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Mutui e prestiti ai minimi degli ultimi 10 anni

ROMA — Tra i tanti parametri che segnalano l’atteggiamento delle famiglie italiane piegate dalla recessione, c’è anche quello che misura la domanda di credito, ovvero mutui e prestiti. Ebbene, secondo dati ancora riservati del baromestro Crif, il sistema che raccoglie le stime di oltre 78 milioni di posizioni creditizie, il primo semestre è stato il peggiore degli ultimi dieci anni: meno 10% per i mutui, meno 2% per i prestiti. Scarsa fiducia, disoccupazione record e crisi dei consumi sono tra le principali cause. Preoccupano le tante incertezze sul domani. Con l’aria che tira, le famiglie hanno il timore di non riuscire a ripagare le rate dei finanziamenti accesi. Secondo questi esperti, per forza di cose, scatta una forma di «autocensura».
Dall’Abi arrivano dati altrettanto preoccupanti sulle sofferenze bancarie che segnano nuovi massimi: a maggio, quelle lorde sono state di oltre 135,7 miliardi, 2,5 in più rispetto ad aprile. L’aumento annuo è del 22.4%. Le sofferenze nette hanno toccato i 68,5 miliardi, con un incremento annuo del 31,5%. La raccolta bancaria è ancora in crescita (più 0,7%) a giugno ma il totale dei prestiti concessi ai residenti (privato più pubblica amministrazione) si colloca intorno a 1.893 miliardi, in calo del 2,77%annuo. Flessione del 3,1% dei prestiti a famiglie e imprese. Giù il tasso: 3,67% a giugno.
Anche di tutto questo s’è parlato ieri nel seminario sul credit crunch con il ministro Saccomanni.
Secondo Crif, a giugno la domanda di mutui decresce del 6%, un livello che aumenta appunto a meno 10% se si considera il semestre. Ma se si somma questo dato al crollo delle richieste registrato nel 2012, la flessione è prossima al 50%. Al dunque, la domanda si è dimezzata. Sulla dinamica della voce mutui, nell’analisi di questi esperti, incide «l’estrema cautela delle famiglie nel richiedere nuovo credito in un momento di persistente fragilità del quadro economico, con la disoccupazione che continua a crescere, i redditi disponibili che
s’assottigliano e il timore di non riuscire appunto a ripagare le rate ». Di qui, l’autocensura degli italiani, che trova riscontro anche nell’accresciuta tendenza ad attingere ai risparmio familiare per finanziare l’investimento immobiliare. Nel 2012 solo il 35% delle compravendite residenziali è stata assistita da un mutuo (42,4% l’anno prima, 43,4 nel 2010).
Austerity, perciò, confermata anche dalle scadenze lunghe e dagli importi. Quello medio dei mutui, nel primo semestre, si è attestato a 127.836 euro (131 mila l’anno prima e 137 mila nel 2011). Negli ultimi anni mai era sceso sotto i 130 mila euro. In frenata a giugno anche la domanda di prestiti (espressa come numero di richieste) da parte delle famiglie: -4%.

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