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Mutui, imprese contro il dl sviluppo

di Stefano Sansonetti  

Adesso scendono in campo le squadre dei giuristi. Ai quali Abi e Confindustria stanno chiedendo di fornire valutazioni su quella norma del decreto legge sviluppo che ha scatenato un duro scontro tra banchieri e industriali. ItaliaOggi lo ha raccontato ieri: si tratta di quel passaggio dell'art. 8 del decreto (n.70 del 2011), in cui di fatto si consente agli istituti di credito di imporre unilateralmente alle imprese modifiche delle condizioni contrattuali.

Cosa che minaccia di avere effetti dirompenti nell'ambito dei mutui.

Giuristi e schermaglie interpretative a parte, in queste ore sta filtrando anche qualche segnale dal ministero dell'economia. Dove ci si sta rendendo conto che la norma incriminata è stata scritta piuttosto male e che come minimo dovrà andare incontro a una sostanziale «risistemazione». Sulla questione, del resto, in questa fase contraddistinta da incontri, confronti e vorticosi scambi di e-mail, Confindustria va dicendo una cosa tanto semplice quanto netta: l'articolo 8 del decreto legge sviluppo, così com'è, è del tutto inaccettabile. I tecnici di Emma Marcegaglia sono assolutamente inamovibili. Al punto che l'Abi sembra in questi momenti disposta a cedere terreno, perché si starebbe rendendo conto che la norma attuale lascia agli istituti spazi di manovra troppo ampi nel decidere le sorti di un contratto di mutuo e dei relativi tassi.

Certo, questo non significa che l'Associazione bancaria, guidata dal presidente di Mps Giuseppe Mussari, rinuncerà a fare la sua parte.

Anche Mussari, infatti, sta coinvolgendo un gruppo di giuristi per verificare fino a che punto può «difendere» una norma che nella versione attuale certo non dispiace al mondo creditizio. Di più, perché proprio negli ultimi due giorni ha cominciato a circolare una voce secondo cui alcune banche si starebbero attivando per capire se possono immediatamente sfruttare gli effetti dell'art. 8 del decreto legge 70. Come dire: visto che il decreto legge è immediatamente produttivo di effetti, perché non provare a sfruttarli immediatamente, magari inviando all'impresa-cliente qualche proposta di modifica del contratto di mutuo?

Senza contare un altro aspetto di non poco conto. Dalle novità introdotte, secondo quanto dice lo stesso dl sviluppo, sono esclusi i consumatori e le micro-imprese. Queste categorie, cioè, non rischiano di vedersi cambiare i contratti di punto in bianco. La questione, sta facendo notare Confindustria in queste ore, è che le micro-imprese sono quelle che hanno un fatturato fino a 2 milioni di euro. Tutte le altre, e sono tante, non sfuggono al rischio. E di certo non sono solo imprese rappresentate da Viale dell'Astronomia. Insomma, in un modo o nell'altro si sta facendo notare anche ad altre rappresentanze, per esempio a quella di Rete Imprese Italia (che riunisce Confcommercio, Confesercenti, Cna, Confartigianato e Casartigiani), che sarebbe opportuno far sentire altre voci contro il contenuto del decreto legge sviluppo.

A ogni modo già adesso, al di là delle discussioni, il futuro dell'art. 8 del decreto sembra segnato: alcune sue parti, se non cassate, saranno senza dubbio modificate nel profondo.

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