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Mutui, inadempienza a 18 mesi

È da intendersi come inadempiente il mutuatario moroso per almeno 18 rate. L’immobile, in caso di inadempimento, potrà essere messo in vendita esclusivamente dopo la sottoscrizione di un atto di disposizione da parte del cliente a favore della banca. La valutazione della casa non dipenderà dall’istituto di credito, ma sarà effettuata da un perito indipendente nominato dal tribunale.

La normativa sull’inadempimento, infine, non si applicherà ai contratti già in essere, neanche in caso di surroga. Ultima nota: il riconoscimento del patto marciano, che, pur non codificato da norme, è utilizzato dalla giurisprudenza come vincolo di restituzione al debitore dell’eccedenza ottenuta dalla vendita del bene. Sono queste le linee guida del parere al decreto sui mutui ipotecari anticipate ieri dagli onorevoli Michele Pelillo e Giovanni Sanga (Pd). Parere, il predetto, che verrà presentato definitivamente il prossimo martedì. Le disposizioni in esso contenute, rende nota la maggioranza, verranno rese definitive dopo l’esame.

La direttiva 2014/17/Ue. Quella sui mutui, insomma, si è tradotta (come anticipato da ItaliaOggi del 03/03) in una polemica, fomentata dal Movimento 5 stelle e nata su grandi equivoci. Alla base del decreto che recepisce la direttiva europea 2014/17/Ue vi sono infatti tre intenti: in primo luogo, completare la disciplina del Testo unico bancario con nuovi obblighi di trasparenza del finanziatore e informativa al cliente; in secondo luogo, concedere una moratoria di 6 mesi al debitore coinvolto in un processo esecutivo; infine, codificare il cosiddetto «patto marciano», confermando però il divieto (ex art. 2744 cc) del patto commissorio.

La ripresa del Tub. La polemica che mercoledì ha bloccato l’esame dell’atto 256 alla Camera è originata da un solo articolo presente nel decreto, il 120-quinquiesdecies. Questo, composto di 4 commi, regola tre differenti situazioni. I primi due periodi confermano infatti quanto disposto dal Tub (art. 40 comma 2) sul diritto della banca ad invocare come causa di risoluzione del contratto di mutuo il ritardo nel pagamento di almeno 7 rate anche non consecutive, intendendo con «ritardo» un periodo compreso tra il 30° e il 180° giorno dopo la scadenza del termine dato.

Il patto marciano. Con il terzo comma viene invece data la possibilità, con volontà sottoscritta da ambo le parti, di risolvere senza interposizione del giudice l’inadempimento del debitore. Per far ciò saranno necessari due passaggi: la sottoscrizione della clausola di inadempimento facoltativa, con la quale il cliente dà modo alla banca di intervenire sul bene in caso di mancato pagamento (18 rate consecutive), e uno specifico atto di disposizione dell’immobile da parte del consumatore. La banca, a sua volta, si vincola, in sede di vendita, ad affidarsi ad un terzo esterno che effettua la valutazione della casa, e a conferire al debitore l’eventuale somma eccedente tra il valore di realizzo e il debito residuo. Due condizioni, queste, che contraddistinguono il patto marciano, ritenuto lecito dalla cassazione in una sentenza del maggio 2013. Aspetto non trascurabile, inoltre, è che «la vendita del bene», cita il terzo periodo della norma, comporterà «l’estinzione del debito», il tutto senza interposizione del giudice.

Procedure esecutive. Infine il comma 4 che, diversamente dal rito volontario, regola le procedure esecutive: in tal caso, il debitore, già di fronte al giudice, avrà l’obbligo di versare allo scadere del sesto mese dal termine della procedura esecutiva l’ammontare di debito residuo.

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