero di posizioni gestite in leggera flessione tra l’1,5 e il 2% e una crescita tra il 2,5 e il 3,5% del valore dei crediti affidati. Il lavoro, insomma, non manca, tanto che lo scorso anno gli addetti hanno raggiunto quota 20mila unità, 1.400 in più rispetto al 2014. Il comparto è chiamato ad affrontare nuove sfide ma la normativa non si è finora adeguata. Tanto che a fine 2015 Unirec ha presentato al ministero dell’Interno una proposta di revisione delle regole. Tra le richieste avanzate c’è anche un accesso agevolato alle banche dati pubbliche in regime di convenzione per poter intensificare l’attività.
La nuova frontiera per il settore del recupero crediti è poi rappresentata dalla Pubblica amministrazione che oggi rappresenta l’1% appena delle pratiche e degli importi affidati. Un passo avanti in questa direzione è stato segnato lo scorso febbraio dal disegno di legge che porta la firma della senatrice Lucrezia Ricchiuti che riconosce la piena legittimità alle società di recupero crediti di svolgere il proprio lavoro anche con gli enti locali.

Chiara Bussi

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