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Mutui, l’Abi accusa Confindustria

di Stefano Sansonetti  

Dal confronto tecnico a un'autentica contrapposizione politica. Ormai Abi e Confindustria, al di là delle dichiarazioni di facciata, sono sempre di più ai ferri corti. L'oggetto del contendere, come ha svelato ItaliaOggi del 18 e 19 maggio scorsi, è una norma del decreto legge sviluppo che sembra consentire alla banche di modificare unilateralmente alcune condizioni dei contratti stipulati con le imprese.

Scenario che terrorizza le aziende, soprattutto quando si parla di mutui e tassi d'interesse. Dopo le accuse lanciate nei giorni scorsi da Confindustria, e i primi confronti con i tecnici dell'Abi, in queste ore va delineandosi meglio la posizione dell'associazione guidata da Giuseppe Mussari. Che naturalmente non è per niente intenzionate a regalare terreno agli industriali.

Di più, perché secondo una ricostruzione dei fatti che si sente circolare nelle stanze di palazzo Altieri, sta prendendo corpo un'accusa precisa nei confronti di Confindustria. In pratica l'organizzazione di Emma Marcegaglia, sostengono dalle parti dell'Abi, sarebbe stata al corrente dell'inserimento della famigerata norma all'interno del decreto legge sviluppo, predisposto dal ministero dell'economia. Per inciso, si tratta dell'art. 8, comma 5, lettere «f» e «g» del decreto legge n. 70 del 2011. Insomma, viale dell'Astronomia sarebbe stata al corrente e in un certo senso avrebbe concordato la norma.

Ufficialmente l'Abi fa sapere che è in atto sulla questione un confronto congiunto e che non esistono particolari punti critici. Ma le riflessioni raccolte da ItaliaOggi tracciano uno scenario totalmente diverso. Per i banchieri si tratterebbe di una questione politica, legata alle turbolenze che agitano da diverso tempo i vertici confindustriali, il cui mandato scade nel 2012. In questa visione Confindustria, seguendo una strategia politica, starebbe creando allarmismo su una norma che, secondo l'Abi, va interpretata in modo diverso. Per l'associazione bancaria è vero che l'impianto del comma 5 dell'art. 8 consente a un istituto di proporre una modifica unilaterale; ma questa non scatterebbe automaticamente, perché comunque la banca sarebbe tenuta a spiegare il cambiamento delle condizioni economiche che suggeriscono una modifica del contratto.

È probabile che in un primo momento Abi e Confindustria avessero sperato di gestire la questione senza alcuna risonanza. Del resto sono anni che le due associazioni viaggiano a braccetto sui più importanti temi economico-finanziari. Adesso, però, il bubbone è esploso, al punto che le parti hanno anche messo in campo le squadre dei giuristi per avere pareri su come affrontare la questione. Alcuni di questi dossier sono già stati predisposti, altri sono in corso di elaborazione, ma di sicuro la prossima settimana il loro contenuto comincerà a emergere. E allora inizierà un altro capitolo di un confronto che rischia di avere serie ripercussioni sui rapporti tra Abi e Confindustria.

Tra le altre cose, secondo quanto risulta ancora a ItaliaOggi, alcune banche si starebbero muovendo per capire se si può dare immediatamente corso al contenuto del dl sviluppo, in pratica per sapere se è possibile inviare subito delle proposte di modifica dei tassi. Tra queste spicca Mps, presieduta da quello stesso Giuseppe Mussari che oggi si trova sulla tolda di comando dell'Abi.

Sullo sfondo si sta muovendo anche il ministero dell'economia, nei cui corridoi starebbe già circolando una nuova versione della norma.

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