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Mutui più leggeri, respiro alle imprese un tesoretto da spartire con le banche

MILANO — Ma all’uomo della strada, dei tassi Bce al minimo storici, che ne viene? Alcuni vantaggi potenziali, altri sonanti. Chi ha un mutuo pagherà qualche decina di euro meno la rata. Chi ha imprese indebitate vedrà alleggerirsi gli oneri, ma rischia di dover dividere il beneficio con le banche. Alzando la vista, il sistema bancario sarà ancora più stimolato a diffondere la liquidità, pagando meno i prestiti (anche i 1.000 miliardi avuti dalla Bce, su cui il tasso dell’1% cala ora allo 0,75%). E le emissioni pubbliche beneficeranno di un rialzo dei prezzi, e correlato calo dei loro rendimenti (e oneri). Anche se la crisi d’Europa, politica, economica, culturale, non sarà risolta dal denaro facile.
MUTUI CASA
La correlazione tra il tasso Bce e l’Euribor, su cui si basa il 98% dei mutui casa, è elevata. Nel caso di un prestito da 150mila euro, i debitori a tassi variabili vedranno la prossima rata calare di una ventina di euro, che possono sommare ai 40 risparmiati da gennaio per il calo del tasso di riferimento immobiliare (66 punti base). Su base annua, la minore spesa può avvicinare 800 euro. Discorso invariato per i tassi fissi, e peggio per chi il mutuo lo va cercando, perché gli spread applicati sui tassi si sono ampliati molto, rincorrendo gli spread sovrani.
PRESTITI ALLE IMPRESE
La sforbiciata di Mario Draghi potrebbe sgravare di un massimo di 2,26 miliardi il costo per interessi delle imprese italiane, esposte per 904 miliardi con il sistema bancario. Ma la proiezione, per stessa ammissione della Cgia di Mestre che l’ha fatta, «potrebbe essere sovrastimata». Infatti il potere negoziale delle banche sulle imprese è alto, e le circostanze indicano che sarà sfruttato per condividere il beneficio con i debitori. I prestiti hanno contratti più flessibili dei mutui, e finestre temporali in cui rivedere le condizioni. Gli analisti di settore stimano che storicamente quando scendono i tassi le banche trattengono un terzo dei minori oneri per interessi, in forma di rincari sui presiti. «Ma in una fase drammatica come questa il rapporto potrebbe ribaltarsi – stima uno di loro – e solo un terzo di quei 2,26 miliardi restare alle imprese».
MERCATI E LIQUIDITÀ
Le banche, grandi malate d’Europa, prendono un altro brodino. I 1.000 miliardi triennali che Mario Draghi ha elargito a 800 istituti all’1% annuo costano da oggi lo 0,75%. Fanno 2,5 miliardi in meno, e il risparmio sarà concentrato sui gruppi italiani e spagnoli, che quei denari non li riportano allo sportello di custodia Bce (il cui rendimento è del pari sceso, dallo 0,25% a 0). Ma il beneficio si rifletterà, meno automaticamente, su tutta la struttura di finanziamento bancaria, sotto scacco come mai prima. Costerà un po’ meno quindi la raccolta indicizzata, per esempio i bond bancari, imperniati sul tasso Midswap, già calato negli ultimi tempi – come l’Euribor – scontando il taglio Bce giunto ieri. La dinamica creditizia complessiva, però, non cambierà i suoi connotati, stitici e sofferenti, per la mossa di ieri.
DEBITO PUBBLICO
Al netto di impazzimenti degli spread, l’Erario sborserà meno per servire il debito. I rendimenti dei titoli di Stato sulle scadenze lunghe vedranno i prezzi salire, e calare i rendimenti (contrariamente a ieri, quando il differenziale è salito da 429 a 457 punti base, pari a un rendimento del 5,95%), perché il tasso cui scontare i flussi di cassa futuri è inferiore. Mentre sulle scadenze brevi e diffuse in questa fase, come ad esempio i Bot, le prossime aste dovrebbero testimoniare un calo di tassi in linea con lo 0,25% limato ieri a Francoforte.

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